Assemblea generale FIOM Chieti: la Regione colga opportunità del Recovery Plan

“Allo stato attuale, in Abruzzo dove l’industria è il cardine fondamentale dell’economia, notiamo da
parte della Regione poca attenzione al settore manifatturiero. Vediamo la Regione Abruzzo intenta a
riproporre vecchi bandi invece di cogliere le opportunità del Recovery Plan che permetterebbero una
transizione verso nuove tecnologie e verso la green economy attraverso nuovi bandi che mettano al
centro il settore industriale”.

“L’Abruzzo è una delle principali regioni manifatturiere d’Europa. Il sistema produttivo della Regione Abruzzo, con un prodotto interno lordo di oltre 30 miliardi di euro, è settimo in Italia per specializzazione industriale, settimo per incidenza delle esportazioni sul PIL (8,7 miliardi di cui circa il 50% legato al settore automotive, in particolare la Sevel). La sola provincia di Chieti si attesta ad un PIL di circa 8,6 miliardi di euro di cui gran parte è prodotto dal settore Automotive e in particolare dalla Sevel e dalla Honda. Il settore dell’Automotive in Abruzzo vede imprese operanti nella produzione di veicoli, nella componentistica e nell’engineering”, riporta la nota dell’Assemblea generale della FIOM Chieti.

“Nella provincia di Chieti sono presenti circa 1800 imprese metalmeccaniche con circa 30.000 addetti
di cui circa 23.000 in Val di Sangro. La maggiore occupazione è concentrata su tre aziende in
particolare: Sevel, Denso e Honda.
Circa il 4% delle imprese si attestano tra i 200 e i 500 dipendenti mentre solo 3 imprese sono di
maggiori dimensioni la Sevel, la Denso e la Honda se si considerano gli stagionali.
Ma non è solo Automotive.
Nella provincia di Chieti, soprattutto nei nuclei industriali di Chieti, ci sono importanti aziende legate
alla R&D, all’innovazione, all’aerospazio e al settore legato all’estrusione di metalli.
Dal punto di vista delle attività produttive metalmeccaniche il territorio è suddiviso in tre macro-zone:
ZONA Chietino-Ortonese-Guardiagrele
Non solo Automotive.
In questa area sono presenti molte aziende che sviluppano prodotti non legati all’automotive.
Alcuni esempi:
la Fameccanica leader mondiale su ricerca, sviluppo e produzione di macchine destinate alla
produzione di pannolini assorbenti per la cura delle persone, oggi ha riconvertito una parte della
propria produzione per produrre mascherine. La protezione civile ha commissionato 25 macchine per
la fabbricazione di mascherine chirurgiche.
La Leonardo ex Finmeccanica che è legata all’avionica e alla Cyber Security. In questo sito è presente
uno dei computer più potenti del mondo.
Tra le aziende da menzionare per dimensione c’è la Walter Tosto. Purtroppo, è un’azienda NO
UNION dove ad oggi nessuna organizzazione sindacale è riuscita ad entrare.
Poi ci sono molte aziende che sviluppano prodotti per la grande distribuzione e aziende che pur
essendo del Automotive non sono mono cliente.
In questo territorio si è fatta sentire la crisi del 2008.
Infatti, negli ultimi anni ci sono state molte situazioni di crisi, l’ultima in ordine di tempo è stata la
chiusura della Ball, che produceva lattine in alluminio principalmente per Coca Cola e tutte le più
famose bevande in lattina. L’azienda ha delocalizzato nonostante non fosse colpita da nessuna crisi.
Il territorio Ortonese ha vissuto negli ultimi anni una forte de-industrializzazione. Molte aziende
metalmeccaniche sono state chiuse, delocalizzate o ridimensionate. Erano spesso aziende legate al
settore petrolifero che ha visto la delocalizzazione dell’ENI. Ultima, anche se non metalmeccanica,
la YOKOHAMA di Ortona.

