Nel 2024 in Italia i giovani tra i 20 e i 34 anni sono poco più di 9,1 milioni e soltanto il 25,1% possiede un titolo di studio terziario, dato inferiore di 11,3 punti rispetto alla media dell’Unione europea. Il 57,5% ha un diploma di scuola superiore, mentre il 17,5% si ferma alla licenza media.
Secondo i dati diffusi dall’Istat, quasi tre diplomati su dieci risultano ancora inseriti in un percorso di istruzione. Tra chi decide di non proseguire gli studi dopo il diploma, la motivazione principale è l’ingresso nel mercato del lavoro, indicata da oltre sei giovani su dieci. Pesano anche motivi economici, familiari e personali.
Sul fronte occupazionale, il tasso di occupazione dei giovani tra 20 e 34 anni che hanno concluso il percorso di studi si attesta al 70,2%, ma cresce sensibilmente con l’aumento del livello di istruzione: è pari al 56,2% per chi possiede al massimo la licenza media, sale al 71,1% tra i diplomati e raggiunge l’82,2% tra i laureati.
L’Istat evidenzia inoltre forti differenze territoriali. Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione dei giovani si ferma al 54%, contro il 74,9% del Centro e l’81,4% del Nord. Anche tra i laureati il divario resta ampio: nel Sud lavora il 70,7% dei giovani con titolo terziario, rispetto all’82,3% del Centro e all’88,7% del Nord.
Nel confronto con l’Europa, la transizione dalla scuola o dall’università al lavoro risulta più lenta in Italia, soprattutto nei primi anni dopo il conseguimento del titolo di studio. Diffuso anche il fenomeno della sovraistruzione: il 24,8% dei laureati e il 33% dei diplomati ritiene di svolgere un lavoro per il quale sarebbe stato sufficiente un livello di istruzione inferiore.
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