MEDICINA UMANA, salvare la memoria. Progetto realizzato a Turrivalignani (Pe). VIDEO

STUDIARE IL PASSATO PER MIGLIORARE IL FUTURO”

MEDICINA UMANA, salvare la memoria

(marchio depositato presso la Camera di Commercio di Chieti-Pescara)

IL PROGETTO

“Dallo studio delle mummie nasce la medicina del futuro”. È il titolo di un articolo scientifico del “CorriereInnovazione”. “Studiare il passato per migliorare il futuro” è il nostro motto sintetizzato in “Medicina Umana – Salvare la Memoria”, iniziativa selezionata da Confindustria tra i venti migliori progetti 2019 presentati in Italia e dedicati alla “InnovAzione”.

LE MOTIVAZIONI

In una vita sociale dominata dalle nuove tecnologie, dalla velocità di elaborazione dei dati dal loro essere virtuali e selettivi. Si assiste alla riduzione a silenzio di tutto ciò che non è compatibile con piattaforme virtuali e di redditività economica digitale. In questo scenario bambini e gli anziani sono i veri estromessi da questi sistemi in quanto “indifferenti” al loro utilizzo. In particolare l’enorme problema del silenzio di anziani e di non autosufficienti, confinati tra mura domestiche o quelle di Rsa e Case di riposo. Forse nessuno ci fa più caso, ma la memoria intesa come racconto e la storia delle persone sono a rischio di isolamento solipsistico ed infine di cancellazione proprio perché non “convertite” ai sistemi digitali.

L’ESTRATTO DELLE INTERVISTE:

  • TUTTE LE TESTIMONIANZE VIDEO DAL LINK:
https://www.youtube.com/watch?v=cfgLQCrznnw&list=PLqJ0TFzMBXZPPw0hiJeRO9KhxIu6AsDif

RICORDARE E RACCONTARE

Ricordare e raccontare è fare la storia. Socializzare il racconto della propria esistenza, significa riconsegnare uno spazio umano a una persona, farla ancora esprimere, difendere la sua esistenza e dignità di vita e dimensione umana al suo essere persona. Un beneficio mnemonico, inoltre, oggi dove la progressione delle malattie neuro degenerative sono al centro di ricerche non solo mediche e farmacologiche, ma anche di scienze sociali e umanistiche. Avere una storia, raccontarla è ciò che fonda una comunità grande o piccola che sia.

MEDICINA UMANA, salvare la memoria

raccolta, salvaguardia e diffusione di esperienze e di racconti di vita per avere testimonianze, emozioni e storie di una parte precisa della società: la terza età.

MEDICINA UMANA, salvare la memoria, ascoltando gli anziani quando parlano dei “tempi che furono”, ha costruito un progetto di ambito culturale, ma al contempo di utilità sociale, e perfino terapeutico nell’ambito delle TNF (Terapie Non Farmacologiche per i disturbi cognitivi senili). Si tratta della creazione e dell’organizzazione di un archivio che raccoglie i ricordi degli anziani, perché non vadano perduti.

“Ogni volta che muore un anziano è una biblioteca che brucia” afferma un proverbio africano. Questo detto vale anche e soprattutto quando questo anziano è umile, povero, ignorante; perché ogni uomo è un potenziale filosofo, una fonte inesauribile di esperienze di prima mano.

Il Progetto MEDICINA UMANA, salvare la memoria è impegnato a raccogliere in un apposito sito internet i video di vite, espresse sotto forma di racconti.

TEMPO DA DEDICARE ALL’ASCOLTO

Tramandare i propri ricordi ed ascoltare quelli degli altri è stato sempre presente in tutte le civiltà. La trasmissione della memoria di generazione in generazione è fondamentale per le relazioni umane e sociali. Ma nella società moderna spesso non si trova più il tempo di ascoltare o non ci sono più le occasioni che consentono ad anziani e giovani di ritrovarsi e dialogare.

PERCHÈ IL VIDEO

In un’epoca in cui c’è sempre meno tempo da dedicare all’ascolto, il progetto MEDICINA UMANA, salvare la memoria utilizza le tecnologie moderne dell’audiovisivo e di internet, che avvicinano nel contempo l’anziano ad un mondo, quello del web, da cui molto spesso si sente escluso. Il video diventa il mezzo essenziale per ricreare la stessa intensità dell’incontro dal vivo, esaltando il coinvolgimento della sfera emozionale. Il filmato evidenzia alcuni aspetti, come la voce, i volti, le espressioni, che sono parte imprescindibile di una persona e dei suoi racconti.

