Rapporto Svimez, per ogni milione di euro di produzione da utilities meridionali si creano 7-10 posti di lavoro

Interessanti dati emergono dal Rapporto Sud di Utilitalia e Svimez, che valuta gli impatti economici ed occupazionali del settore delle utilities (ambientale, idrico ed energetico) nelle regioni del Mezzogiorno, e in particolare gli impatti relativi agli investimenti finanziabili dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per contribuire al superamento del service divide, oltre all’influenza degli effetti dei cambiamenti climatici sulle risorse idriche. Nelle regioni del Sud – riferisce una nota – per ogni milione di euro di produzione realizzata dalle utilities locali si attivano dai sette ai dieci addetti; accanto a questi, si creano da due a tre posizioni lavorative aggiuntive nelle regioni del Centro-Nord. Nel 2020 il valore della produzione (fatturato) dei servizi di pubblica utilita’ del Mezzogiorno ha sfiorato i cinque miliardi di euro (dati relativi a un campione di 241 aziende del Sud), che corrispondono al 21 per cento dell’intero fatturato prodotto su scala nazionale dalle aziende attive nei due settori considerati (idrico e servizio ambientale). Il valore della produzione complessivamente attivato dalle utilities attive nel Mezzogiorno qui considerate e’ pari, in valore assoluto, a circa 11 miliardi di euro su scala nazionale. Per ogni euro di produzione realizzato nel Sud da parte delle utilities esaminate se ne attivano, in Italia, circa 2,2. L’attivazione in termini di valore aggiunto nelle otto regioni meridionali e’ direttamente correlata all’ampiezza della produzione realizzata nel medesimo territorio. In termini di incidenza sul Pil, si va da un valore minimo dello 0,5 per cento in Calabria a un massimo dell’1,6 per cento in Puglia. In sei regioni su otto del Mezzogiorno, l’attivazione di valore aggiunto, calcolata sul Pil regionale, e’ uguale o superiore al punto percentuale. Sono valori che indicano come, a fronte di un numero complessivamente esiguo di aziende, la loro capacita’ propulsiva appare comparativamente elevata. Le aziende meridionali sono importanti attivatori di produzione e occupazione anche per le regioni del Centro-Nord. Per ogni milione di euro di produzione realizzata dalle utilities meridionali, in media una quota prossima al 30 per cento del valore dell’attivazione di occupazione interna alle regioni meridionali va a beneficio delle regioni centro-settentrionali.
Le informazioni strutturali – sottolinea la nota – piu’ recenti di fonte ufficiale (Istat, al 2019) individuano in quasi 290 mila gli addetti nel comparto delle utilities, di cui oltre 93 mila sono impiegati nelle unita’ locali situate nelle regioni meridionali, e le restanti nel Centro-Nord. Il peso relativo del Mezzogiorno sull’Italia e’ dunque pari al 32 per cento, nettamente maggiore di quanto e’ dato osservare in riferimento ad altri indicatori economici (la quota del Pil meridionale su quello nazionale, ad esempio, arriva al al 22 per cento). In termini di occupati, il peso relativo delle utilities sul totale dell’industria raggiunge l’8,9 per cento nel Sud, ed e’ pari al 4,5 per cento nel Centro-Nord. Le sfide piu’ importanti per le utilities del Sud sono legate essenzialmente alla riduzione del service divide, soprattutto nei settori idrico e ambientale. L’obiettivo e’ migliorare i servizi erogati anche nell’ottica di aumentare il grado di resilienza di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici. A tal proposito dal rapporto emergono alcune precise proposte: e’ necessario sostenere e potenziare lo sviluppo industriale delle utilities nel Sud Italia favorendo le gestioni industriali per superare i problemi derivanti dalla frammentazione; migliorare e semplificare la governance, per garantire rapidita’ ed efficacia nel processo di evoluzione industriale, incentivando la completa realizzazione degli investimenti, e semplificare i procedimenti autorizzativi; completare il processo di costituzione di una nuova Societa’ dello Stato, che subentri ad Eipli, per garantire il riequilibrio della dotazione della risorsa idrica nel bacino distrettuale dell’Appennino meridionale; incentivare il processo di digitalizzazione del comparto; e, infine, programmare lo stanziamento di nuove risorse destinate alle regioni del Meridione ed assicurare la realizzazione degli investimenti. Nelle regioni del Sud inoltre – e in particolare in Sicilia, in Puglia e in Basilicata – e’ presente il maggior potenziale di sviluppo delle rinnovabili da solare ed eolico d’Italia. Ad oggi la produzione di energia rinnovabile da queste fonti, al Sud Italia, e’ pari a circa il 30 per cento della produzione nazionale (dati Terna): un valore che puo’ crescere sensibilmente, contribuendo al raggiungimento dei target previsti dalla normativa europea.
