In Abruzzo sono 44.476 i titolari di partita Iva che aderiscono al regime forfettario, pari al 2,2% del totale nazionale. Il reddito medio annuo dichiarato è di 15.830 euro, inferiore di 1.360 euro rispetto alla media italiana di 17.190 euro. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, pubblicata il 7 novembre 2026, sulla base dei dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alle dichiarazioni dei redditi 2024. L’Abruzzo si colloca al quattordicesimo posto per numero di contribuenti forfettari e al sedicesimo per reddito medio dichiarato, considerando separatamente le province autonome di Trento e Bolzano.
Il divario rispetto alla media nazionale è del 7,9%. Il reddito medio dei forfettari abruzzesi risulta inoltre inferiore a quello delle Marche, dove raggiunge 17.020 euro, e dell’Umbria, con 16.280 euro. Nel confronto con le altre regioni del Mezzogiorno, l’Abruzzo presenta invece valori superiori a Sicilia (15.510 euro), Molise (14.780 euro), Campania (14.740 euro), Puglia (14.730 euro), Basilicata (14.600 euro) e Calabria (14.070 euro). I dati riguardano i redditi dichiarati dai contribuenti in regime forfettario e non il loro fatturato.
Lo studio della CGIA richiama anche le condizioni economiche dei lavoratori autonomi, evidenziando come il rischio di povertà lavorativa sia più elevato rispetto a quello dei dipendenti. Nel Mezzogiorno, nel 2025, la quota di autonomi a rischio povertà raggiunge il 31,6%, contro il 15,1% dei lavoratori dipendenti. Si tratta di valori riferiti all’intera ripartizione geografica e non specificamente all’Abruzzo. A livello nazionale le percentuali sono rispettivamente del 18,8% e del 7,9%. Secondo la CGIA, la maggiore vulnerabilità degli autonomi è legata anche alla minore disponibilità di strumenti di tutela del reddito nei periodi di inattività o di difficoltà economica.
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