Domenica scorsa l’atteso raduno con discendenti giunti da quattro regioni italiane. Al centro dell’incontro la presentazione del libro storico sulle radici del casato, dalle origini campane allo sviluppo economico, sociale e architettonico in terra d’Abruzzo.

Una giornata all’insegna della memoria, dell’identità e dei legami familiari. Domenica scorsa, dopo un’attesa lunga ben 34 anni, i discendenti della famiglia Di Caro sono tornati a riunirsi a San Giovanni Reatino. Un raduno dal forte impatto emotivo, capace di richiamare generazioni e rami diversi giunti da Lazio, Marche, Abruzzo ed Emilia-Romagna per riallacciare i fili di una memoria comune.
Il momento centrale della giornata è coinciso con la presentazione ufficiale dell’atteso volume storico dedicato alle origini dell’antico casato, noto originariamente come de Caro. L’opera ricostruisce con rigore documentario una vicenda secolare avviatasi a Roccagloriosa, nel Salernitano, per poi radunarsi e consolidarsi stabilmente in Abruzzo, in particolare nei centri di Pianella e Chieti. Lo studio approfondisce con precisione anche la complessa evoluzione linguistica e anagrafica del casato, evidenziando come la transizione nella forma “Di Caro” nel corso del Novecento abbia interessato specificamente questo ramo familiare: un mutamento circoscritto, a differenza di altre linee della famiglia de Caro storicamente presenti e rimaste attive in varie aree d’Italia che hanno invece conservato intatta la dizione originaria.
Il testo si distingue per la ricchezza delle scoperte d’archivio: al suo interno trovano spazio riproduzioni di documenti inediti a partire dal XVI secolo fino ai giorni nostri e un prezioso corpus fotografico.
Tra i simboli più suggestivi spicca l’emblema araldico scelto per la copertina del volume: un leone rampante sormontato da corona, riprodotto dall’antico stemma in pietra che fino a circa dieci anni fa era ancora visibile a Pianella, rinvenuto quasi per caso proprio dall’autore del volume durante le ricerche sul campo insieme al professor Morelli successivamente confrontato con lo stemma di Ferdinando de Caro, studiato dallo storico Alessandro Morelli.
A conferire ulteriore autorevolezza scientifica all’opera è la prefazione firmata dallo stesso compianto storico abruzzese professor Vittorio Morelli, che ha sottolineato il valore storiografico della ricerca condotta.
Tra i meriti principali della pubblicazione spicca l’approfondimento sul ruolo socioculturale svolto dalle famiglie possidenti nello sviluppo del territorio abruzzese. Il libro evidenzia chiaramente come i de Caro, insieme ad altre casate notabili, abbiano inciso in modo determinante sull’evoluzione economica locale, sulla costruzione di palazzi gentilizi che hanno impreziosito l’architettura dei borghi e su una fitta rete di imparentamenti e alleanze matrimoniali con la nobiltà dell’epoca.
La giornata si è conclusa con l’impegno corale a rinnovare periodicamente questo appuntamento, custodi di un patrimonio documentario che da storia privata si fa patrimonio condiviso della collettività.


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