Per la presidente di Utilitalia, Michaela Castelli, “l’unica strada percorribile per elevare il livello dei servizi pubblici al Sud e’ favorire una gestione industriale, ovvero una gestione unica che si occupi dell’intero ciclo dell’acqua come dei rifiuti. Come dimostrano le positive esperienze del Centro-Nord e quelle delle realta’ industriali presenti nel Meridione, solo in questo modo e’ possibile ottenere un incremento degli investimenti e della qualita’ dei servizi offerti ai cittadini. Bisogna intervenire nei territori in cui le amministrazioni locali non hanno ancora affidato il servizio a un soggetto industriale, con l’obiettivo di superare le gestioni in economia e la frammentazione gestionale. Per ogni euro di produzione realizzata nel Sud da parte delle utilities esaminate nel Rapporto se ne attivano, in Italia, circa 2,2: il comparto puo’ dunque contribuire in maniera importante al rilancio economico del Meridione, anche dal punto di vista dell’impatto occupazionale diretto e indiretto”. Anche per il direttore generale della Svimez, Luca Bianchi “il comparto delle utilities risulta essere uno dei canali di trasmissione piu’ idonei a mettere a terra con profitto le risorse del Pnrr nel Mezzogiorno. La maggiore robustezza rispetto al resto dell’industria riscontrata nelle gestioni integrate idriche e dei rifiuti, cosi’ come la capacita’ progettuale e di governo del sistema dei Consorzi di Bonifica, sono gli elementi che lo studio mette in evidenza come leve cruciali per favorire la transizione digitale ed ecologica del Mezzogiorno. Puntare su modelli di governance che si sono rivelati efficaci anche al Sud, rafforzandoli nei territori in cui ancora non si sono insediate le gestioni industriali e concentrandovi le maggiori risorse per investimenti del Pnrr, puo’ essere la soluzione per sopperire al deficit di capacita’ amministrativa che potrebbe compromettere l’efficacia del Pnrr nel Mezzogiorno. Tanto piu’ che l’impatto degli investimenti su questi settori risulta essere particolarmente incisivo nella formazione di nuova occupazione e riguarda gli ambiti piu’ esposti alle sfide del cambiamento climatico. Gli investimenti sulla digitalizzazione delle gestioni idriche, dei campi agricoli, sulla depurazione e sul trattamento dei rifiuti possono produrre effetti a cascata (effetti spillover) nel lungo periodo di gran lunga superiori alle stime di impatto sul Pil e occupazione, peraltro gia’ consistenti, elaborate in questo studio”
Il rapporto Utilitalia-Svimez non omette le storiche criticita’ che caratterizzano il Mezzogiorno. Il Sud sconta un ritardo infrastrutturale rispetto al resto del Paese dovuto soprattutto ad una rete idrica vetusta e ad una mancanza di impianti strategici per il riciclo e il trattamento dei rifiuti. La gestione dei servizi nelle regioni meridionali e’ spesso affidata agli enti locali, le cosiddette “gestioni in economia” (al Sud rappresentano il 26 per cento della tipologia di affidamento) che hanno una scarsa capacita’ di investimento rispetto alle gestioni industriali. Nelle gestioni “in economia”, gli investimenti nel settore idrico sono pari a circa otto euro annui per abitante contro una media nazionale di 49 euro. In Italia nel 2020 sono andati dispersi nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei capoluoghi di provincia/citta’ metropolitana 0,9 miliardi di metri cubi, pari al 36,2 per cento dell’acqua immessa in rete (37,3 per cento nel 2018), con una perdita giornaliera per km di rete pari a 41 metri cubi (44 nel 2018); a titolo di esempio, la percentuale delle perdite totali in distribuzione e’ pari a circa il 68 per cento a Siracusa, contro il 14 per cento di Milano (Istat, 2022). In Italia le famiglie che dichiarano di non fidarsi a bere l’acqua del rubinetto sono il 28,5 per cento nel 2021: a livello regionale, le quote piu’ elevate si riscontrano in Sicilia (59,9 per cento), Sardegna (49,5 per cento) e Calabria (38,2 per cento). Passando ai rifiuti, in termini di obiettivi di raccolta differenziata raggiunti la situazione appare disomogenea, con sole due regioni del Mezzogiorno (Sardegna e Abruzzo) che superano l’obiettivo del 65 per cento. Il nostro Paese in questi anni e’ stato oggetto di pesanti provvedimenti da parte dell’Unione europea per il mancato rispetto delle direttive europee sia per quanto riguarda la depurazione dei reflui (il 72 per cento delle infrazioni riguarda le regioni meridionali), che ambientale. In conclusione, considerando il positivo impatto economico ed occupazionale delle utilities del Sud Italia, non solo a livello locale ma nazionale, e’ fondamentale superare le criticita’ del settore per amplificare gli effetti favorevoli sul sistema produttivo. Le sfide piu’ importanti a cui sono sottoposte le utilities del Sud Italia sono dunque legate essenzialmente alla riduzione del service divide, soprattutto nei settori idrico e ambientale, ed alla decarbonizzazione del settore energetico con un maggiore sviluppo delle rinnovabili. L’obiettivo e’ inoltre quello di migliorare i servizi erogati anche nell’ottica di aumentare il grado di resilienza agli effetti dei cambiamenti climatici. Le differenze – conclude la nota – nella gestione delle risorse idriche e ambientali, tra Sud e Centro-Nord del Paese, creano infatti un gap in termini di efficienza e qualita’ del servizio che va necessariamente colmato per raggiungere i target nazionali ed europei e superare le sfide economiche e climatiche che il Paese sta affrontando.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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