ZONA Val Di Sangro
La Val di Sangro, oggi, è il vero cuore pulsante della provincia di Chieti ma più in generale
dell’Abruzzo.
Si tratta di una realtà comprensoriale di grandi dimensioni.
L’area ha una forte caratterizzazione nel settore metalmeccanico ed in particolare nel settore della
produzione di veicoli a motore a due e quattro ruote, che ha determinato la nascita di un vero e proprio
polo con molte imprese che lavorano quasi esclusivamente per la Sevel e la Honda. La SEVEL
produce Furgoni (veicoli commerciali) e la Honda produce Scooter.
Nonostante questa vivacità anche in questo territorio si sono affrontate varie crisi.
La più significativa è stata quella della Honeywell, la quale ha chiuso non per problemi di mercato
ma per una sua strategia di delocalizzazione. A questa situazione drammatica si sono aggiunte molte
vertenze legate a ridimensionamenti o cambi di società vedi Sanmarco e Blutec in particolare.
Oggi, con la “fusione tra FCA e PSA e con la costruzione del nuovo gruppo Stellantis si potrebbero
aprire nuovi scenari. Da una prima analisi di alcuni documenti del nuovo gruppo, è evidente che
siamo in presenza di un’acquisizione. Infatti, mentre è chiara la strategia di PSA che tende ad entrare
nel mercato americano non sembra altrettanto chiaro lo scopo di FCA. Sicuramente la politica dei
nuovi prodotti sarà condotta da PSA, visto che l’amministratore delegato del nuovo gruppo è l’attuale
AD del gruppo francese.
Mentre si stava costruendo il nuovo gruppo, sia FCA che PSA stavano rafforzando la propria presenza
in Polonia forti di accordi pluriennali con il governo polacco che garantisce finanziamenti. I due
gruppi, prima della fusione hanno iniziato ad avviare dei colloqui con i propri fornitori per la
ridefinizione dei contratti e speriamo per non convincerli a fare valutazioni di nuovi investimenti nel
territorio polacco. Sembra evidente che tra gli obiettivi del nuovo gruppo ci sia il rafforzamento della
propria presenza in Polonia con l’intenzione di creare un sistema di fornitura just in time analogo a
quello presente in Val di Sangro.
In questo contesto, mentre il governo francese, azionista di PSA, sta seguendo e vuole avere una parte
attiva nella fusione, il nostro governo è in attesa. L’atteggiamento del nostro governo è irresponsabile
e nel medio/lungo periodo rischia di danneggiare gravemente la nostra economia.
ZONA Vasto- San Salvo- Gissi
Anche questo territorio vede una forte prevalenza del settore legato all’automotive. La Sevel rimane
un cliente importante ma non tutte le aziende di questo territorio sono mono clienti.
La Denso è un’azienda che sta subendo la crisi dell’automotive a causa del COVID e del salto
tecnologico dall’endotermico all’elettrico, ma è un’azienda che ha più clienti e grazie a questa
diversificazione ha discrete possibilità di superare questa crisi, soprattutto se i Giapponesi
decideranno di investire nel territorio. La criticità risiede nel fatto che, allo stato attuale, gli
investimenti sono bloccati in attesa di due variabili. Una variabile è connessa allo sviluppo della
componentistica ibrido/elettrico, l’altra variabile è legata ai risultati che l’attuale management dello
stabilimento di San Salvo sarà in grado di portare alla Casa Madre. Solo se i risultati saranno giudicati
positivi ci sarà la possibilità di nuovi ed ingenti investimenti.
Oltre alla Denso sono presenti decine di aziende di piccole e medie dimensioni che producono per il
settore dell’automotive.
CONCLUSIONI:
Un’area industriale che ha una forte dipendenza dalla Sevel e dalla Honda deve far aprire
necessariamente una riflessione nel sindacato, nella politica e nelle istituzioni del territorio.
La crescita del tessuto industriale collegato in particolare alla presenza dei due colossi industriali
rappresenta al contempo un fattore strategico e un fattore critico.
