In Abruzzo il numero delle pensioni supera quello degli occupati. Nel 2025, a fronte di 512.273 lavoratori, risultano 520.676 trattamenti pensionistici, con un saldo negativo di 8.403 unità. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, pubblicata il 24 ottobre 2026, sulla base dei dati Inps e Istat. La regione si colloca all’undicesimo posto nella graduatoria nazionale per differenza tra occupati e pensioni erogate. Il rapporto è di circa 102 pensioni ogni 100 lavoratori.
Pescara è l’unica provincia abruzzese con un saldo positivo, registrando 127.738 occupati e 124.284 pensioni, con una differenza di 3.454 unità. Nelle altre tre province il numero dei trattamenti pensionistici supera quello dei lavoratori: a Teramo si contano 124.773 pensioni e 118.631 occupati, con un saldo negativo di 6.142 unità; a Chieti 148.928 pensioni e 145.128 lavoratori, con una differenza di 3.800; all’Aquila 122.691 pensioni e 120.776 occupati, con un saldo negativo di 1.915 unità. Nella graduatoria delle 102 province esaminate, Pescara occupa il 46° posto, L’Aquila il 64°, Chieti il 68° e Teramo il 73°. Pescara figura inoltre tra le sole quattro province del Mezzogiorno che presentano un numero di occupati superiore a quello delle pensioni, insieme a Ragusa, Matera e Catania.
Le prospettive occupazionali evidenziano ulteriori criticità. Secondo le previsioni del Sistema informativo Excelsior, elaborate dalla CGIA, tra il 2025 e il 2029 in Abruzzo saranno 64.400 i lavoratori da sostituire per effetto delle uscite dal mercato del lavoro, di cui 31.400 dipendenti del settore privato, pari al 48,8% del totale. Un ricambio che interesserà soprattutto le imprese chiamate a reperire nuove figure professionali. L’invecchiamento della forza lavoro rappresenta un ulteriore elemento di attenzione: nel 2024, in Abruzzo, il 34% dei dipendenti privati aveva più di 50 anni, contro una media nazionale del 32,7%. Pensioni-occupati-24.10.2026.pdf
L’Ufficio studi della CGIA segnala che il progressivo invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite rischiano di accentuare le difficoltà delle imprese, in particolare quelle di piccole dimensioni, nel reperimento di personale e competenze. Tra le possibili risposte viene indicato l’ampliamento della partecipazione al mercato del lavoro di giovani e donne, per compensare almeno in parte le uscite previste nei prossimi anni.
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