Italia in ritardo su digitalizzazione, 25ma in Ue

Neanche la metà delle amministrazioni pubbliche territoriali del nostro Paese, il 47,8%, garantisce la possibilità di gestire in digitale l’intero iter, dall’avvio alla conclusione, di almeno uno tra i 24 servizi più frequentemente erogati. E’ quanto evidenzia una ricerca Uil-Eures sulla digitalizzazioe nella Pa in base agli ultimi dati Istat. “Tale risultato appare ancora più deludente – si legge nello studio – considerando che circa un’amministrazione su 6 ha dichiarato di aver avviato corsi di formazione per i dipendenti nel corso del 2018 su tematiche legate al digitale, coinvolgendo complessivamente circa 120 mila lavoratori. La disaggregazione territoriale segnala inoltre una marcata disomogeneità: nelle regioni del Nord, infatti, – secondo l’elaborazione Uil-Eures – il livello di digitalizzazione dei servizi offerti dai comuni appare nettamente superiore a quello delle regioni del Sud: la più virtuosa è il Veneto, con una percentuale pari al 70%, seguita da Lombardia (62,9%) ed Emilia (62,4%), mentre in coda alla classifica si collocano Abruzzo, Sicilia e Molise con percentuali inferiori al 30%. Sono i comuni più piccoli a presentare le maggiori criticità: tra i quasi 2 mila comuni italiani con meno di mille residenti, infatti, solo uno su tre (33,7%) ha infatti interamente digitalizzato almeno un servizio al pubblico; tale valore sale al 40,8% nella fascia successiva (1.000-2.000 abitanti) e al 46,9% in quelli ”da 2.000 a 3.000 residenti”, fino a raggiungere un valore pari all’81% nei 104 comuni che contano almeno 60 mila abitanti.

La scarsa informatizzazione dei servizi al pubblico si accompagna ad una ridotta digitalizzazione delle procedure interne, che garantirebbe maggiore efficienza e trasparenza: ciò nonostante ben il 44.9% delle amministrazioni locali protocolla ancora oltre la metà della documentazione prodotta attraverso procedure di tipo ”analogico” (timbri, firme e sigle); tale valore migliora leggermente tra le Regioni (35%) e, soprattutto, tra le province (17%). Considerando infine le amministrazioni comunali si conferma il forte divario Nord-Sud: le più ”digitalizzate” sono infatti quelle della Provincia di Trento (dove solo il 14,8% utilizza prevalentemente procedure analogiche di protocollazione) e dell’Emilia Romagna (28,2%); sul fronte opposto i risultati più negativi sono quelli del Molise (59,8%), della Puglia (57,9%) e del Lazio (55,2%).

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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