Ciò che è stato e che è il motore dello sviluppo della provincia, pur rimanendo un elemento strategico,
sta rischiando di diventare un elemento bloccante e può rappresentare un limite per la crescita del
tessuto imprenditoriale. Se a questo si dovessero aggiungere le decisioni prese da PSA, oggi
Stellantis, di produrre i furgoni a Gliwice in Polonia e le non chiare strategie future dei due gruppi
giapponesi Honda e Denso, la preoccupazione per il futuro produttivo e occupazionale della nostra
provincia aumenta.
La decisione di PSA di produrre almeno 100.000 furgoni in Polonia, se non saranno aggiuntivi
all’attuale produzione Sevel, aprirà un serio problema. Oggi siamo in presenza di certezze per il sito
polacco e incertezze sul sito di Atessa visto che si continuano a paventare probabili investimenti sulla
realizzazione di un nuovo furgone, ma allo stato attuale rimangono solo annunci senza nulla di
concreto. L’unica certezza è l’ennesimo restyling dell’attuale furgone che ha visto il suo ingresso in
produzione più di 16 anni fa.
In questo contesto anche Honda e Denso si trovano ad un possibile punto di svolta.
HONDA dovrà definire le strategie di mercato e se produrre altro oltre gli scooter e DENSO dovrà
fare investimenti sull’elettrificazione.
Altro nodo cruciale da non sottovalutare sarà anche la svolta green che le aziende si troveranno a
gestire, da una parte creando opportunità di rilancio di gran parte dei settori ma che allo stesso tempo
rischierà di mettere da parte tutte quelle realtà che non avranno le potenzialità economiche necessarie
per un cambio di business epocale.
Il contesto descritto dovrebbe essere fonte di profonda riflessione e di grande preoccupazione per
tutte le istituzioni che non dovrebbero limitarsi, come accaduto in passato, a gestire le emergenze del
periodo ma intervenire sul tessuto industriale in modo proattivo e strutturale.
Perché tale vocazione esprima tutte le sue potenzialità è necessario rafforzare il tessuto industriale
aiutandolo, attraverso investimenti volti a favorire la diversificazione di mercati e prodotti, facendolo
uscire dal vincolo della subfornitura per un singolo cliente.
Il primo passo da compiere in questa direzione è senza dubbio quello di elaborare un nuovo e
aggiornato piano d’azione nel quale vengano individuati con precisione obiettivi, attori e strumenti
da metter in campo. In questo potremmo essere facilitati dalle opportunità che potrebbero svilupparsi
attraverso il Recovery Plan.
Dato questo scenario, se avessimo una classe politica lungimirante, oggi si dovrebbe avviare
immediatamente un ampio confronto basato su meccanismi di attrattività degli investimenti che
devono portare ad una transizione così come ci chiede l’Europa attraverso i fondi del Recovery Plan.
Purtroppo, sia la Regione Abruzzo che il Governo non stanno tenendo nella giusta considerazione il
settore industriale, nonostante la forte vocazione manifatturiera della nostra nazione.
Allo stato attuale, in Abruzzo dove l’industria è il cardine fondamentale dell’economia, notiamo da
parte della Regione poca attenzione al settore manifatturiero. Vediamo la Regione Abruzzo intenta a
riproporre vecchi bandi invece di cogliere le opportunità del Recovery Plan che permetterebbero una
transizione verso nuove tecnologie e verso la green economy attraverso nuovi bandi che mettano al
centro il settore industriale. L’Assemblea Generale della FIOM CGIL CHIETI, approvando il presente documento, da mandato
al Segretario Generale e alla Segreteria di attivarsi per programmare una campagna di
sensibilizzazione coinvolgendo le Lavoratrici e i Lavoratori e di attivarsi presso le istituzioni
regionali, provinciali e comunali. È importante nonché strategico, anche il coinvolgimento delle forze politiche presenti nel territorio e
più complessivamente nella regione. Approvato all’unanimità dall’Assemblea Generale della FIOM CGIL CHIETI”.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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