Il dossier di Legambiente sulla sicurezza stradale nelle città

In occasione della giornata internazionale di ricordo delle vittime degli incidenti stradali del 15 novembre, oggi Legambiente presenta il suo primo dossier “La sicurezza stradale nelle città” nel vebinar che si terrà alle 18.00 del pomeriggio.

Nel 2019 in Italia si sono verificati (dati Istat) 172.183 incidenti con 3.173 vittime e 241.384 feriti tra cui 35 vittime tra i bambini (sino a 14 anni), 158 tra i ragazzi tra i 15 e i 19 anni. Solo nelle strade urbane gli incidenti sono stati 127.000, 1.331 i morti e 168.794 i feriti. Il costo sociale nazionale calcolato dall’Istat è stato pari a 16,9 miliardi di euro, mentre per le sole città, dove si registra la maggior parte degli incidenti anche se meno mortali, il costo sociale è stato stimato in 10,5 miliardi.

Il rischio di incidente mortale è direttamente proporzionale all’impatto: a 50 km/h è superiore al 50%, a 30 km/h meno del 10%. Nel dossier pubblicato dall’associazione si cita a questo proposito l’indagine di Tommaso Sansone sulle “strade 30” di Torino, basato sui dati Istat e la geolocalizzazione degli incidenti della vigilanza urbana: nel 2016 la frequenza di incidenti nelle “strade 30” è risultata del 66% inferiore alla media urbana. Se tutta la città di Torino venisse progressivamente trasformata in zona 30, con l’ovvia eccezione dei grandi viali a scorrimento veloce, il costo sociale degli incidenti stradali si abbatterebbe di 194 milioni di euro all’anno. I soldi investiti in sicurezza, sono ben spesi.

Roma le più pericolose sono le grandi vie a scorrimento veloce, la vasta area che circonda Piazza Venezia, le vie che circondano la stazione Termini, il Rione XV Esquilino, il Rione XXII Prati e, nelle zone confinanti, ai primi posti a pari (de)merito: il raccordo di Via Prenestina con Largo Preneste, il raccordo di Via di Boccea con Piazza Dei Giureconsulti, l’incrocio tra Via Dei Gelsi e Via Dei Ciclamini e l’incrocio tra Via Cristoforo Colombo e Via Vedana. Sono stati più di 12 mila nel corso del 2019 gli incidenti stradali (circa 40 ogni giorno), 131 morti (circa 1 decesso ogni 100 sinistri), il 13% ha coinvolto almeno un pedone e il 3% almeno un ciclista. Il 53% dei sinistri della capitale è avvenuto sul rettilineo, il 37% in prossimità di un incrocio o di una rotatoria. Le strade larghe e rettilinee invogliano gli automobilisti ad aumentare la velocità: per abbattere drasticamente il rischio e la violenza degli incidenti si dovrebbero correggere i rettilinei con curve, appositi elementi architettonici e strumenti per il traffic calming.

Per quanto riguarda Milano, i dati del dossier indicano per il 2019 – tra strade urbane ed extraurbane – 8.263 incidenti e 34 morti (un dato in leggero miglioramento rispetto al 2018 che vedeva 8.523 incidenti e 49 morti). La maggior parte degli incidenti milanesi (il 51%) avviene infatti agli incroci, un dato che evidenzia la necessità di un ridisegno dello spazio pubblico con maggiore attenzione alle intersezioni e ai soggetti deboli. Le “zone 30” sono oggi sono 41 in città, pari ad una superficie di 10,5 kmq, ma ne sono state promesse 11 nuove entro maggio 2021, più vaste (l’intera cerchia dei Navigli), al fine di raggiungere una superficie complessiva di 25 kmq, disegnate al meglio soprattutto nelle periferiche Quarto Oggiaro, Vigentino, San Gottardo, Bovisa, Rogoredo, Palmanova. Invece le “zone scolastiche” sono oggi solo 27 (“scuole car free”), ma in realtà la preclusione alle auto è talvolta a fasce orarie e per poche decine di metri. Si sono aggiunte recentemente 15 nuove strade in prossimità degli ingressi delle scuole con limitazioni di traffico. Bene: Legambiente chiede che in vista dell’apertura del prossimo anno scolastico (settembre 2021), zone car free, controllate da telecamere, vengano estese a tutte le scuole.

Per la ciclabilità (bici, ma anche ebike e micromobilità) Legambiente apprezza il coraggio e la determinazione del Sindaco e dell’Assessore Granelli per la nuova corsia ciclabile che segue la linea 1 della metropolitana (asse Buenos Aires – viale Monza) e le nuove aperture che hanno esteso di 35 km i percorsi ciclabili cittadini (erano 224). Copenhagen, con metà degli abitanti, 167 km di larghe “autostrade” ciclabili urbane, ad Amsterdam le nuove corsie ciclabili sono progettate per larghezze superiori ai 2,5 metri. Milano deve divenire la capitale della sicurezza stradale in Italia: i 34 morti in strada del 2019, pur in diminuzione rispetto al 2018, vorremmo diventassero un triste ricordo tra  due anni. Sarebbe la miglior risposta ai politici che invocano sicurezza ma praticano il suo contrario.

In Abruzzo, secondo gli ultimi dati Istat si sono verificati 3.160 incidenti stradali che hanno causato la morte di 78 persone e il ferimento di altre 4.648. Rispetto al 2018, aumentano gli incidenti (+0,5%) e le vittime della strada (+2,6%) mentre diminuiscono i feriti (- 0,7%), in netta contrapposizione alla tendenza nazionale che presenta diminuzioni seppur modeste per tutti e i suddetti aggregati. Per quanto riguarda la provincia dell’Aquila, si sono registrati 629 incidenti, con 23 morti e 960 feriti. L’incidenza degli utenti vulnerabili per età (bambini, giovani e anziani), periti in incidente stradale, in Abruzzo è superiore alla media nazionale (51,3% contro 45,2%). L’indice di mortalità cresce nei comuni di L’Aquila e Pescara e diminuisce nei comuni di Teramo e Chieti.

La “Vision zero” proposta da Onu e dall’Unione Europea per Legambiente vuol dire una cosa sola: non si può e non si deve più morire un giorno qualsiasi andando a scuola, al lavoro, a fare la spesa o in viaggio. Insopportabile, specie per i più giovani. Ed oggi – almeno in città – è possibile evitare nell’arco di pochi anni, la gran parte delle vittime e ridurre persino gran parte dei danni materiali. Da pochi mesi, con le nuove leggi d’emergenza varate a primavera e soprattutto con la riforma del Codice della Strada varata in settembre, i Comuni e i sindaci hanno nuovi poteri di intervento, che possono dare impulso decisivo alla sicurezza sulla strada con la costituzione delle “strade 30”, delle “zone scolastiche”, delle corsie ciclabili e i BiciPlan.

D’ora in poi, in tutta la città la velocità massima di circolazione scende di 20 all’ora, con l’eccezione (non più la regola) di poche grandi strade a scorrimento veloce, che dovranno essere ben segnate e protette.

Gli ottomila sindaci d’Italia hanno d’ora in poi la possibilità, oltre alla responsabilità, di abbattere drasticamente il rischio di incidenti mortali. Il governo, invece, grazie al “Piano europeo di Rinascita e resilienza”, deve mettere a disposizioni delle città le risorse per mettere in sicurezza e ridisegnare le strade e le piazze dei centri abitati.

IN ALLEGATO: Dossier Legambiente – La sicurezza stradale nelle città_

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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