Istat, in Abruzzo il 43% dei Comuni è ad alta fragilità. Pil pro capite è inferiore del 14% alla media nazionale

In Abruzzo oltre il 43% dei Comuni presenta un livello di fragilità alto o massimo, contro il 35% della media italiana, mentre il Pil pro capite regionale risulta inferiore di quasi il 14% rispetto a quello nazionale. Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto Le trasformazioni delle regioni italiane – L’Abruzzo, pubblicato dall’Istat il 13 ottobre 2026 nell’ambito del progetto “Storie di dati”. L’analisi ricostruisce l’evoluzione demografica, economica e sociale della regione dall’Unità d’Italia a oggi. Secondo l’Indice di fragilità comunale riferito al 2022, nei territori abruzzesi classificati nelle fasce più critiche risiede il 13% della popolazione regionale, mentre a livello nazionale la quota raggiunge il 22%. L’Aquila rientra invece tra i Comuni con fragilità minima.

Sul fronte demografico, l’Istat evidenzia una contrazione della popolazione più rapida rispetto alla media italiana e un invecchiamento più accentuato. Nel 2024 in Abruzzo si contano 229 persone con almeno 65 anni ogni 100 giovani sotto i 15 anni, contro le 208 della media nazionale. La speranza di vita alla nascita è pari a 83,7 anni, in linea con il dato italiano. La popolazione regionale, che nel 1861 era di 858mila abitanti, aveva raggiunto 1,28 milioni nel 1951, livello recuperato soltanto nel 2011 dopo decenni caratterizzati dall’emigrazione. Negli ultimi cinque anni il peggioramento del saldo naturale è stato parzialmente compensato dall’immigrazione dall’estero.

L’analisi registra anche un miglioramento dei livelli di istruzione e occupazione. Nel 2024 il 57% degli abruzzesi di almeno nove anni possiede un diploma di scuola secondaria superiore o un titolo più elevato, tre punti percentuali sopra la media nazionale. Anche la quota di laureati supera di un punto quella italiana. Nel 2025 il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni si colloca sullo stesso livello nazionale, dopo un incremento di oltre 11 punti percentuali rispetto al 1977, attribuito dall’Istat esclusivamente alla crescita dell’occupazione femminile. Sul versante produttivo, circa il 70% degli occupati lavora nei servizi e poco più di un quarto nell’industria. Nel 2023 si contano 89 unità locali di imprese industriali e dei servizi ogni mille abitanti, un valore in linea con quello italiano. La regione presenta inoltre una maggiore incidenza relativa degli addetti nella manifattura a bassa tecnologia e nelle costruzioni.

Un approfondimento riguarda il capoluogo regionale. Pescara è il Comune più popoloso dell’Abruzzo, con oltre 118mila abitanti, seguito dall’Aquila con poco più di 70mila residenti, pari al 5,5% della popolazione regionale. Nel 2024 la quota di laureati all’Aquila raggiunge il 27,1%, contro il 17,5% registrato nell’insieme degli altri Comuni abruzzesi. Il livello occupazionale del capoluogo supera di cinque punti percentuali quello del resto della regione e oltre l’80% degli occupati aquilani lavora nei servizi. Secondo l’Istat, questi dati confermano la funzione dell’Aquila come polo di servizi all’interno di un sistema regionale caratterizzato da più centri urbani.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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