Tra il 2021 e il 2025 l’inflazione cumulata in Italia ha raggiunto il 17,1%, secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat. Gli aumenti più consistenti hanno riguardato il carrello della spesa, cresciuto del 24%, e i prezzi dell’energia, saliti del 34,1%. Dinamiche che hanno spinto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ad avviare un’indagine sui rincari. Nell’ultimo anno l’inflazione è passata dall’1% del 2024 all’1,5% del 2025, con incrementi superiori alla media per beni alimentari e bollette.
Il bollettino della Banca d’Italia segnala che nel terzo trimestre i consumi hanno risentito dell’indebolimento delle prospettive del mercato del lavoro e delle attese prudenti delle famiglie, mentre la propensione al risparmio si è collocata su livelli tra i più elevati dalla crisi finanziaria globale. L’inflazione armonizzata Ipca è aumentata soprattutto per le famiglie con minori livelli di spesa, passando dallo 0,1% del 2024 all’1,7% del 2025; per quelle più abbienti il dato è salito dall’1,6% all’1,7%.
Secondo le associazioni dei consumatori, l’impatto dei rincari comporta un aggravio medio di circa 500 euro a famiglia: il Codacons stima 496 euro annui, mentre l’Unione Nazionale Consumatori indica punte più elevate in alcune città. La Federconsumatori prevede per il 2026 ulteriori aumenti legati soprattutto ai costi energetici e ai carburanti. Sullo sfondo resta la perdita di potere d’acquisto: tra il 2019 e il 2024 il divario tra crescita delle retribuzioni contrattuali e inflazione ha superato i nove punti percentuali, secondo i dati dell’INPS. Il segretario generale della FABI, Lando Maria Sileoni, evidenzia che l’impatto maggiore ricade su famiglie a reddito medio-basso e pensionati.
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