Alla Casa di Conversazione di Lanciano la presentazione del romanzo di Glauco Giostra diventa occasione di riflessione
Se “fioriscono le spine”, un romanzo che parla di carcere, solitudine ma anche di amore, gioia e riscatto sociale
Nella bella e austera Sala della Conversazione del Comune di Lanciano, si è svolta la presentazione del romanzo – per i tipi della casa editrice Menabò – “Se fioriscono le spine” di Glauco Giostra, già professore emerito di procedura penale alla Sapienza di Roma ed ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Un incontro denso di contenuti civili e culturali, moderato dal giornalista Maurizio Piccinino, che ha visto la partecipazione del magistrato Domenico Canosa e della direttrice della Casa Circondariale di Lanciano Daniela Moi.
Il romanzo di Giostra si muove dentro una delle zone più rimosse dello sguardo pubblico: il carcere, luogo di “vita sospesa” dove il tempo sembra cristallizzarsi e le esistenze si consumano lontano dalla società. Al centro della narrazione, la storia di Antonio e del “Muto”, due uomini segnati da un passato di violenza e solitudine che, proprio dietro le sbarre, scoprono un inatteso legame di amicizia e sopravvivenza.
Nel corso dell’incontro è emersa con forza la cifra del libro: non una semplice narrazione carceraria, ma un apologo morale sul conflitto tra bene e male, sulla possibilità della redenzione e sul valore costituzionale della pena rieducativa. Un tema che Giostra, studioso del diritto e già protagonista degli Stati Generali dell’Esecuzione penale, affronta da anni anche nella sua attività accademica e civile.
Particolarmente intensa l’idea che attraversa il romanzo: “le spine fioriscono” non attraverso riflessioni astratte, ma tramite le azioni concrete dei personaggi, chiamati a misurarsi con il limite, con la colpa e con la possibilità di un riscatto. Il carcere, in questa prospettiva, non è solo luogo di espiazione, ma anche spazio ambiguo dove può germogliare una nuova umanità, pur dentro contraddizioni profonde.
La discussione approfondita dalle esperienze professionali del giudice Domenico Canosa e dalla direttrice Daniela Moi, ha toccato anche il nodo centrale della funzione della pena in una società democratica: se essa debba limitarsi alla punizione o se debba realmente favorire percorsi di reinserimento.
Interrogativi che riguardano non solo il sistema giudiziario, ma la coscienza collettiva e il grado di civiltà di una comunità.
“Se fioriscono le spine”, si inserisce così nel solco delle opere che provano a restituire visibilità a un mondo spesso ignorato, ricordando che la distanza tra “dentro” e “fuori” è più fragile di quanto si pensi. E che, talvolta, proprio nelle pieghe più dure dell’esistenza può nascere una possibilità di fecondo atteso cambiamento.
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