Olio d’oliva, Italia seconda al mondo per export

A dicembre 2025 il prezzo medio dell’olio extravergine italiano si è attestato a 7,58 euro al chilogrammo, superiore a quello dei principali concorrenti mediterranei: 5,05 euro per il greco, 4,54 euro per lo spagnolo e 3,68 euro per il tunisino. È quanto rileva un’indagine dell’Area Studi Mediobanca, che evidenzia la competitività del prodotto italiano sui mercati internazionali ma anche le criticità strutturali del comparto.

Nel 2024 l’Italia si è collocata al secondo posto mondiale per esportazioni di olio d’oliva con 2,8 miliardi di euro, dietro la Spagna (5,1 miliardi) e davanti al Portogallo (1,5 miliardi). È seconda anche per importazioni con 2,9 miliardi, dopo gli Stati Uniti (3 miliardi) e prima della Spagna (1,4 miliardi). Il 32,2% dell’export italiano è diretto negli Stati Uniti, il 14% in Germania e il 6,8% in Francia. Le importazioni provengono soprattutto da Spagna (56,8%), Grecia (17,5%) e Tunisia (14%).

La bilancia commerciale resta in disavanzo strutturale. Per la campagna 2025-2026 sono attese 300mila tonnellate di produzione (+21% sul 2024-2025), a fronte di consumi pari a 470mila tonnellate. Le importazioni previste (570,9mila tonnellate) superano le esportazioni (371mila tonnellate). Sul fronte interno, i consumi sono in calo del 4%, con l’Italia terza a livello mondiale per quota sui quantitativi complessivi (12,3%).

Dal 2014 al 2024 la Superficie agricola utilizzata destinata alla coltivazione di olivi si è ridotta del 7,1%. La Puglia è la prima regione per produzione con il 45,1% del totale nazionale, seguita da Sicilia (10,7%) e Calabria (10,3%), quindi Toscana (8,3%) e Lazio (6,8%). Tra i maggiori produttori italiani le vendite sono cresciute con un tasso medio annuo del 7%, superiore a quello del settore alimentare nel complesso (+4,4%) e della manifattura (+3,9%), con una quota di fatturato estero pari al 35,4%.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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