L’Aquila, sgominata banda di spacciatori di droga

Spacciavano All’Aquila circa 2 chilogrammi di cocaina ogni dieci giorni e gli ingenti proventi venivano investiti nell’acquisto di immobili e attivita’ commerciali nel territorio aquilano ed anche in Italia e all’estero: la polizia ha sgominato una organizzazione costituita da giovani tra i 20 e i 37 anni, di origini albanesi e kosovara gestita in particolare da tre fratelli, arrestando 7 persone, 5 dei quali in carcere e 2 ai domiciliari. La operazione denominata “Magnetic Box” e’ scattata nelle prime ore dell’alba in esecuzione, da parte di personale della Squadra Mobile coadiuvata dal Reparto Prevenzione Crimine e da Unita’ Cinofile, di una ordinanza di misura cautelare per associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti emessa dal G.I.P. del Tribunale Ordinario di L’Aquila su richiesta della D.D.A. della Procura della Repubblica di L’Aquila. Una delle caratteristiche dell’organizzazione era quella di utilizzare “box magnetici” per il trasporto e l’occultamento della cocaina, che venivano ancorati a parti metalliche difficilmente individuabili dalle Forze di Polizia, come il fondo delle autovetture oppure il retro di “guard rail” stradali. Nel corso della operazione e’ stata sequestrata cocaina per un totale di oltre un kg.

Gli arrestati fanno parte di una famiglia radicata nel tessuto sociale ed economico del capoluogo aquilano, “associati tra loro allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti di trasporto, acquisto, vendita, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina”. La provenienza della droga non e’ stata resa nota. Le attivita’ di indagine hanno consentito di ricostruire i fatti in un periodo di quasi due anni, durante il quale non solo sono state monitorate le cessioni al dettaglio di cocaina, droga di cui e’ sempre piu’ alta la richiesta nella realta’, in numerose piazze disseminate nel centro e in periferia: i tre fratelli si avvalevano di altre persone di fiducia, spesso legate da vincoli di sangue, che si occupavano a vario titolo di custodia, confezionamento e vendita al dettaglio della cocaina, “agevolato anche dal fatto che gli associati comunicavano tra loro con disinvoltura in lingua madre, oltre ad usare termini criptati e comunicare attraverso i canali Whatsapp e Telegram, in modo da rendere meno agevoli le attivita’ di contrasto delle forze dell’ordine”.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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