Marcinelle. Il tempo per combattere questa battaglia non è domani. È adesso.

Marcinelle. Il tempo per combattere questa battaglia non è domani. È adesso

 

 

Di Franco Leone

 

Per onorare i martiri di Marcinelle, nella giornata dell’8 agosto, la prima cosa da fare sarebbe quella di evitare commemorazioni. Non partecipare dove parleranno di memoria le autorità istituzionali presenti, contornati da corone di fiori, autorità politiche e religiose, con roboanti discorsi sull’emigrazione italiana, sul sacrificio dei minatori, sulla dignità del lavoro, fatti anche da coloro che nella loro azione politica, trascurano giornalmente, anche i tanti morti sul lavoro di oggi, di qualsiasi nazionalità siano, immigrati o italiani. Leggo tanti discori ed interventi che sembrano parole necessarie, forse, ma senza interrogarsi sul loro valore. Sulla “somiglianza” tra quei minatori, e non solo di quelli morti, che come la storia insegna erano lavoratori inseriti in un sistema economico che aveva bisogno delle loro braccia. Immigrati da buttare dentro una miniera, senza sicurezza, arrivati grazie a false promesse, dei governi Italiano e Belga, merce di scambio, contenuto in un accordo con cui l’Italia “smerciava” i suoi poveri in forma di manodopera al Belgio in cambio di carbone. Un sistema fatto di condizioni di lavoro, rapporti di potere, interessi economici, responsabilità e una precisa gerarchia tra ciò che valeva molto, nel sistema di produzione del carbone , e vite umane , compresi quelli di ragazzini , che valevano meno anche come merce da scambiare, non bisognose delle forme minime di sicurezza e di salvaguardia della vita. Allora se ci avviciniamo a questo evento lo dobbiamo fare senza dimenticare che le vittime non erano solo minatori , ma merce di scambio. Altrimenti sembra che possiamo fare le nostre commemorazioni senza pensieri scomodi e, che magari tutti siamo partecipi, allo stesso modo, nel ricordo di quell’evento luttuoso. Magari senza chiederci perché quei migranti, questa volta nostri, siano dovuti partire portando dietro famiglia e ragazzini ancora immaturi, per farli scendere nelle miniere , quasi di nascosto, per raggiungere, con maggiore profitto, le quote di produzione personale. Allora se rivolgiamo il nostro pensiero a Marcinelle tutti dobbiamo guardare pensando alla stessa cosa a quella dignità del lavoro a cominciare anche da quelli che consumano le persone. Nelle loro orazioni, molti dei rappresentanti delle Istituzioni, così come hanno già fatto nelle occasioni ed eventi, che hanno preceduta la giornata dell’8 Agosto, non hanno certamente ricordato quei martiri di ieri, “vergognandosi” del loro silenzio sulla immigrazioni di oggi, delle attuali condizione di bisogno e di sfruttamento di oggi. Morti sul lavoro, sfruttamento , caporalato e forme moderne di schiavismo e tutto mentre noi pretendiamo di onorare gli immigrati di ieri.

Non riflettere da subito su questi temi ci fa correre il rischio di essere tutti eguali, mentre volteggiano su di noi i fantasmi del razzismo e della antica paura del “diverso” alimentata dai professionisti, annidati e non, nei gangli del potere intenti a continuare “a non voler capire” che quella lontana vicenda interpella anche noi contemporanei. Hanno, per molti di noi, lo stesso valore le vicende delle migrazioni odierne, dalle condizioni di vita e di sfruttamento dei migranti, perché presenta, senza un doveroso controllo di chi governa le Istituzioni, molte sfaccettature simili che catturano tanti uomini e donne in fuga dalle guerre, dalle invivibili condizioni climatiche, in cerca di lavoro e di un futuro migliore, per metterli a disposizione della delinquenza locale e non. Per noi, in fondo, il punto è che l’Abruzzo deve ricordare, ad ogni passo, che la scelta ci riguarda ogni volta che chiamiamo qualcuno a raccogliere nel Fucino o ad assistere un anziano. Può continuare a farla di corsa e a denti stretti, oppure trasformarla in strategia. La differenza tra le due opzioni si chiama, banalmente, futuro. Allora stiamo nella stessa manifestazione, ad onorare sentimenti diversi ? Oppure fare finta di risolvere tutto questo con le ricette sovraniste? Possiamo consentire che un Paese che perde giovani, competenze e natalità regga senza immigrazione qualificata? Possiamo immaginare che il sistema pensionistico sopravviva senza nuovi lavoratori? La risposta è evidente. E ignorarla significa, molto semplicemente, scegliere il declino.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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