A Pescara la conferenza stampa di presentazione del progetto di docufilm Il vate e lo sbirro

Son passati 100 anni, ma il giallo legato alla caduta di Gabriele d’Annunzio dalla finestra della stanza della musica di villa Cargnacco non è ancora risolto. Anzi continua ed è sempre più intrigante. Oggi a risvegliare l’interesse – l’incidente accade il 13 agosto 1922 – è un docufilm tratto dal libro “Il vate e lo sbirro” di Ennio Di Francesco, già commissario di polizia. Il docufilm ricostruisce nei dettagli la missione del commissario Giuseppe Dosi incaricato dal Viminale di capire cosa fosse accaduto a d’Annunzio. Il Dosi – assumendo una falsa identità, fece accurate indagini a Gardone ed arrivò ad una conclusione della quale però ancora oggi non si è certi. Alcuni storici hanno ipotizzato che l’incidente fosse stato provocato per escludere d’Annunzio dalla scena pubblica. Il rapporto del poeta con Benito Mussolini era ambiguo. Il Comandante si stava sforzando di gettare un ponte fra gli squadristi che picchiavano gli scioperanti e gli agitatori pronti a scioperare per i loro diritti. Per spirito di riconciliazione aveva voluto organizzare un incontro con Mussolini e Nitti per il 15 agosto 1922. L’infortunio mandò tutto all’aria. Il gemellaggio tra Pescara e Gardone Riviera, «l’alfa e l’omega della vicenda dannunziana», vede nella realizzazione del docufilm “Il Vate e lo sbirro” una significativa tappa della ripresa di una collaborazione storico-culturale nel nome di quella conoscenza, di quell’amore per il Vate che rappresenta la comune cifra distintiva tra le due città.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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