Pescara è la seconda città italiana per il prezzo medio della pasta, con un costo di 1,89 euro al chilo, inferiore soltanto a quello di Udine (1,91 euro). È quanto emerge dal report realizzato dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.) in collaborazione con Assoutenti, in occasione del World Pasta Day, sulla base dei dati Istat e dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Nonostante la riduzione dei prezzi registrata negli ultimi due anni, il capoluogo adriatico presenta un costo superiore di 30 centesimi rispetto alla media nazionale attuale di 1,59 euro al chilo.
Secondo i dati contenuti nel report, a Pescara il prezzo medio della pasta è passato da 2,37 euro al chilo nel 2023 a 1,89 euro nel 2025, con una diminuzione del 20,3%, pari a 48 centesimi. La flessione risulta inferiore a quella media nazionale del 23,7% registrata nello stesso periodo. Nel 2023 il prezzo medio italiano era di 2,13 euro al chilo, sceso a 1,63 euro nel dicembre 2025. Nei primi nove mesi del 2026, secondo le rilevazioni Istat, i listini hanno registrato un’ulteriore riduzione del 2,3%, portando il valore medio nazionale a 1,59 euro.
La graduatoria delle città analizzate colloca Pescara al secondo posto, davanti a Cagliari (1,88 euro), Macerata (1,87 euro) e Ancona (1,86 euro). Le differenze territoriali restano marcate: a Siracusa un chilo di pasta costa mediamente 1,10 euro, a Palermo 1,13 euro e a Messina 1,19 euro. Tra Pescara e Siracusa la differenza raggiunge quindi 79 centesimi al chilo, pari a circa il 72% in più. Per quanto riguarda l’Abruzzo, il prospetto allegato riporta esclusivamente i dati di Pescara e non contiene rilevazioni relative a L’Aquila, Teramo e Chieti.
Secondo il C.r.c., i rincari della pasta registrati nel 2023 erano stati determinati dall’aumento delle quotazioni delle materie prime e dei costi di produzione, conseguente alla guerra in Ucraina e alla crisi energetica. La successiva riduzione dei listini ha interessato le diverse città italiane con intensità differenti. Assoutenti segnala che i prezzi più bassi si concentrano prevalentemente nelle regioni meridionali, dove il consumo pro capite di pasta è maggiore.
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