Calano i redditi delle famiglie, avvio dell’anno con Pil negativo

Il 2020 e’ stato un anno difficile per le famiglie, che hanno visto ridursi il reddito e, per effetto della contrazione dell’economia, hanno subito un peso delle tasse crescente. L’anno si e’ chiuso con un calo complessivo del Pil dell’8,9% e l’inizio del 2021 non registrera’ ancora un’inversione di tendenza. La fotografia scattata dall’Istat sull’ultima parte del 2020 mostra come le famiglie italiane abbiano sofferto per gli effetti della pandemia anche in autunno. Il quarto trimestre dell’anno evidenzia innanzitutto un calo del reddito disponibile, sceso dell’1,8% rispetto al trimestre precedente. A diminuire – anche a causa del Natale passato in lockdown – sono stati inevitabilmente anche i consumi, calati del 2,5%. La differenza tra il piu’ significativo ribasso della spesa e quello meno pesante del reddito ha fatto pero’ si’ che la propensione al risparmio aumentasse fino al 15,2%, 0,5 punti percentuali in piu’ rispetto al trimestre precedente. Con le misure restrittive e la chiusura di molte attivita’ di ristorazione, ricreative e culturali, il risparmio e’ diventato una della caratteristiche della crisi legata alla pandemia, nonostante l’evidente contrazione dei risorse a disposizione delle famiglie. Proprio questa diminuzione, “a fronte di un incremento dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi”, ha inoltre determinato una diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie rispetto al trimestre precedente del 2,1%. Tutti dati a cui se ne somma anche un altro, legato indissolubilmente al crollo del Pil: nel 2020, in coincidenza con il deciso ridimensionamento del prodotto, tornato ai livelli del 1997, la pressione fiscale e’ salita al 43,1% con un picco del 52% nel quarto trimestre (quando il Pil e’ diminuito dell’1,9%). Nonostante la riduzione delle entrate fiscali e contributive, il dato trimestrale e’ il peggiore dalla fine del 2014 e rappresenta un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al 50,7% allo stesso periodo dell’anno precedente. Cio’ che preoccupa, secondo Confesercenti, “e’ che i consumi diminuiscano di quasi un punto percentuale in piu’, a riprova del perdurare di un diffuso senso d’incertezza rispetto al futuro prossimo che induce ad aumentare il risparmio, anche precauzionale, e della difficolta’ a poter spendere a causa del protrarsi delle limitazioni soprattutto del comparto turistico”. L’associazione chiede di accelerare la campagna di vaccinazione perche’ “ogni mese di ritardo, oltre alle gravi ripercussioni sanitarie, ci costa quasi cinque miliardi euro di mancato recupero dei consumi”, ma anche “un cambio di passo deciso” sia sul fronte dei sostegni economici, “finora assolutamente inadeguati”, sia sul fronte delle restrizioni delle attivita’ economiche, “una soluzione non piu’ sostenibile dalle imprese dopo piu’ di un anno”. I consumatori chiedono invece “una terapia d’urto per sostenere i redditi e far riprendere i consumi, partendo da una riduzione della tassazione sui beni e servizi indispensabili”

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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