Il movimento “Tartufo Abruzzo, tartufai uniti dal 2026” lancia l’allarme sull’uso dell’aroma sintetico di tartufo nella grande distribuzione e in parte della ristorazione. Al centro della denuncia c’è il 2,4-ditiapentano, noto come bismetiltiometano, molecola di sintesi chimica utilizzata per simulare il profumo del tartufo.
Secondo il movimento, l’aroma chimico viene impiegato in oli e condimenti venduti come prodotti di fascia alta, ma senza un reale legame con il tartufo. Il portavoce Berardo di Giandomenico sostiene che l’utilizzo di questa sostanza rischia di svalutare il patrimonio culturale ed economico legato al tartufo abruzzese.
“Tartufo Abruzzo” segnala tre criticità: l’appiattimento del gusto rispetto alle caratteristiche del vero tartufo abruzzese, il danno economico per i tartufai e la scarsa trasparenza nelle etichette, dove l’origine sintetica può essere indicata con la dicitura generica “aromi”.
Il movimento invita i consumatori a verificare la presenza in etichetta della dicitura “aroma naturale di tartufo”, indicata come garanzia di provenienza dal prodotto agricolo.
immagine di repertorio
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