Anche la scelta di utilizzare Internet come “contenitore” di tutte le testimonianze raccolte nasce dalla convinzione che la rete, oltre ad offrire la possibilità di ospitare un numero infinito di interviste, è intrinsecamente il media dei giovani. Le nuove generazioni trascorrono molto tempo ogni giorno navigando su Internet e fare in modo che la terza età entri a far parte di questo mondo vuole creare una possibilità ulteriore di incontro fra queste due generazioni. Il nostro obbiettivo è quindi quello di portare la terza età in quello che è il mondo dei giovani e riproporre la tradizione del racconto orale adattandola ai nuovi linguaggi tecnologici,

Edward Morgan Forster

“Se non ricordiamo non possiamo comprendere”.

“Appartengo al gruppo degli scrittori ‘liberal-democratici’ britannici e ho sempre indagato i rapporti umani, con attenzione per le abitudini, le convenzioni, i pregiudizi che mettono in crisi tali rapporti.

MEDICINA UMANA, salvare la memoria vuole restituire all’anziano una dimensione attiva, in contrapposizione con quella diffusa oggi giorno in una larga parte della società, che vuole l’anziano come figura passiva e quasi inutile. Il permettere di raccontare la propria esperienza, di testimoniare il fatto di esserci stato, oltre donare all’anziano stesso il piacere del racconto.

Gli intervistati di MEDICINA UMANA, salvare la memoria sono persone comuni, di tutte le classi sociali. laureati, diplomati e anche persone che non hanno mai finito le elementari. Persone differenti fra loro, legate solo dal fatto di essere nate prima del 1940. Perché questi ricordi sono importanti? Perché devono essere raccolti, salvaguardati e diffusi?

Perché si tratta di tesori che non si possono perdere: testimonianze dirette della storia più recente, che possono rivelare molto di ciò che oggi si studia a scuola, così come del presente che stiamo vivendo. Spesso ai racconti degli anziani non si dà importanza, perché si è tutti protesi verso il futuro, ritenendo il passato come una serie di fatti ormai avvenuti che non hanno più nulla a che fare con la nostra vita.

FUNZIONE TERAPEUTICA

Senectus ipsa est morbus (La vecchiaia già di per sé è una malattia) scriveva Publio Terenzio Afro già nel 160 a.C. nella commedia Phormio. al contrario di Cicerone, che loda “quella vecchiezza salda sui fondamenti posti nella giovinezza” e che esalta i vantaggi che la terza età può recare.

Tra le terapie di questa “malattia” il progetto MEDICINA UMANA, salvare la memoria si indirizza verso l’utilizzo nuovo di Terapie Non Farmacologiche, indicate per la prevenzione e la cura dei disturbi collegati a demenze senili e malattia di Alzheimer.

Le TNF attivano processi riabilitativi delle capacità cognitive e favoriscono sensibili diminuzioni nella somministrazione di farmaci. La finalità è anche diminuire e contenere i disturbi comportamentali, mantenere le capacità cognitive residue, favorire rilassamento e benessere.

I benefici delle TNF nel preservare il più possibile le capacità cognitive, nel salvaguardare le abilità motorie rimaste e nel facilitare interazione e comunicazione, consentono ai pazienti anziani di vivere meglio e più a lungo all’interno della propria rete affettiva.

Lo status odierno dell’anziano si caratterizza sempre più nella incapacità di comprendere il mondo circostante e di comunicare con ciò che lo circonda. Permane invece integra e forte quella spinta emotiva e affettiva che parla attraverso il corpo, il gesto e lo sguardo. Negli ultimi anni stiamo assistendo, da parte di chi si occupa dei servizi alla persona, al moltiplicarsi di interventi che impiegano le terapie espressive, come Terapie Non Farmacologiche, nelle loro diverse modalità, in progetti preventivi, riabilitativi e terapeutici.

Le Terapie Non Farmacologiche, come dice la parola stessa, favoriscono sensibili diminuzioni del carico farmacologico che viene somministrato per migliorare la qualità di vita dei pazienti.

La cura inizia dal saper ascoltare e man mano assume una forte valenza di intervento preventivo.

L’utilizzo delle Terapie Non Farmacologiche in situazioni di deficit cognitivo e importanti problematiche comportamentali (v. Alzheimer) deve essere di supporto e non sostituire le terapie farmacologiche.

Tuttavia, le TNF, oltre a ridurre il rischio per il malato di sovradosaggio di farmaci che vanno a influire sugli stati depressivi e ansiogeni, favoriscono una stimolazione delle residue capacità cognitive dei pazienti come ad esempio i processi della memoria, o in altre situazioni incidono sulle problematiche comportamentali dei pazienti affetti ad esempio da demenza senile.

Queste terapie prevengono inoltre il rischio di isolamento e sono utili a rafforzare l’autostima, facilitano e favoriscono le relazioni interpersonali, permettono l’organizzazione delle attività della vita quotidiana dando importanti stimoli e benefici.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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