L’export abruzzese, le diverse stagioni del “fenomeno-farmaceutica” e Donald Trump! (Ma, attenti alla Cina!).

di Angelo Orlando

L’export abruzzese, le diverse stagioni del “fenomeno-farmaceutica”
e Donald Trump!  (Ma, attenti alla Cina!)

“Affare export-import l’Abruzzo vale 3,3 miliardi. Studio ateneo D’Annunzio-Cna: nel 2026 si registra il miglior saldo semestrale” +2,1 miliardi il saldo commerciale positivo tra Abruzzo e USA, -973 milioni con la Cina (il Centro, 3 ottobre 2026).

  • L’importanza dei flussi trimestrali e semestrali e il ballo dei numeri:

Articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici:

I semestre 2025           1.557.522.021 €                  tot. 2025 1.998.128.034

I semestre 2026            2.029.684.161 €    (+ 472.162.140 €        + 30,31%)

Analizziamo l’andamento trimestrale del 2025:

I   trimestre            713.921.850 €

II  trimestre             843.100.171 €        diff.% trim. precedente    +18,16%

III trimestre             311.545.269 €        diff.% trim. precedente     -63,0 7%

IV trimestre            129.060.744 €         diff.%trim. precedente     -58,57%

La crescita del primo semestre va considerata “strutturale” o “congiunturale”?

Analizziamo ora l’esplosione del 2025 rispetto al 2024:

Totale export        2024    1.277.132.677 €      2025          1.998.128.034 €

Anche questa crescita la definiamo “strutturale” o “congiunturale”?

2)   Il “fenomeno” Donald Trump.

La spiegazione di queste oscillazioni, estremamente preoccupanti per il futuro? Eccola da osservatori “addetti ai lavori”:

“La dinamica comunque positiva del commercio mondiale nel 2025 è stata in buona parte dovuta al fenomeno del front loading (l’anticipazione degli acquisti per evitare futuri rincari dovuti all’aumento delle tariffe sull’importo) e una riconfigurazione delle catene di fornitura globali in risposta ai nuovi dazi tra Stati Uniti e Cina” (Rapporto annuale Istat 2026).

“… I farmaci non sono più semplicemente prodotti sanitari. Sono ben strategici. Esattamente come l’energia, le telecomunicazioni o le infrastrutture digitali. Garantirne la disponibilità significa garantire il funzionamento stesso dei sistemi sanitari… Il contesto italiano evidenzia un paradosso evidente. I prezzi più bassi ottenuti grazie alla contrattazione pubblica rappresentano un vantaggio per il servizio sanitario nazionale e per i cittadini. Ma quegli stessi prezzi possono trasformare l’Italia in una sorta di serbatoio farmaceutico per altri mercati europei… (Tuttavia bisogna notare che se l’AIFA-può inserire determinati medicinali in una export ban list, impedendone temporaneamente la vendita verso altri paesi dell’Unione Europea” non può farlo verso gli USA)! (Dossier AIFA, Carenze di medicinali, settembre 2026).

“La dipendenza dalla Cina. La nuova sfida dell’Europa: produrre i farmaci diventa questione di sicurezza… Nel dossier sulle carenze dei medicinali pubblicato a settembre, l’agenzia richiama la dipendenza dai principi attivi prodotti in Asia e le tensioni geopolitiche internazionali tra i fattori che possono incidere sulla sicurezza delle forniture (Quotidiano Sanità, 30 ottobre 2026).

“Farmaci. La trappola di Trump e il conto che l’Europa non deve pagare. L’accusa americana sui prezzi dei farmaci europei nasconde una trappola. Se l’Europa legasse i suoi prezzi a quelli degli Stati Uniti i costi per i sistemi sanitari triplicherebbero, mentre gli americani risparmierebbero solo briciole. L’Europa deve difendere il proprio modello economico: serve una risposta corale, non Stato per Stato. Al tempo stesso l’UE deve intervenire dove si concentra la sua principale debolezza, nel passaggio dalla scoperta scientifica allo sviluppo industriale… Non si tratta di stabilire chi paga più o meno, ma di difendere un modello che mette al centro l’equità e la sostenibilità. Se l’Europa cede alla logica del “prezzo più favorito” di Trump non solo pagherà di più, ma perderà la propria capacità di negoziare e di programmare” (Quotidiano Sanità 30 ottobre 2026).

“Il comparto farmaceutico incarna la contraddizione più sofisticata dell’export italiano in questa fase. Da un lato è la locomotiva del sistema: la farmaceutica ha visto salire fortemente l’export al 28,5% su base annua, il più elevato tra tutti i comparti, con un surplus sull’estero di 11,4 miliardi e conferma una forte specializzazione internazionale. Dall’altro è anche il settore più esposto ai prossimi sviluppi della politica commerciali americana.

“Le misure annunciate dall’amministrazione Trump-dai dazi alla politica del Most Favoured Nation (MFN) sui prezzi dei farmaci segnalano un cambio di paradigma della politica sanitaria.… La politica MFN, in particolare prevede che i prezzi praticati negli USA per i farmaci vengano allineati ai prezzi più bassi applicati nei mercati internazionali” (Pelias’ Views Il Made in Italy oltre i dazi-vittoria reale o miraggio statistico? 20 marzo 2026).

L’obiettivo dichiarato di Trump, che ha già ottenuto con accordi bilaterali oltre 500 miliardi di investimenti negli Stati Uniti dalle multinazionali farmaceutiche, è anche quello di favorire il reshoring-ritorno a casa- delle aziende.

Oggi le multinazionali stanno già programmando in vista degli ipotetici scenari dei prossimi cinque anni. In questo clima di incertezza, fate attenzione, non è in pericolo soltanto l’export farmaceutico italiano e abruzzese.

Il pericolo più grande si annida nel rischio di carenza, di indisponibilità dei farmaci e, soprattutto, in quello di aumento dei prezzi, aumento che inciderebbe ferocemente sul diritto alla salute di fragili e meno abbienti!

Volete un’idea del rischio legato all’importanza degli Stati Uniti per l’export farmaceutico abruzzese? Eccola (ma, forse, il premio di maggioranza alle elezioni è più importante!):

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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