I salari dei dipendenti del settore privato in Italia hanno perso il 6,6% del loro valore reale tra il 1990 e il 2026. È il dato che emerge dall’ultimo rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che analizza l’evoluzione delle retribuzioni e l’impatto delle riforme dell’Irpef, evidenziando come gli interventi fiscali abbiano soltanto attenuato gli effetti della stagnazione salariale senza riuscire a risolverne le cause strutturali.
Secondo l’Upb, le modifiche all’Irpef hanno alleggerito il prelievo sui redditi da lavoro dipendente medio-bassi, ma hanno aumentato il carico effettivo sui redditi più elevati, anche a causa del fiscal drag determinato dalla mancata indicizzazione dei parametri dell’imposta. Un modello redistributivo che, secondo l’organismo indipendente, avrebbe ormai esaurito la propria efficacia, mostrando criticità sia sul piano dell’equità sia su quello della capacità di sostenere il potere d’acquisto.
Nel rapporto vengono individuati anche i fattori che hanno contribuito alla debolezza delle retribuzioni negli ultimi decenni. Tra questi figurano la diffusione del lavoro a tempo parziale, la crescente segmentazione del mercato del lavoro per settore, tipologia contrattuale e qualifica e il conseguente aumento della dispersione delle retribuzioni lorde. A questi elementi si aggiungono le recenti pressioni inflazionistiche, che potrebbero riportare in primo piano gli effetti del drenaggio fiscale.
L’Upb richiama inoltre l’attenzione sulle distorsioni create dai regimi fiscali sostitutivi applicati agli aumenti salariali derivanti dai rinnovi contrattuali. Secondo gli esperti, il fatto che tali incrementi siano stati sottratti al regime ordinario evidenzia un’incoerenza del sistema, poiché il prelievo sugli aumenti di stipendio risulta più elevato rispetto a quello applicato ai redditi già percepiti.
Per affrontare la stagnazione delle retribuzioni e la crescente precarizzazione del lavoro, il rapporto ritiene insufficiente il ricorso alla sola leva fiscale. Tra le possibili soluzioni vengono indicate una revisione dei regimi agevolati, l’ampliamento della base imponibile attraverso un rafforzamento del contrasto all’evasione fiscale e un maggiore ricorso a strumenti di sostegno al reddito finanziati dal lato della spesa pubblica.
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