di Angelo Orlando
L’economia abruzzese corre? Certo, ma verso il baratro!
Chi spinge? L’assenza della politica!
L’Abruzzo Economy Summit ha esibito cifre trionfali e delineato un quadro idilliaco dello stato dell’economia regionale.
Realismo o fuga dalla realtà? Esaminate questi fatti relativi a 2 “quadri”:
1)”Stellantis: Marsilio, Atessa si conferma eccellenza industriale e motore produttivo dell’Abruzzo. Nei primi nove mesi del 2026 prodotti 133.800 veicoli commerciali, +17,3%. Il Presidente: ora consolidare produzione, occupazione e investimenti” ( Regione Abruzzo Notizie, 6 ottobre 2026).
DGR n. 678 dell’8/ottobre/2026: “… Presentazione dell’istanza di riconoscimento dell’area di crisi industriale complessa comparto industriale “settore automotive Abruzzo-Molise”-Piano di Riconversione e Riqualificazione Industriale (PRRI)”.
Alla delibera segue un allegato di 151 pagine.
Provate a scorrere la sintesi nelle prime pagine:
“ Attualmente l’automotive nelle due regioni attraverso una crisi importante. La situazione congiunturale… è appesantita dalla crisi evolutiva del settore automotive connessa ai processi in atto di elettrificazione dei veicoli… la contrazione delle vendite dei veicoli compresi quelli commerciali leggeri… ha impattato sulle produzioni di Stellantis Atessa (-40% dal 2018) e Stellantis Termoli (-60 % dal 2015)… Negli ultimi anni si è registrata una perdita totale di circa 7000 addetti, pari a circa il 28% degli occupati nel settore automotive Abruzzo, e di circa 1200 addetti, pari a circa il 32%, in Molise… diventa quindi indispensabile intervenire in questa fase per evitare il precipitare della situazione in una condizione irrecuperabile come accaduto in altre aree del paese”.
Solo adesso ci si accorge di quello che era pubblicato da anni su “Abruzzo Web” e “Notizie d’Abruzzo”?
Il problema non riguarda, oltre a quelli collocati in Abruzzo e Molise, tutti gli impianti Stellantis che, oltre a Cassino, sono collocati nell’area di quel miracolistico strumento chiamato ZES UNICA SUD?
Quanti fondi il Governo può concedere per un’area di crisi industriale complessa?
Non sarebbe necessaria una interlocuzione di tutte le regioni coinvolte con il Governo per aprire un colloquio realistico e industrialmente definibile con Stellantis?
In Italia ce ne sono già 19. Leggete il rapporto di monitoraggio al 31/12/2025 e capirete cosa succede in Basilicata e a Torino.
Qualcuno può spiegare la strategia di Stellantis in Italia e se riguarda anche Atessa?
Avete mai contato quante promesse sono state fatte, fino all’ultima dell’investimento di 1 miliardo in cinque anni?
Quanto può condizionare la produttività di siti industriali un fenomeno come il lock- in tecnologico, l’indisponibilità di parti, come già verificato con gli gli arresti della produzione ad Atessa in ottobre?
2)Analizziamo, ora, l’entusiastica “celebrazione” dell’export farmaceutico.
Qualcuno ha chiarito che cos’è il “front-loading” nel settore farmaceutico?
Economisti e politici hanno spiegato per quale motivo gli incrementi di export sono rilevanti soltanto nel primo semestre dell’anno, dal 2025 in cifre impressionanti?
Hanno spiegato che, in base al meccanismo trumpiano del Most Favored Nation, “nazione più favorita”, rischiamo di trovarci in una nazione che è “serbatoio farmaceutico”, dove i farmaci, in futuro, se li trovate, rischiate di pagarli molto di più?
Pensate che le multinazionali del farmaco, di fronte alla frammentazione delle economie globali, avranno interesse a restare in Europa e in Italia (non vi risulta che molte siano trasferendo pesanti investimenti negli Stati Uniti)?
Poi, quanti sono gli occupati nel settore farmaceutico in Abruzzo?
L’incremento dell’export è anche incremento dell’occupazione così come la crisi del settore automotive provoca disoccupazione, dalla fabbrica all’indotto?
Pensate che questa sia una storia nuova? Sbagliate!
In una nazione ed in una regione senza storia e memoria chiaramente nessuno ricorda la fine del comparto industriale della Val Pescara, del polo chimico di Bussi, del polo elettronico de l’Aquila!
Vi siete accorti che senza una politica industriale nazionale rischiamo di ritornare ad una nuova “questione meridionale“, all’interno della quale l’Abruzzo non è più “regione in transizione”, ma regione collocata agli ultimi posti dell’indice di competitività europea?
Vi è chiaro che cosa significhi che le regioni del Nord stiano costruendo un unico distretto manifatturiero?
I politici di oggi, che ambiscono ad essere anche i politici di domani, capiscono che rischiano di creare, con l’assenza della “ Politica”, i presupposti per governare non un Paese, ma le rovine in Abruzzo e nelle regioni già adesso “ sottosviluppate”, agli ultimi posti in Europa?
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Da tempo cerco di inserire nelle menti dei politici, siano essi al governo o all’opposizione, che l’Abruzzo ha molti problemi, con lo svantaggio che stanno scoppiando anche grazie alla arroganza di chi governa “incapace” di non comprendere i messaggi che arrivano chiaramente. Della Farmaceutica abbiamo detto, aggiungiamo che non è una Filiera o inizio di un polo di sviluppo; di Stellantis sarebbe basta dare una lettura della relazione di Tavares per capire che Atessa entrava in un buco, che ha coinvolto anche le sub forniture ormai in emigrazione, mentre senza capire che cosa significa l’abbandono della Ciga Factory, guardiamo a quella promessa di un Miliardo di investimenti; della operatività della ZES ormai alternativa all’uso dei Fondi Comunitari parlano i documenti della Commissione Europea che danno in caduta libera l’Indice di competitività che fa sprofondate l’Abruzzo tra gli ultimi territori degni di interesse agli investimenti. Il punto è che non spendere i Fondi Comunitari condanna l’Abruzzo ad avere un sistema produttivo fragile non innovato, senza tecnologie di avanguardia e senza capacità di mantenere i giovani abruzzesi che non amano i salari “straccioni”.