«La sanità abruzzese è cinque volte più indebitata della media italiana». Lo affermano il capogruppo Pd in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, e il segretario regionale del partito, Daniele Marinelli. Secondo quanto riportato in una nota, «la nostra Regione pesa appena per il 2% sul Fondo sanitario nazionale; se fossimo in linea con il disavanzo del Paese, che ha raggiunto 1,5 miliardi, oggi dovremmo registrare un rosso di circa 35 milioni. Invece il numero che emerge dall’analisi è 103 milioni», dato che i due esponenti definiscono «sproporzionato, enorme e del tutto ingiustificabile».
Paolucci e Marinelli ricordano che «nel 2018, con il governo regionale di centrosinistra, la sanità chiudeva in pareggio», mentre «in soli sei anni di governo del centrodestra il deficit è passato da 12,6 milioni a 103,8 milioni, con una proiezione per il 2025 che supera i 126 milioni». I due aggiungono che, sebbene anche altre regioni affrontino difficoltà, «non nei termini abruzzesi», citando Lazio, Campania, Lombardia e Veneto come realtà in attivo.
Gli esponenti del Pd sottolineano inoltre che, mentre il settore pubblico affronta criticità, cresce la spesa delle famiglie verso strutture private non convenzionate, con un aumento del «+137%». Tale dinamica viene collegata a liste d’attesa lunghe, carenze di personale e reparti in sofferenza. Secondo Paolucci e Marinelli, la giunta regionale «dopo aver negato per anni i problemi» ha chiesto supporto al Governo.
Per invertire la tendenza, il Pd chiede «trasparenza sui conti, un piano straordinario per abbattere davvero le liste d’attesa, investimenti sul personale, riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale e un rapporto pubblico-privato basato sull’integrazione».
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