L’ondata di caldo del 2026 rischia di costare al settore primario oltre 1,5 miliardi di euro, secondo le stime di Cia-Agricoltori Italiani. Alte temperature, scarsità idrica e stress termico stanno mettendo sotto pressione colture, allevamenti e disponibilità produttiva, con possibili rincari selettivi per i consumatori, in particolare su frutta, verdura e produzioni più sensibili.
Il rapporto Fao-Wmo “Extreme Heat and Agriculture” indica il caldo estremo come un fattore di rischio per sicurezza alimentare, produttività agricola e salute dei lavoratori. Nel settore agricolo si perdono già ogni anno circa 500 miliardi di ore di lavoro a causa del caldo. Per il 2026 le proiezioni internazionali indicano temperature sopra la media quasi ovunque tra giugno e agosto, Europa compresa.
Le criticità riguardano mais, soia, ortofrutta e allevamenti. Le temperature elevate aumentano il fabbisogno idrico, possono provocare scottature e cali di resa e incidono su salute animale, fertilità e produzioni di latte e uova. Secondo Cia, negli allevamenti il caldo può determinare una riduzione del 20% della produzione di latte e uova.
Per Cia servono interventi su infrastrutture idriche, reti, bacini di accumulo, irrigazione di precisione, sensori, riuso delle acque reflue, ricerca varietale e strumenti rapidi di copertura del rischio climatico. Senza una strategia nazionale dell’acqua e investimenti concreti, il settore continuerà a contare i danni anno dopo anno.
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