Continua a ridursi il numero degli artigiani in Abruzzo. Nel 2025, secondo l’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre su dati Inps, titolari, soci e collaboratori familiari delle imprese artigiane sono 27.777, contro i 29.162 del 2024: in un solo anno sono quindi diminuite 1.385 unità, pari al 4,7%. Il confronto con il 2015 evidenzia una contrazione ancora più marcata: dieci anni fa gli artigiani erano 38.716, con una perdita complessiva di 10.939 persone, pari al 28,3%. L’Abruzzo è la quinta regione italiana per riduzione percentuale nel decennio, dopo Marche, Umbria, Emilia-Romagna e Piemonte.
Tra le quattro province abruzzesi, nell’ultimo anno la flessione più consistente in termini percentuali si registra a Pescara, dove gli artigiani passano da 6.438 a 6.076: 362 in meno, pari al -5,6%. Pescara si colloca al ventesimo posto nella graduatoria nazionale delle province per intensità della diminuzione. A Chieti il numero scende da 8.186 a 7.803, con 383 artigiani in meno e una variazione del -4,7%.
La contrazione interessa anche Teramo, che passa da 7.930 a 7.575 artigiani, perdendone 355 in un anno (-4,5%), e L’Aquila, dove il numero diminuisce da 6.608 a 6.323, con 285 unità in meno e una flessione del 4,3%. Tra le province abruzzesi, dunque, L’Aquila registra la riduzione percentuale meno accentuata, mentre Chieti resta quella con il maggior numero complessivo di artigiani.
Nel rapporto la CGIA collega la riduzione dell’artigianato a diversi fattori, tra cui concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce, aumento dei costi fissi, cambiamento delle abitudini di consumo, declino demografico e difficoltà nel ricambio generazionale. Lo studio indica inoltre nella formazione professionale e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale possibili strumenti per sostenere il settore, in particolare nei mestieri nei quali tecnologia e competenze manuali possono integrarsi.
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