Sono il 6% gli occupati che dichiarano di aver cambiato lavoro negli ultimi due anni, ma tra i giovani la percentuale sale al 13%. A questi si aggiunge il 13% che si sta attivando per farlo, mentre il 26%, sebbene non abbia ancora compiuto azioni specifiche, desidera un cambiamento professionale. Emerge dall’indagine ‘Italiani e lavoro nell’anno della ripartenza’ della Fondazione studi consulenti del lavoro, che ha elaborato ad hoc gli ultimi dati Istat relativi al 1° trimestre 2023, presentata a Bologna, in occasione del Festival del lavoro 2023, la manifestazione organizzata dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro e dalla Fondazione studi. Se la maggioranza dichiara di aver cambiato perché insoddisfatto della propria condizione (41%) e, a seguire, per assecondare un desiderio più generale di cambiamento nella propria vita (16%) prima ancora che in quella professionale (8%), non stupisce che dopo la crescita salariale, tra i fattori più ricercati nel nuovo lavoro, sia indicato un migliore equilibrio lavoro-vita privata (30%). La sicurezza contrattuale, sempre più icona di un tempo passato, slitta in fondo alle attese di chi cerca un nuovo impiego (14%), superata dalla ricerca di nuovi stimoli e motivazione (21%), di un migliore clima aziendale (20%) e di maggiori prospettive di crescita (20%).
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