L’otto settembre e’ un simbolo nefasto o di speranza?

di Achille Lucio Gaspari*

Il 24 ottobre 1917 data di inizio dell’offensiva austro tedesca che portò al disastro di Caporetto , e l’8 settembre 1943 giorno dell’Armistizio e della fuga del Re sono i giorni più nefasti dello scorso secolo per la nostra Patria. La rotta del fronte italiano, la neutralizzazione della nostra Seconda Armata che, comandata dal Generale Capello, annoverava novecentomila uomini, e l’occupazione di gran parte del Friuli e del Veneto da parte del nemico fu un fatto così drammatico che ogni volta che si incappa in una debacle , essa viene denominata come una nuova Caporetto. Ma dopo il tracollo ci fu la riscossa. Il Piave e il Grappa simboli di strenua resistenza; Vittorio Veneto simbolo di vittoria

L’otto settembre viene dopo una guerra che gli italiani non condividevano. L’alleanza con la Germania nazista, l’innaturale connubio come ebbe a definirla Gabriele D’Annunzio , e in modo particolare il patto di alleanza militare venne sostenuto con forza dal nostro ministro degli esteri, il genero del Duce , Galeazzo Ciano. Scelta di cui ebbe a pentirsi e che pagò con la vita.

La situazione militare italiana era divenuta insostenibile sin dal novembre del 1942. Se ne rendeva conto anche Mussolini , ma non era in grado di prendere decisioni che portassero l’Italia fuori dal conflitto. Il Re Vittorio Emanuele III cercava una via d’uscita che diventava sempre più urgente dopo il bombardamento di Roma il 17 maggio 1943 e il successivo sbarco degli alleati in Sicilia. Con la collaborazione di Grandi fu organizzato il colpo di mano del 25 luglio e l’arresto di Mussolini, mentre si trattava con gli Alleati per addivenire ad un armistizio che si sperava essere non troppo duro;gli anglo-americani avrebbero invece accettato solo una resa senza condizioni che venne firmata dal Generale Castellano e dal Generale Eisenhower in Sicilia a Cassibile il 3 settembre. L’accordo segreto doveva essere reso pubblico dal Governo Badoglio entro il 7 settembre in contemporanea con la presa di Roma da parte dei paracadutisti statunitensi. Badoglio tentennava , e gli americani , persa la pazienza, lo resero noto con una trasmissione da Radio Algeri per cui il primo ministro italiano nel pomeriggio dell’otto settembre fu costretto ad emettere un comunicato radio neanche troppo chiaro.

Poiché all’insediamento del Governo, Badoglio dichiarò che la guerra continuava, nessuno si aspettava la proclamazione di un armistizio, tranne i tedeschi che lo sospettavano da tempo e avevano preso le loro contromisure. All’annuncio dell’otto settembre la popolazione ritenne che la guerra fosse finita ed intanto il Comando Supremo Germanico faceva affluire in Italia numerose divisioni corazzate sotto il comando, in un primo tempo, del Feldmaresciallo Rommel. I comandi militari in Italia, nei Balcani e nell’Egeo rimasero abbandonati a se stessi, privi di ordini e di disposizioni. Nel giro di poche ore il sistema militare ed amministrativo dell’Italia collassò. Il Re e i suoi famigliari, lasciato il Palazzo del Quirinale, passarono la notte a Palazzo Vidoni. All’alba del 9 un corteo di alcune auto occupate dal Re , dai suoi familiari , da Badoglio e da alcuni generali prese la via Tiburtina in direzione di Pescara. Il corteo incappò in tre posti di blocco tedeschi che furono facilmente superati.. La meta era Pescara perché era intenzione dei fuggiaschi di proseguire la fuga in aereo. I piloti ,ritenendo vergognoso questo comportamento ,si rifiutarono di decollare. Venne allora richiamata da Zara la corvetta Baionetta. In attesa dell’arrivo della nave Vittorio Emanuele III e la famiglia passarono la notte nel Castello di Crecchio di proprietà di Giovanni De Rubeis , duca di Bovino il quale annotò con pignola precisione l’elenco delle vivande servite alla Famiglia Reale per la cena di quella sera. Se si legge l’elenco del menù si resta sorpresi nel constatare che un così terribile disastro della Patria non aveva minimamente diminuito l’appetito di quelle persone che della tragedia incombente sull’Italia avevano larghe responsabilità. La sera dopo, l’imbarco con destinazione Brindisi , fu effettuato nel porto di Ortona tra vergognose scene di prepotenza e di terrore dei tanti desiderosi di imbarcarsi senza riuscire a trovare posto nelle lance.

E’ assai strano che la fuga non fu bloccata dai tedeschi. Durante la navigazione la corvetta Baionetta venne a lungo sorvolata da un ricognitore tedesco senza che si verificassero attacchi aerei. Se si considera che ufficialmente a quella data il Comando Tedesco ignorava il luogo di detenzione di Benito Mussolini, e che pochi giorni dopo, il 13 settembre, il Duce venne liberato da un gruppo di paracadutisti tedeschi comandati dal colonnello Otto SKorzeni senza che fosse esploso un solo colpo tra i tedeschi e i militari Italiani posti a guardia di Campo Imperatore, se pur non provato, la possibilità che ci sia stato un accordo di scambio non è da escludere.

Il paese crollò in modo rovinoso mettendo in luce la farsa di cartone della potenza fascista , ma anche l’egoismo e la vigliaccheria delle classi dirigenti.

Si dice che ci sia sempre uno stellone che protegge e salva l’Italia. Questa volta lo stellone ha il colore vermiglio del sangue versato dai circa 1300 militari e civili caduti a Porta San Paolo per opporsi alla occupazione della città tentata dai tedeschi. Ha il colore di un oro , rifulgente per l’eroismo della divisione Aqui che a Cefalonia pagò con la vita la decisione di non cedere ai germanici. Ha il colore azzurro del mare che si richiuse sopra la corazzata Roma affondata nel mar di Sardegna da una bomba teutonica.

Cosa ci insegna questa tragica storia? Che una nazione come la nostra può anche avere una classe dirigente imbelle e corrotta , ma ha nel suo popolo ingenti forze morali e materiali capaci di riscattare la situazione più disperata.

Dobbiamo essere dunque ottimisti, non dobbiamo chiuderci alla speranza ,ma dobbiamo essere consapevoli che senza determinazione e coraggio non è possibile raggiungere grandi risultati.

*Professore Ordinario Emerito, Direttore Sezione Clinica Chirurgica, Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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4 Commenti

  1. Maria Teresa Graziadio

    Bravo Lucio , sia x la lucida analisi di periodi complessi della nostra storia ,che x le parole di speranza. Auguriamoci che il popolo italiano mostri ancora una volta la sua saggezza e la sua superiorità su una classe dirigente a dire poco inetta e inadeguata. A presto Maria Teresa Graziadio

  2. Una chiara sintesi dei fatti nel rispetto della storia. Un briciolo di poetica fantasia da parte dell’autore aggiunge “colori ” agli eventi e alla speranza.
    Gianni Lafuenti

  3. Lucida e completa ricostruzione del periodo storico. Non sono così d’accordo riguardo la dicotomia popolo virtuoso e governanti incapaci…..

  4. Caro. Lucio è sempre così gradevole e interessante leggere i tuoi scritti, però ho paura che gli italiani sono molto cambiati.

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