In Abruzzo tra il 2020 e il 2025 i Comuni serviti da banche sono diminuiti da 147 a 118, con una riduzione del 19,7%. Nello stesso periodo le filiali sono passate da 496 a 392, con un calo del 21%, pari in media a circa due sportelli chiusi ogni mese. Sono 164.933 i cittadini che oggi risiedono in Comuni privi di filiali bancarie. I dati emergono dal terzo Rapporto Uilca sulla desertificazione bancaria.
Secondo l’indagine, il 94,2% degli abruzzesi si dichiara insoddisfatto per la riduzione o la chiusura delle filiali nel territorio in cui vive. Per l’82,9% degli intervistati la vicinanza di una filiale influisce molto o abbastanza sulla propensione a investire, mentre il 67,9% considera la banca fisica utile per ricevere supporto su risparmi, investimenti e prestiti. Per il 60,5% la presenza di uno sportello incide anche sulla scelta di vivere o meno in un territorio.
Il Rapporto dedica inoltre tre approfondimenti a spopolamento, truffe informatiche e rischio usura. In Abruzzo, per l’84,9% degli intervistati la chiusura delle filiali contribuisce alla marginalizzazione dei territori; per l’83,2% la sostituzione degli sportelli con servizi digitali basati sull’intelligenza artificiale aumenta la vulnerabilità alle truffe; per l’81,2% la scomparsa delle filiali può favorire la diffusione dell’usura.
Il segretario generale Uilca Abruzzo Molise, Maurizio D’Antonio, ha ricordato che in regione è già attivo un Osservatorio sul fenomeno, che si è riunito più volte con le forze politiche regionali. Secondo D’Antonio resta però critica l’assenza delle grandi banche presenti sul territorio dal confronto avviato per cercare di contenere ulteriori chiusure.
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