Ambiente

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Coldiretti, piante ingannate dalla ‘finta’ primavera

"Nel cuore dell'inverno a macchia di leopardo lungo la Penisola le piante sono state ingannate da una finta primavera dopo un mese di gennaio estremamente mite". A sostenerlo e' Coldiretti che registra "fioriture anticipate delle mimose in Liguria e dei mandorli in Puglia, Sicilia e Sardegna, dove inizia a sbocciare anche qualche pianta da frutto. In Abruzzo sono in fase di risveglio, con un anticipo di circa un mese, gli alberi di susine e pesche mentre gli albicocchi in Emilia hanno gia' le gemme che si stanno addirittura aprendo nei noccioleti del Piemonte". "Se il Nord e' ancora salvo dalla siccita' per la caduta di una grande quantita' di pioggia tra meta' ottobre e meta' dicembre, nel centro sud - continua l'organizzazione agricola - sono Puglia e Basilicata a destare le maggiori preoccupazioni per la carenza di risorse idriche. In Puglia la disponibilita' e addirittura dimezzata in 12 mesi con circa 140 milioni di metri cubi contro i 280 di un anno fa secondo gli ultimi dati dell'Osservatorio Anbi mentre in Basilicata manca all'appello circa 2/3 delle risorse idriche disponibili rispetto a febbraio 2019"

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Medici per Ambiente: è necessario e urgente approfondire lo studio epidemiologico di Bussi sul Tirino

Su Bussi sul Tirino (Pe) l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente ribadisce la sua posizione più volte espressa a favore di uno studio epidemiologico evoluto.

E’, infatti, necessario approfondire i risultati ottenuti con i dati disponibili per l’Abruzzo (pazienti ricoverati e decessi in 11 comuni rispetto allo standard regionale) concentrandosi sugli utilizzatori dell’acquedotto Giardino in 20 comuni a valle dei pozzi inquinati nel periodo1982-2007, prevedendo di seguire gli effetti sulla salute fino al 2019.

Si ricorda che lo studio Sentieri, tra le popolazioni degli 11 comuni del SIN di Bussi ha evidenziato eccessi di mortalità per malattie dell’apparato respiratorio del 9% fra gli uomini e per malattie dell’apparato digerente del 14% fra le donne, ricoverati in eccesso in entrambi i generi per tutte le cause e, in particolare, per le malattie del sistema circolatorio e degli apparati respiratorio, digerente e urinario.

Con riferimento alle classi infantili, adolescenziali e giovanili (0-1, 0-14, 15-19 e 20-29 anni) sono stati segnalati eccessi di ricoverati per tutte le cause e per asma e per linfomi non-Hodgkin (anche se caratterizzati da incertezza nella stima, https://www.isde.it/wp-content/uploads/2019/07/SENTIERI_FullText-pagine-112-114.pdf ).

Gli stessi autori del V Rapporto Sentieri concludono “Occorre in ogni caso sottolineare che la principale fonte di rischio nel sito di Bussi sul Tirino è rappresentata dal consumo di acqua potabile distribuita dall’acquedotto Giardino che ha utilizzato, miscelandole, anche le acque emunte da pozzi contaminati dall’attività industriale. Per una corretta valutazione del rischio occorrerebbe dunque realizzare uno studio di coorte retrospettivo degli utilizzatori delle acque potabili residenti nei comuni serviti negli anni dall’acquedotto Giardino. Si raccomanda, in ogni caso, di procedere rapidamente alle opere di messa in sicurezza e bonifica ambientale previsti dalla legge, nonché a tutti quegli interventi volti alla riduzione delle esposizioni anche potenziali a contaminanti da parte delle popolazioni”.

Si rammenta, infine, che tali raccomandazioni di livello nazionale sono state recentemente sottolineate sia dalle Istituzioni Regionali preposte che da Associazioni non-profit di livello nazionale e locale:

(https://valori.it/siti-contaminati-bonifiche/ e https://www.consiglio.regione.abruzzo.it/acra/commissione-inchiesta-bussistabilite-le-audizioni ).

