Lo stock di imprese artigiane in Italia chiude il 2025 con oltre 1,23 milioni di attività e un saldo positivo di 187 unità tra iscrizioni e chiusure, al netto delle cessazioni d’ufficio. Lo rende noto la Cna su dati Unioncamere-Movimprese. Resta però negativo l’andamento nel lungo periodo: negli ultimi dieci anni sono andate perse 128mila imprese.
A livello territoriale, la tenuta complessiva riflette andamenti differenziati. Rispetto al 2024, lo stock resta invariato nel Nord Ovest, cresce nel Mezzogiorno (+0,1%) e nel Nord Est (+0,2%) e diminuisce nell’Italia Centrale (-0,3%). Nel Centro, Toscana (-0,6%), Umbria (-0,7%) e Marche (-0,5%) registrano flessioni.
Secondo la Cna, la stabilità registrata negli ultimi anni è legata soprattutto alla riduzione delle cessazioni, scese a poco più di 79mila l’anno rispetto alla media superiore a 105mila nel periodo 2009-2020, segnato da tre crisi. L’artigianato mostra una maggiore capacità di tenuta nelle fasi congiunturali negative, pur in un contesto caratterizzato da tensioni geopolitiche, debolezza della domanda interna e trasformazioni delle filiere produttive.
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