Paganica: progetto con le scuole di per sensibilizzare le giovani generazioni alla fruizione della ex Villa dei Duchi Di Costanzo

di Raffaele Alloggia

Dopo che alla fine degli anni settanta, non fu rimpiazzato il giardiniere che curava le aiole e vigilava su quei 7.500 mq di quello che noi chiamavamo “giardino”, gli atti vandalici eseguiti sia nel Palazzo Ducale che nel giardino stesso, sino ai nostri giorni, non si contano.

Oggi si parla di installare le telecamere di sorveglianza per dissuadere i giovani avventori, certamente utili, credo però, che non siano sufficienti se non seguite dalla conoscenza della storia e delle vicissitudini, che solo la scuola può fare, di come i nostri padri/nonni lottarono e si sacrificarono affinché quella che fu la settecentesca “Villa dei Duchi Di Costanzo”, rimanesse in possesso alla comunità paganichese.

La storia

Morto l’ultimo Duca di Paganica Giovanni Di Costanzo, i suoi beni furono ereditati dal Barone Giuseppe Di Costanzo di Napoli, ma il Duca lasciò scritto che qualora si volesse disfare del Palazzo Ducale, doveva prima di ogni cosa proporlo al Comune di Paganica affinché rimanesse un unico proprietario.

Così nei primi giorni di marzo del 1922, il Barone mise a conoscenza il Sindaco di Paganica Vicentini, di volersi disfare della Villa Ducale in Paganica invitandolo a Napoli per le trattative.

Il 13 marzo 1922, un Assessore venuto a conoscenza della missiva, con altri tre paganichesi benestanti, all’insaputa di tutti, si recarono a Napoli facendo presente al Barone, che il Comune di Paganica non era interessato all’acquisto del palazzo a causa delle difficoltà economiche e quindi l’avrebbero acquistato loro.

Il Barone, certo di aver rispettato la volontà del Duca, tramite il suo Procuratore stipularono il compromesso, suddividendo Palazzo e giardino in quattro parti!

Il 26 marzo del 1922 il Sindaco, considerate le legittime aspirazioni dei cittadini, riunì il Consiglio Comunale, con all’ordine del giorno “acquisizione palazzo ducale”. Senza alcuna esitazione i consiglieri, approvarono all’unanimità, nonostante le ristrettezze economiche del Comune dovute al periodo post bellico e all’influenza “Spagnola” che in Italia fece oltre 600.000 vittime.

Il Sindaco Vicentini, inviò una commissione mista a Napoli per trattare, ma una volta davanti al Barone, raccontò loro ciò che era accaduto solo alcuni giorni prima.

Una volta tornata la commissione a Paganica, la notizia si diffuse in un baleno e in poco tempo, si racconta, che tre quattrocento uomini armati di forconi, (quelli veri!) andavano in giro per le vie del paese a caccia dell’assessore e dei suoi amici.

Avvertito immediatamente il Prefetto dai carabinieri, inviò a Paganica il suo Vice per risolvere il non facile problema. Il Vice Prefetto, convocò l’Assessore alla sala civica, ponendolo poi davanti a ciò che si era scatenato nel paese e al rischio delle possibili conseguenze, convincendolo così a dichiarare che la sua parte l’aveva acquistata non a suo nome bensì a nome e per conto del Comune.

Dopo tante resistenze, davanti al notaio Marchi di Paganica il Comune acquisì la quota dell’Assessore. L’azione del Vice Prefetto si spostò poi su gli altri tre, i quali dopo altrettanta resistenza, furono costretti anche loro a cedere, così il Palazzo e la Villa divenne proprietà del Comune di Paganica.

Tutta questa storia al Comune costò molto di più di quanto richiesto dal Barone Di Costanzo, di conseguenza, per la copertura delle spese fu costretto a vendere un forno di proprietà, alcuni terreni nelle vicinanze della villa edificabili, altri terreni nella pianura e accese un mutuo con la Cassa di Risparmio dell’Aquila di Lire 200.000.

L’Amministrazione Comunale pur in un momento di forte crisi economica e sociale, fu costretto ad aumentare le tasse, ma a detta delle persone anziane dell’epoca, mai come in quella circostanza furono pagate con soddisfazione!

Il Palazzo fu acquistato con tutti i suppellettili, esso comprende 47 ambienti in due piani, i quali occupano una superficie di 510 mq. ciascuno, una scuderia di mq. 165 e un parco di oltre 7.500 mq.

Dunque se la popolazione non si fosse “sollevata paurosamente”, così raccontano le cronache di quei giorni, oggi sia il Palazzo Ducale che quel polmone verde al centro dell’abitato, invidiato da molti paesi del circondario, sarebbe nella mani di privati cittadini.

La Villa, a seguito del sisma del 2009, è stato l’unico luogo d’incontro in cui poter socializzare, così com’è determinante oggi a causa della pandemia ancora in corso, la frequentazione per decine di famiglie e centinaia di bambini.

I “nostri vecchi” consci di quel “fiore all’occhiello”, fatto dono alle future generazioni dell’ex Comune, ne lasciarono le tracce della sua storia, in quel “prezioso scrigno” dell’ Archivio di Stato della nostra Città, nella sezione “Comuni Soppressi”. Oggi tocca a noi essere vigili affinché quei sacrifici fatti dai nostri avi, almeno di ciò che è rimasto, non siano stati fatti invano!

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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