 

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Parco Nazionale della Majella, al via il progetto europeo Life ArcProm per la convivenza con l’orso bruno

Si è tenuta in questi giorni a Salonicco la prima riunione che ha dato ufficialmente il via al progetto LIFE ARCPROM (LIFE 18 NAT / GR / 000768) la cui mission è descritta proprio dal titolo: "Migliorare la convivenza uomo-orso in 4 parchi nazionali dell'Europa meridionale". Dal 26 al 28 novembre tutti i soggetti coinvolti e rappresentati da più di 25 esperti greci e italiani hanno discusso e pianificato gli interventi che verranno attuati in Italia e Grecia per migliorare la convivenza tra orso bruno e uomo e quindi favorire la conservazione della specie.

Il progetto, finanziato per il 75% dal fondo LIFE Natura dell'Unione Europea, sarà attuato in tre aree protette in Grecia (Parchi Nazionali di Rodopi, Prespa e Nord Pindo) e in Italia nel Parco Nazionale della Majella (Abruzzo) con la partecipazione degli enti di gestione competenti.

Le squadre di esperti dei parchi nazionali lavoreranno supportati dallo staff scientifico specializzato del Dipartimento di Veterinaria dell'Università della Tessaglia, dal WWF Italia, nonché dall'organizzazione greca Callisto, che ha anche la responsabilità di coordinamento del progetto. Lo sviluppo del materiale di comunicazione e dell'identità visiva del progetto è affidato al Dipartimento di arti visive e applicate dell'Università della Macedonia occidentale.

Il progetto durerà fino al 2024 e gli interventi principali che saranno realizzati comprendono azioni innovative per la gestione dell'interazione uomo-orso: da un lato la prevenzione dei rischi per gli orsi, connessi all’avvicinamento alle attività e agli insediamenti umani, riducendo al minimo il bracconaggio; dall’altro l'implementazione di misure di prevenzione dei danni all'economia agricola, oltre ad attività per la valorizzazione della presenza dell’orso nei Parchi, sia in termini culturali che economici.

"La partecipazione del PNM al LIFE ARCPROM integra le azioni già in corso per monitorare e tutelare l'orso nelle sue possibili interazioni con l'uomo e il suo insediamento – ha dichiarato il Presidente del Parco Nazionale della Majella, Lucio Zazzara - La questione non riguarda solo la permanenza del prezioso plantigrado nelle nostre montagne ma la tutela dell'intera biodiversità di cui l'Appennino centrale è particolarmente ricco. Per questa ragione il PNM si è anche fatto promotore di un primo accordo tra i Parchi Nazionali (accordo che dovrà essere esteso a tutte le aree protette d'Abruzzo) per costruire una rete ecologica che trascenda i confini amministrativi attuali e sia capace di realizzare finalmente una connessione generale del territorio, con tanto di corridoi protetti e di opere che facilitino lo scavalcamento di ogni ostacolo fisico. L'obiettivo è da una parte quello di offrire alle nostre specie, soprattutto faunistiche, una maggiore libertà di movimento seguendo un più naturale approccio all'uso del territorio stesso, dall'altra quello di proteggere meglio la fauna selvatica dai rischi derivanti dagli attraversamenti di tante infrastrutture (strade, autostrade, ferrovie, ecc.). Naturalmente questo servirà anche a tutelare meglio le popolazioni e le attività, a rendere più sicura la mobilità delle persone e dei mezzi; ma anche a ridurre i rischi derivanti da interferenze dirette soprattutto in ambienti urbani. Per queste ragioni il Parco è impegnato sia all'interno del proprio territorio, sia all'esterno, col fine di sperimentare nuovi sistemi di coesistenza del grande patrimonio ambientale con lo sviluppo delle Comunità locali e con le prospettive di valorizzazione produttiva e turistica".

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Dall’XI Congresso nazionale di Legambiente ecco il manifesto green con le azioni del coraggio da mettere in campo

Se davvero si vuole salvare il Pianeta è tempo di una rivoluzione verde che metta al centro clima ed energia, legalità, economia circolare e civile, green societycitizen science, mobilitazione e protagonismo dei giovani e volontariato. L’Italia può, e deve, raccogliere questa sfida, contrastando la crisi climatica con un ambizioso piano energia e clima, con la riconversione ecologica del Paese abbandonando le fonti fossili e i sussidi dannosi per l’ambiente. Puntando su rinnovabili e innovazione tecnologica, contrastando in maniera sempre più forte l’illegalità e le ecomafie. Inaugurando una nuova stagione di lotta senza quartiere contro gli ecomostri e tutti gli altri abusi edilizi, tema ancora oggi “orfano” nella politica italiana, accelerando l’iter delle demolizioni oggi in mano ai Comuni, troppo spesso vittime del ricatto elettorale. E ancora aumentando l’efficacia dei controlli pubblici contro l’inquinamento, attuando una riconversione ecologica del sistema industriale per dire “mai più Taranto, Gela e Bagnoli” e tutelare l’ambiente, il diritto alla salute e al lavoro. Ripensando le città e gli spazi urbani in una chiave sempre più ecosostenibile attraverso la rigenerazione urbana, il “rammendo” delle periferie, contrastando il consumo di suolo e puntando su una mobilità sostenibile e intermodale.

 

Sono queste le azioni di quel “coraggio” messo al centro del manifesto green che Legambiente ha presentato nella giornata finale del suo XI Congresso nazionale dal titolo “Il Tempo del coraggio”, che ha visto per tre giorni confrontarsi a Napoli, nel suggestivo scenario del Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa, 833 delegati, 60 ospiti istituzionali e altre 200 presenze. Fra questi, il presidente di Libera Don Luigi Ciotti, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut, Marco Omizzolo, intervenuti questa mattina. Nella giornata di oggi, Legambiente ha anche eletto le sue cariche nazionali, tutte riconfermate alla guida dell’associazione: Stefano Ciafani, presidente nazionale, e Giorgio Zampetti, direttore generale, e Nunzio Cirino Croccia, amministratore. Al loro fianco, Edoardo Zanchini e Vanessa Pallucchi, vicepresidenti nazionale, e Serena Carpentieri, vicedirettrice.

 

“La febbre del pianeta continua a salire – dichiara il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – con leader mondiali come Trump e Bolsonaro, sostenuti dalle peggiori lobby, che negano la crisi climatica. Ma anche con Paesi, che pur fra mille contraddizioni investono sul futuro, come la Cina, che da principale emettitore in atmosfera di gas serra è diventata anche la potenza mondiale che destina più risorse allo sviluppo di tecnologie pulite, e con l’Europa che con il Green new deal vuole recuperare il gap rispetto al primato di un tempo sul fronte della transizione ecologica dell’economia. I temi ambientali – continua Ciafani – sono sempre più centrali per fronteggiare le emergenze e riconvertire l’economia, ma bisogna immediatamente allungare il passo. L’Italia è a un bivio: per imboccare la strada giusta serve armarsi di forza e coraggio e mettere in campo azioni e interventi concreti. Un impegno che non deve riguardare solo la politica, ma anche le imprese, i sindacati, i cittadini e soprattutto i tantissimi giovani che in tutto il mondo si stanno mobilitando per il clima, facendo sempre più rete. La loro bandiera è la lotta alla crisi climatica, la fiducia nella scienza, il contrasto a un sistema economico insostenibile per la giustizia climatica e il futuro dell’umanità. E noi saremo sempre più vicini a loro per sostenerli e continuare insieme questa battaglia per l’ambiente e per salvare il clima”.

 

Tra gli altri obiettivi al centro del manifesto green di Legambiente, anche la lotta all’inquinamento e alle disuguaglianze, la costruzione di un modello economico alternativo a quello attuale e di un modello energetico distribuito, rinnovabile, democratico, la rete delle alleanze territoriali, un impegno concreto per la rinascita delle aree terremotate del Centro Italia. L’Italia, ne è convinta Legambiente, può guidare questa “rivoluzione verde” attraverso politiche ambientali coraggiose e lungimiranti, a partire dalla definizione di un ambizioso piano energia e clima e di un piano di adattamento nazionale ai mutamenti climatici di cui siamo ancora sprovvisti, ragionando su una finanziaria green, avendo il coraggio di modificare la legge di bilancio in discussione. Sul fronte della lotta alle ecomafie è indispensabile completare la riforma normativa necessaria per difendere fauna e flora protette, beni culturali e reperti archeologici, combattere le agromafie. Nel contrasto al marine litter l’associazione chiede al più presto l’approvazione della legge, a prima firma Rossella Muroni e Sergio Costa, sul fishing for litter, per permettere ai pescatori di fare gli spazzini del mare, pratica ancora oggi vietata e che costringe gli stessi pescatori a ributtare in acqua la spazzatura pescata.

 

Obiettivi e azioni che il Paese deve perseguire con caparbietà e che indicano i campi e le sfere di azione dei prossimi anni di Legambiente, che crede sull’importanza e sull’efficacia di un dialogo sempre più trasversale nella società civile per rendere al tempo stesso questo Paese più giusto, bello, aperto e accogliente. Senza dimenticare però di allargare lo sguardo al Mediterraneo, perché è quello il teatro una parte importante delle sfide da affrontare, legate ai cambiamenti climatici, migranti, cooperazione internazionale, solidarietà e pace. Su questo è stata approvata durante il Congresso una mozione per chiedere al Governo di chiudere la stagione dei decreti sicurezza e aprire una nuova politica per il Mediterraneo. 

 

 

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Sulle spiagge europee oltre 11mila tonnellate di rifiuti della pesca

Oltre 11mila tonnellate ogni anno recuperate soltanto lungo le coste: circa un terzo dei rifiuti in plastica rinvenuti sulle spiagge europee è rappresentato da attrezzi provenienti da attività di pesca e acquacoltura, persi o abbandonati che contribuiscono in maniera sempre più rilevante all’emergenza del marine litter. E in Italia non va meglio: negli ultimi sei anni Legambiente ha monitorato nel corso dell’indagine Beach litter oltre 10mila retine per la coltivazione dei militi, una media di 31 pezzi ogni 100 metri di arenile, con punte di presenza in alcune spiagge di oltre il 70% dei rifiuti complessivi. E, purtroppo, quello presente sui nostri litorali è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più ampio, come testimoniano anche i numeri dei diversi progetti sperimentali di Fishing for litter realizzati negli ultimi anni, tra cui quello realizzato da Legambiente a Porto Garibaldi (Fe): l’80% dei rifiuti “pescati” in sei mesi è rappresentato da calze in plastica. Progetti che ora potrebbero trovare finalmente applicazione nella legge “SalvaMare” che attende il via libera dal Senato. E se da un lato il settore della pesca e dell’acquacoltura sono responsabili di questo fenomeno, dall’altro subiscono, a loro volta, l’impatto dai rifiuti dispersi nell’ambiente marino. I dati sono stati diffusi da Legambiente.

Numeri, dati e analisi che sono state al centro del convegno Marine litter e blue economy, impatti e soluzioni dal mondo della pesca e dell’acquacoltura che si è svolto questa mattina nell’ambito della 23a edizione di Ecomondo, in corso alla Fiera di Rimini. Un momento di confronto e discussione, con l’obiettivo di fare il punto della situazione e confrontarsi sulle proposte e sulle politiche da attuare, organizzato da Legambiente e promosso dal Comitato Tecnico Scientifico Ecomondo con Associazione Mediterranea Acquacoltori, Bluemed, Corepla, Enea, IPPR e Clean Sea Life.

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Il clima sempre più caldo minaccia la fertilità maschile

Il clima sempre piu' caldo minaccia la fertilita' maschile. Ad affermarlo sono gli andrologi, che hanno discusso di questa nuova emergenza in occasione del Congresso nazionale 'Natura Ambiente Alimentazione Uomo' della Societa' Italiana di Andrologia (SIA), in corso a Frascati. Neanche 440.000 nuovi nati nel 2018, in calo del 4% dal 2017: un declino demografico ormai evidente che potrebbe almeno in parte, dunque, dipendere proprio dal cambiamento climatico poiche', avvertono gli esperti della SIA, la fertilita' maschile puo' essere messa a dura prova anche dal clima. Molte specie animali sono a rischio estinzione per colpa delle ondate di calore intenso, che compromettono la qualita' e la motilita' degli spermatozoi rendendo infertile il sesso maschile; lo stesso potrebbe accadere all'uomo, il cui apparato genitale, spiegano gli andrologi, e' molto piu' sensibile alla temperatura esterna rispetto a quello femminile. Per questo, un controllo dall'andrologo, soprattutto all'ingresso nell'eta' adulta, afferma il presidente SIA Alessandro Palmieri, "puo' servire a capire come proteggere la salute sessuale maschile anche dalle minacce esterne".

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Progetto Life Floranet per la salvaguardia delle specie vegetali a rischio estinzione in Abruzzo

Presso la sala conferenze A. Picchi nel Parco Torlonia ad Avezzano (Aq), si è tenuto ieri pomeriggio, 24 ottobre, il primo incontro informativo inerente l’azione A.8 del progetto Life Nat/It/000946 “Floranet”.
Il progetto Life Floranet, incentrato sulla salvaguardia e valorizzazione delle specie vegetali di interesse comunitario nelle aree naturali protette dell’Appennino abruzzese, prevede il coinvolgimento delle competenti autorità regionali al fine di attuare le procedure necessarie per l’adeguamento del perimetro dei Sic/Zsc alle specie target del progetto: il Giaggiolo della Marsica (Iris marsica), l’Astragalo Aquilano (Astragalus aquilanus), la “Scarpetta di Venere” (Cypripedium calceolus); l'”Adonide Ricurva” (Adonis distorta); l'”Androsace di Matilde” (Androsace mathildae); la “Serratula” (Klasea lycopifolia) e il “Senecione” dell’Isola di Gotland (Jacobaea vulgaris subsp.gotlandica). L’azione prevede la pianificazione delle procedure amministrative per l’adeguamento delle aree Sic (Sito di Interesse Comunitario) alla distribuzione delle specie di interesse comunitario e prioritario.
Alla presenza del Vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, con l'incarico di Assessore con delega all’Ambiente e ai Parchi e Riserve Naturali, e di alcuni rappresentati dei Comuni interessati, i tecnici del Parco Nazionale della Majella, del Parco Nazionale Lazio e Molise, e del Parco Regionale del Sirente-Velino, è stato presentato il documento A.8 del Life Floranet nel quale sono riportate le motivazioni di carattere naturalistico della proposta di ampliamento dei Sic e le relative cartografie. Con le attività svolte, sono state aggiornate le informazioni relative alla distribuzione e allo status dei popolamenti delle sette specie vegetali interessate dal progetto Floranet, sia all’interno della Rete Natura 2000 che al di fuori di essa, fornendo i presupposti per la nuova delimitazione dei Sic/Zsc.  Inoltre, sono state svolte indagini su dati pregressi o inediti riguardanti la presenza di habitat e di specie animali elencate negli allegati II e IV della Direttiva “Habitat” 92/43/CE e della Direttiva “Uccelli” 2009/147/CE, al fine di sostenere la proposta di ampliamento dei Sic.
Il responsabile del progetto e direttore del Parco Nazionale della Majella, Dottor  Luciano Di Martino, esprime piena soddisfazione per questa importante procedura tecnico amministrativa che è stata possibile concertare insieme a tutti i partner di progetto ed alla Regione Abruzzo, e che “sicuramente migliorerà il sistema della Rete Natura 2000 in Abruzzo”.

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Pausa pranzo ‘sana’ per lavoratori di 9 paesi Ue

Quasi la meta' dei lavoratori europei che mangiano fuori casa il pasto di mezzogiorno "presta attenzione all'equilibrio nutrizionale del proprio pranzo". In Italia, la percentuale supera il 55%. E' quanto emerge da un'indagine di Edenred, fotografia delle abitudini alimentari dei cittadini di nove Paesi Europei in occasione del World Food Day che si celebra domani. Nell'ambito del programma F.O.O.D. (Fighting obesity through offer and demand), di cui Edenred e' main partner, e' stato effettuato un sondaggio per monitorare l'evoluzione delle abitudini e delle opinioni dei dipendenti e dei ristoratori durante la giornata lavorativa. L'indagine ha coinvolto 47.000 lavoratori dipendenti e piu' di 1.700 proprietari di ristoranti in 9 Paesi Europei: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Italia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Spagna. Tra i risultati piu' significativi dell'indagine 2019 emerge che il 47% dei dipendenti europei presta attenzione all'equilibrio nutrizionale del proprio pranzo e che, d'altra parte, l'86% dei proprietari di ristoranti afferma di avere un medio/alto livello di conoscenza sul tema dell'importanza di un'alimentazione equilibrata. 

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Un ‘cestino’ del mare per raccogliere rifiuti in plastica

"Seabin" in un anno dovrebbe portare via dal mare del Porto Turistico Marina di Pescara circa una tonnellata di rifiuti. E' stato inaugurato e presentato oggi il secondo dispositivo LifeGate PlasticLess installato a pochi passi dal Club Nautico: si tratta di un cestello in grado di raccogliere dall'acqua 1,5 chili di rifiuti galleggianti al giorno, comprese le microplastiche da 5 a mm di diametro e le microfibre da 0,3 mm. Un passo verso il recupero di quei materiali che stanno distruggendo mari e oceani, scaricati per un totale di 90 tonnellate al giorno e 150 milioni di tonnellate l'anno, ha ricordato il communication strategists di LifeGate, Cesare Delaini, che ha sottolineato anche come gli studi piu' recenti stimano entro il 2050 una presenza in acqua di piu' plastica che pesci.

"Siamo molto onorati del fatto che il Marina di Pescara sia stato individuato come sede per ospitare un secondo dispositivo 'Seabin'- ha sottolineato il direttore Bruno Santori- E' avvenuto grazie alla fondamentale iniziativa della Capitaneria di Porto di Pescara ed alla catena alberghiera Best Western che ha creduto all'iniziativa. Siamo l'unico porto turistico in Italia ad ospitare due 'Seabin', a testimonianza del fatto che sventolare la Bandiera Blu fin dal 1990 sta a significare che l'impegno a salvaguardia dell'ambiente, quello marino in particolare, e' un work in progress costante che ci pone di fronte ogni anno a obiettivi sempre piu' ambiziosi". Con Santori e Delaini all'inaugurazione hanno partecipato il sindaco di Pescara , Carlo Masci, la chief marketing officer Best Western Italia, Sara Digiesi, il vicepresidente della Camera di Commercio Chieti Pescara , Carmine Salce, il Capitano di Vascello direttore marittimo della Guardia Costiera di Pescara , Donato De Carolis, e il presidente regionale Sib, Riccardo Padovano. 

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Graminacea della steppa della Mongolia scoperta sui monti dell’Abruzzo

Una specie relitta dalle steppe dell'epoca glaciale ritrovata per la prima volta in Appennino centrale, nella Marsica Fucense e all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. La Festuca del Vallese (Festuca valesiaca), e' attualmente una graminacea diffusa nelle steppe dell'Asia centrale, come ad esempio quelle della Mongolia, dove costituisce una delle erbe dominanti. Finora risultava nota in Italia solo in alcune valli aride delle Alpi. E' stata ora individuata intorno al bacino del Fucino nonche' nella Valle del Giovenco. La scoperta e' stata appena pubblicata sulla rivista scientifica "Plant Biosystems" dai botanici del Dipartimento Dafne dell'Universita' della Tuscia (Viterbo), in collaborazione con i colleghi del Centro Ricerche Floristiche dell'Appennino (Barisciano) e del Laboratorio di Geobotanica dell'Universita' di Trier (Germania). A seguito di approfondite esplorazioni botaniche in questi ultimi anni, si sono susseguiti ritrovamenti di specie steppiche - che non esistono altrove in Appennino - nelle conche interne abruzzesi. "La Festuca del Vallese arricchisce ulteriormente la varieta' di specie tipiche delle steppe asiatiche che crescono isolate sui rilievi circostanti le conche del Fucino e dell'Aquila, aree caratterizzate da un clima piu' continentale del resto dell'Appennino" osserva Goffredo Filibeck, docente di geobotanica all'Universita' della Tuscia. Diciottomila anni fa, al culmine dell'ultima glaciazione, vaste aree della penisola italiana erano dominate da una steppa come quella che oggi vediamo in Asia centrale. "La presenza congiunta di differenti specie relitte suggerisce che il clima continentale del Fucino, unitamente alla pastorizia praticata fin da epoca preistorica, ha mantenuto fino ai nostri giorni una sorta di 'isola' di flora della steppa: un museo all'aria aperta che ci rimanda a quando qui correvano i cavalli selvatici cacciati dall'uomo primitivo", chiude Filibeck

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