Le elezioni regionali in Abruzzo

Le elezioni regionali in Abruzzo

Quali previsioni sono state rispettate e quali no

La vittoria della Destra in Abruzzo era ampiamente prevista, (la chiamo destra perché di Centro ce ne sta ben poco), non solo nei sondaggi ma anche nella tradizione. Quando le regioni furono istituite e fino al suo scioglimento, l’Abruzzo fu governato ininterrottamente dalla Democrazia Cristiana. Dall’inizio della seconda repubblica la Destra e la Sinistra si sono regolarmente alternate al governo della regione. Nessuno dei due schieramenti è stato confermato per una seconda volta e quindi dopo Del Turco della Sinistra, Chiodi della Destra e D’Alfonso della Sinistra era facile prevedere un ritorno al potere della Destra. Per quale ragione questa alternanza pendolare si verifichi costantemente non è facile da spiegare. Essa è un segno che i cittadini abruzzesi sono sempre stati scontenti di chi li governa. Forse nel sub conscio agisce il ricordo dello sviluppo della regione le cui infrastrutture, imprese industriali e istituzioni culturali sono in massima parte retaggio della prima repubblica. Le previsioni non sono state rispettate per l’attribuzione del secondo posto unanimemente attribuito al Movimento 5 Stelle, con Legnini previsto terzo a grande distanza. La rediviva Democrazia Cristiana era accreditata di percentuali da prefisso telefonico; questa opinione era presente non solo nei sondaggisti, ma era creduta dai membri dei partiti maggiori che componevano l’alleanza, tanto da mettere pesantemente il naso nella composizione della lista dei candidati e di fare qualche riunione senza il simbolo della DC sui manifesti.

La vittoria della Destra e i suoi riflessi a livello nazionale

La vittoria della Destra era stata pronosticata ma si aspettava di vedere quale sarebbe stato il primo partito e quale rapporto si sarebbe istaurato tra la Lega e Forza Italia. Con il 27% dei suffragi la Lega ha conquistato per la prima volta il gradino più alto del podio in una regione del Centro Sud, e si è confermata in crescita, con Forza Italia in ulteriore arretramento al 9%. La strategia di Salvini al governo con i 5 Stelle e nelle amministrazioni locali insieme a Forza Italia e Fratelli d’Italia paga su tutti i fronti. La Lega guadagna e da quando si è formato il governo giallo-verde, i verdi crescono e i gialli calano. Logicamente Salvini dichiara che il governo resta in piedi, si aspetta infatti che nelle altre regioni chiamate al voto il trend si confermi con l’ulteriore calo di Di Maio e di Berlusconi i cui voti ritiene di poter rastrellare nella quasi totalità. La capacità di Berlusconi di essere una macchina drena consensi si è definitivamente esaurita e la scesa in campo di Tajani non è valsa ad invertire la situazione. La scomparsa di Forza Italia è solo una questione di tempo e non c’è da aspettare molto.

In futuro una convergenza anche nazionale con la Meloni potrebbe invece essere utile alla strategia leghista.

L’inaspettato exploit di Legnini

Con un PD malandato in Italia e molto malandato in Abruzzo il tentativo di Legnini appariva disperato. La grande trovata è stata quella di minimizzare la visibilità del Partito Democratico e di creare con ben otto liste un ampio schieramento che metteva insieme la sinistra con parte del Centro. Questa operazione sostenuta dal prestigio personale di Legnini ha consentito di raggiungere il 31% dei voti, un risultato importante ed insperato. Quello che ci si domanda è se questo progetto sia esportabile a livello nazionale. Zingaretti e Calenda ritengono di sì, il renziano Giachetti ritiene che sarebbe una riedizione dell’Ulivo, strategia valida per vincere le elezioni ma non per governare e quindi si è dichiarato contrario. La grande esperienza e capacità di Legnini avrebbe giovato alla qualità dell’amministrazione dell’Abruzzo, ma in qualche modo avrebbe incapsulato Legnini per cinque anni in una piccola regione; egli è invece una grande risorsa che troverà a livello nazionale la sua migliore collocazione e valorizzazione.

