Nel 2025 il fisco ha scovato 200mila evasori, tra persone fisiche e imprese: contribuenti che avrebbero dovuto pagare e non l’hanno fatto, o che non esistevano affatto per l’erario, perché lavoravano completamente in nero. Mentre secondo una simulazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio aumentando le Entrate fiscale in maniera strutturale, proseguendo l’attuale trend di recupero dell’evasione, si ridurrebbe progressivamente il rapporto tra debito pubblico e Pil.A fare il quadro dell’attività dell’Agenzia delle Entrate, è stato il direttore Vincenzo Carbone, intervenendo a Telefisco 2026 del Sole 24 Ore. Sono emersi 200mila casi di evasione conclamata, il 57% degli evasori individuati – 116mila soggetti – non ha presentato la dichiarazione dei redditi, pur avendo redditi da dichiarare. Il restante 43%, pari a 86mila soggetti, svolgeva attività totalmente sommerse, senza alcuna traccia per il fisco. L’attività di contrasto nasce da un’analisi imponente: 17 milioni di posizioni esaminate nell’ultimo anno. Per questo, nel 2026 l’Agenzia delle Entrate invierà oltre 2,4 milioni di lettere di compliance. “Servono – ha spiegato Carbone – per invitare il contribuente a verificare se il proprio comportamento sia stato corretto”. Lettere che andranno a chi ha saltato un adempimento o a chi non ha presentato la dichiarazione.Ma l’evasione non è solo una questione di legalità: è un problema strutturale di finanza pubblica. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, una riduzione stabile dell’evasione produrrebbe benefici notevoli sui conti nel medio-lungo periodo: se la tendenza storica di recupero del gettito osservata tra il 2002 e il 2023 continuasse fino al 2028, le Entrate fiscali aumenterebbero strutturalmente fino a 0,3 punti percentuali di Pil e, nel medio-lungo periodo (2041), il rapporto debito/Pil si ridurrebbe di oltre 4 punti percentuali, dal 122,5 al 118%. In uno scenario più ambizioso, basato sugli andamenti osservati tra il 2016 e il 2023, le Entrate aumenterebbero di 0,4 punti percentuali di Pil e la riduzione del rapporto tra il debito e il Pil nel medio-lungo termine sarebbe di oltre 6 punti percentuali, scendendo nel 2041 al 116 per cento.”L’Italia continua a registrare livelli di evasione fiscale elevati rispetto agli altri paesi europei” ma “progressi significativi sono stati compiuti negli ultimi venti anni”, sottolinea l’Upb, con misure che “hanno prodotto effetti particolarmente apprezzabili sull’Iva (split payment, reverse charge, invio telematico dei corrispettivi, fatturazione elettronica) che, se consolidati nel tempo, potrebbero creare nuovi margini di bilancio, eventualmente utilizzabili per ridurre il rapporto debito/Pil”
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