Meritocrazia Italia: neutralizzare i furbi tutelando chi soffre realmente

Quella delle ‘false invalidità’ è, purtroppo, una patologia nostrana, così radicata nel tempo da apparire quasi fisiologica; una piaga etica e sociale che altera i risultati tecnici di tenuta del sistema, tanto da trasformare un valido strumento di supporto alle sofferenze e d’opportunità di crescita e valorizzazione delle capacità, in un fenomeno percepito, dai più, come ‘illegittimamente assistenzialistico’, a reale discapito proprio dei più deboli e delle persone che ne dovrebbero avere effettivo e pieno diritto”. Lo afferma Walter Mauriello, Presidente di Meritocrazia Italia

“A ciò si aggiunga l’insostenibilità di una “ingessata” procedura di accertamento della disAbilità, che si traduce spesso in un vero e proprio calvario per il richiedente e ciò, ancor più, in situazioni di difficoltà maggiormente evidenti che non sempre trovano lieto fine in una valutazione realmente adeguata alla particolare disAbilità e con frequente epilogo in sede di contenzioso giudiziale. L’ovvia conseguenza è un incalcolabile inutile dispendio di risorse economiche già sparute, messe in campo anche per fronteggiare le inevitabili “falle del sistema” in cui si insinuano e proliferano i cosiddetti “furbetti” o “falsi invalidi”, che , della sofferenza altrui, fanno il proprio sistema rigenerativo e di sostentamento. Da sempre Meritocrazia Italia promuove la realizzazione di adeguati meccanismi di riscoperta della ricchezza insita nelle diverse abilità, in uno spirito di massima inclusione a tutti i livelli, mediante il perseguimento delle seguenti tre direttrici di base, a loro volta articolate in meccanismi di intervento ed operatività a binario multiplo:  la formulazione di una riforma seria e strutturata della gestione delle invalidità, che passi attraverso valutazioni celeri ma rigorose, mediante il ricorso a commissioni valutative composte secondo le competenze necessarie in relazione alla particolare patologia che si chiede di verificare (sia per evitare false o approssimative attestazioni e illegittime dismissioni di responsabilità, sia per garantire la miglior valutazione agli aventi diritto) e con snellimento delle procedure, informatizzazione delle gestione, trattamento e archiviazione delle domande in via telematica, ottimizzazione nella gestione degli appuntamenti, della stesura del verbale di visita da parte delle commissioni e della elaborazione di un certificato di invalidità che risulti chiaro ed intellegibile anche ai non addetti ai lavori (e magari corredato di una relazione tecnica utile a mettere in evidenza il grado di impatto della patologia sulla qualità della vita del soggetto interessato); la previsione di un più efficiente ed efficace sistema di controllo e sanzionatorio per il caso di rilascio di false o inesatte attestazioni, in funzione deterrente e disincentivante rispetto a fenomeni corruttivi (anche considerato che, nella specie, le utilità economiche dell’illecito si spiegano soltanto sui larghi numeri di frodi operate) in uno alla realizzazione di una corretta campagna informativa, anche e soprattutto a beneficio delle aziende, per il superamento dei limiti dati evidenziati dalla scarsa conoscenza delle patologie, che impediscono di predisporre adeguate misure di accoglienza e valorizzazione delle abilità; – maggiore impegno nella distribuzione di risorse economiche a beneficio di chi riporta una ridotta capacità lavorativa, con prioritaria attenzione nella costruzione di fattivi processi d’integrazione, sul piano della riabilitazione in ambito scolastico, della formazione e lavorativo, e nella garanzia di servizi pubblici quantitativamente e qualitativamente adeguati. In ogni caso, resta fondamentale che riforme normative adatte ai tempi e ai nuovi contesti lavorativi si accompagnino a un’opportuna opera di sensibilizzazione dei singoli, per un contributo che parta dal basso alla riscoperta e alla valorizzazione di meriti e talenti spesso inattesi e sottovalutati”.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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