Il dilemma del Movimento 5 stelle.

La sconfitta patita in Abruzzo non è cosa di poco conto. E’ necessario per una crescita di potere, governare un certo numero di regioni dopo aver conquistato città importantissime come Roma e Torino. Questo obiettivo sembra allontanarsi piuttosto che avvicinarsi. È pur vero che le elezioni regionali sono diverse dalle elezioni politiche e che una sola lista ti pone in svantaggio contro chi ne schiera un certo numero. Ma questa scelta è determinata dalla filosofia del Movimento che tiene strettamente sotto controllo i suoi eletti, cosa che non potrebbe fare con elementi eletti con liste alleate ma autonome. Se però si guarda al 2014 in Abruzzo il Movimento prese il 21%alle regionali e il 25% alle europee con uno scarto in meno del 4%;oggi lo scarto con le politiche del 4 marzo è invece del 20%. E’ evidente che l’alleanza di governo giova alla Lega e danneggia i 5 stelle. Quid agendum? Bisogna accelerare la realizzazione del proprio programma e cercare di bloccare in tutti i modi gli obiettivi della lega. Una ulteriore opzione potrebbe essere quella di mandare sotto processo Salvini per cercare di farlo eliminare per via giudiziaria; programma rischioso e di incerto successo. Bisogna però, se già non lo ha fatto, che il movimento si doti di un piano B che non può essere altro che un governo con il PD. Questa è una soluzione che dipende molto dal pensiero di Zingaretti, cui attualmente il Movimento fa la

guerra per sostituirlo in regione Lazio con un commissario di nomina ministeriale, e dalla ampiezza della maggioranza che lo porterà a diventare segretario del PD.

La Marcozzi perde per la seconda volta la partita ed anche la testa.

La Marcozzi dopo essere stata sconfitta cinque anni fa dalla Sinistra ha perso ancora ed in maniera più pesante contro la Destra. La sua delusione si può comprendere, anche se la sconfitta era prevedibile e non avrebbe dovuto sorprenderla più di tanto. Quello che colpisce è il risultato ottenuto dopo un impegno forte sul territorio di Di Maio, Di Battista e di numerosi ministri. Forse lei stessa si rende conto che come leader dei 5 stelle in Abruzzo il suo percorso potrebbe giunto al capolinea. Questo non giustifica però le sue esternazioni; intervistata nel suo comitato elettorale ,invece di prendere coscienza della sua sconfitta parlava degli insuccessi del PD e di Forza Italia concludendo il suo discorso con l’incomprensibile dichiarazione che questo risultato metteva in pericolo la democrazia e come se non bastasse il giorno dopo offendeva con un tweet gli elettori abruzzesi che avevano avuto l’ardire di non votarla. E’ pur vero, come diceva mia nonna, che il quarto d’ora del fregnone può capitare a tutti ed è capitato anche a me, ma sono cose che non dovrebbero capitare a chi fa politica da tempo e dovrebbe essere diventata esperta.

Il risultato della Democrazia Cristiana.

Aver ottenuto il 2,89%, superando la percentuale ottenuta dal LEU conquistando un seggio è un discreto risultato. Si tratta di una lista unitaria comprendente il raggruppamento di Quagliariello e l’UDC che da sola, in altri tempi, prendeva il 4,5%. Si tratta di un inizio. Ci vorrà molto tempo; le sigle e siglette centriste dovranno diventare una cosa sola. L’azione di politici esperti come Rotondi, Cesa e Quagliariello sarà utile in una prima fase a cui dovrà seguirne una seconda con dirigenti giovani e dotati di carisma per arrivare ad una guida unitaria. Intanto in Abruzzo, che è stata la prima regione ad aver avuto una Presidentessa, è nata una giovane leader Angelica Bianco, piena di determinazione e di entusiasmo. Per ora siamo prudenti nel giudizio, e dal momento che ci stiamo avvicinando alla primavera possiamo dire: se son rose fioriranno.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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