Studio Bankitalia, il Covid influirà su economia e demografia

L’impatto del Covid sull’economia italiana rischia di protrarsi ben al di la’ dell’uscita dall’emergenza a causa, piu’ che della mortalita’ (minore rispetto a pandemie del passato) delle minori nascite e della riduzione dell’afflusso di immigrati. E’ quanto ipotizza uno studio dei ricercatori della Banca d’Italia secondo cui la crisi economica determinata dalla pandemia “se non contrastato con adeguate politiche”, potrebbe accelerare il declino demografico,. Per Via Nazionale si tratterebbe di una riduzione ulteriore allo scenario gia’ negativo previsto dall’Istat, tra 1,6 e 3,4 milioni nel 2065. Rispetto alle simulazioni basate sulle stesse proiezioni, le quali non includono i possibili effetti di politiche di stimolo alla crescita (in particolare del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), la perdita di prodotto potenziale conseguente e’ stimata tra i 4 e i 16 punti percentuali nel 2065.

Nel paper, i ricercatori della Banca d’Italia (pur riconoscendo come lo scenario sia caratterizzato da una forte incertezza) sottolineano come l’eccesso di mortalita’ del 2020 rispetto alla media 2015-19 ha riguardato quasi esclusivamente la classe di eta’ 65+ (circa 95 mila decessi sui 100 mila complessivi). Si stima che, per effetto della maggiore mortalita’, il tasso di dipendenza degli anziani sia diminuito di 0,2 punti percentuali, una variazione relativamente modesta. E quindi, notano, gli effetti demografici della pandemia potranno verificarsi soprattutto attraverso il peggioramento delle condizioni economiche, che possono incidere sia sulla natalita’, sia sulle migrazioni nette. Nelle economie avanzate, che hanno completato la transizione demografica, la fecondita’ risulta correlata negativamente con il ciclo economico. L’incertezza economica e il peggioramento delle aspettative sul reddito futuro, ricordano, influiscono negativamente sulle scelte di concepimento. L’effetto negativo sulla popolazione della crisi Covid-19 avrebbe ripercussioni importanti sul contributo dell’input di lavoro alla crescita del PIL e del PIL pro capite. Nel 2065, la perdita di prodotto dovuta al calo delle nascite e a quello del tasso migratorio netto rispetto alle previsioni Istat pre-Covid-19 sarebbe compresa tra i 5 e i 16 punti percentuali, mentre la riduzione attesa del PIL pro capite si attesterebbe tra 1 e 2 punti percentuali, a seconda dello scenario demografico considerato e delle ipotesi adottate in merito all’evoluzione della produttivita’ del lavoro e del tasso di partecipazione. Questi risultati non tengono conto dei possibili effetti di politiche di stimolo alla crescita (in particolare del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza)

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

Controllate anche

Istat, oltre 87.000 Dop nel 2019

Nel 2019 gli operatori certificati nel settore agroalimentare di qualita’ sono oltre 87.000, in lieve …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *