Indagine Altroconsumo, meta’ degli asili nido privati ha aumentato le tariffe

Altroconsumo ad ottobre ha svolto una inchiesta su 214 asili privati, 151 a Milano, 9 a Bari, 17 a Reggio Calabria, 30 a Padova, 7 a Pescara. Sono state 145 le strutture che hanno deciso di partecipare, gli altri non si sono resi disponibili. Dall’indagine e’ risultato che meta’ degli asili nido privati ha aumentato le tariffe, il 43% ha mantenuto quelle dello scorso anno e il 7% le ha ridotte. Per mettersi in regola con le norme contenute nelle linee guida del ministero dell’Istruzione a causa della pandemia, le soluzioni sono state diverse e spesso hanno richiesto un aumento delle spese. Per la riapertura in sicurezza sono state necessarie ad esempio la sistemazione degli spazi, l’assunzione di nuovi educatori e personale di servizio. Alcuni hanno dovuto scegliere la strada della riduzione del numero di bambini ospitati, altri responsabili sono rimasti senza stipendio e hanno dovuto mettere i dipendenti in cassa integrazione. La meta’ dei nidi ha deciso un aumento in media del 6%, che equivale a 36 euro in piu’ al mese. Il confronto e’ con il dato raccolto nell’inchiesta dell’anno scorso. In media, considerando tutti gli asili nido dell’indagine, compresi quelli che non hanno aumentato o addirittura hanno abbassato le tariffe, l’aumento e’ del 3%, pari a circa 18 euro al mese (dai 16 euro ai 21 euro in base alla fascia di frequenza). Sono state rilevate le tariffe scegliendo come esempio un bambino di un anno e mezzo in un asilo privato, senza convenzione con il Comune, e per tutti i giorni della settimana. La retta comprende il costo del pasto e della tassa di iscrizione. Per ogni nido sono state individuate specifiche fasce orarie (da 4 a 6 ore, da piu’ di 6 ore a 8 ore e oltre le 8 ore), perche’ i nidi applicano varie tariffe a seconda dell’orario di ingresso e uscita: uno stesso tempo di frequenza puo’ corrispondere a tariffe diverse nello stesso nido, a seconda che il bambino frequenti di mattina o di pomeriggio, se entra in anticipo o si ferma per il doposcuola, se mangia in mensa o a casa. All’interno di queste fasce sono state privilegiato le tariffe che prevedevano l’orario piu’ lungo e con il pasto assicurato. Lo scorso anno un bambino spendeva 541 euro per la frequenza in una fascia oraria tra le 4 e le 6 ore, mentre quest’anno spende 557 euro. Anche per le fasce da 6 a 8 ore e per quelle oltre le 8 ore le tariffe sono aumentate, rispettivamente da 587 euro a 608 euro e da 680 euro a 696. L’incremento delle tariffe e’ stato fatto in tre diversi modi: alzando l’importo della tassa d’iscrizione oppure direttamente la retta mensile o infine il costo della mensa. Rispetto alle tariffe dell’anno scorso, Bari e’ la citta’ con l’aumento maggiore, con 45 euro in piu’ al mese (pari al 12% rispetto allo scorso anno), mentre a Reggio Calabria l’aggravio e’ di 9 euro, pari al 3%. Anche Milano e Padova hanno visto un rincaro del 3%, anche se gli importi in valore assoluto sono piu’ elevati (17 e 16 euro), in quanto la tariffa gia’ nel 2019 era piu’ alta. Se si analizzano tutte le tariffe, Bari, malgrado gli aumenti piu’ elevati, resta una delle citta’ meno care, seconda solo a Reggio Calabria. Milano, con una retta di 684 euro al mese, e’ la citta’ piu’ cara e ben distanziata dalle altre.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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