Guardia Costiera, facciamo chiarezza

di Donato Angelini*

 

 

Certo che ce ne vuole di coraggio per buttare fango e discredito sul Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera che trae autonoma origine sin dal 20 luglio 1865. Dopo la tragedia di Cutro, senza neanche aspettare l’esito delle indagini portate avanti dalla Procura di Crotone, si è scatenata la caccia al colpevole, un classico italiano.

Gli sciacalli che oggi cercano di strumentalizzare il terribile naufragio che ha lasciato una dolorosa scia di morti addossando le colpe alla Guardia Costiera probabilmente non conoscono cosa dicono le direttive del piano SAR marittime nazionali. Salgono in cattedra, assurgono ad esperti di tecniche di ingaggio SAR gli stessi che scoprirono nel lontano agosto del 2018 grazie al caso della Motovedetta Ubaldo Diciotti – CP941 che la Guardia Costiera italiana dipende dal MIT.

I “tuttologi” di queste concitate fasi sembrano avere il solo obbiettivo di screditare la Guardia Costiera per colpire politicamente e chiedere le dimissioni del Ministro di riferimento. Ma quale Ministro dovremmo dire? Quello dei Trasporti da cui dipende funzionalmente la Guardia Costiera? Quello degli interni quando la stessa concorre al contrasto della immigrazione clandestine? Quello della Difesa perché è anche un corpo della Marina Militare? Quello dell’agricoltura, sovranità alimentare e foreste quando si occupa del controllo sulla filiera della pesca? O quello dell’ambiente e sicurezza energetica quando il Corpo concorre al controllo e sorveglianza delle aree marine protette?

Sono sempre loro, gli stessi che compongono gli equipaggi che svolgono attività di turni SAR in alloggi non sempre idonei e con un misero compenso che equivale a circa 2,5 euro l’ora lordi di trattamento economico, gli stessi che navigano in condizioni quando il vento soffia e il mare rugge.

Oggi più di ieri possiamo dirci consapevoli delle centinaia di migliaia di interventi effettuati con professionalità e competenza al solo scopo di salvare vite umane in mare. Un solo dato a testimoniare l’impegno che il personale militare del Corpo mette nel proprio lavoro: sono 60 mila le persone salvate nel 2022. Pensare al controllo di 8.333.000 Km di costa, isole comprese, con soli 11 mila uomini di cui poco più di 8.000 in servizio permanente quasi gli stessi numeri della Polizia Locale per il controllo di Roma Capitale.

Siamo consapevoli di doverci confrontare con “laureati all’università del mare” che da una parte esprimono solidarietà verso la Guardia Costiera ma dall’altra la mettono sul banco degli imputati.

Siamo consapevoli dell’assenza dell’Europa per cercare possibili soluzioni al problema migratorio.

Siamo consapevoli che nel solo 2022 c’è stato il 62% in più di partenze dalle coste libiche.

Siamo consapevoli che vadano istituiti corridoi umanitari e che vanno fatti accordi con i Paesi di partenza dei migranti.

Siamo consapevoli che parte della soluzione ai problemi potrebbe essere l’avere una Guardia Costiera unica e non vedere in mare sei diverse amministrazioni che svolgono, in parte, le stesse attività. La politica ha chiaramente fallito in questo. Avere una Guardia Costiera univoca si traduce nell’offrire un miglior servizio all’utenza del mare il tutto a costi decisamente inferiori. Questo la politica dovrebbe prendere in seria considerazione in controtendenza a quanto fatto in passato con leggi che l’hanno ridimensionata.

Se con un messaggio a tutto il Corpo il Comandante Generale Nicola Carlone dice che “Alla responsabilità del soccorso verso chi è in pericolo in mare, la Guardia Costiera italiana non si è mai sottratta né mai si sottrarrà” qualcun’altro tira fuori un progetto vecchio del 2007, il Diism cioè una centrale operativa della Marina militare italiana, sotto la regia del Cincnav intenta a convogliare in un unico posto le segnalazioni derivanti dalle nostre coste. In poche parole una centrale fotocopia di quella già esistente e funzionante al Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto (IMRCC di Roma Eur) con la sola differenza che a gestire o meglio a comandare su tutte le operazioni non spetterà più alla Guardia Costiera ma alla Forza Armata Marina.

 

*Fondatore S.I.M. Guardia Costiera

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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Un commento

  1. Quindi ? I deputati a salvare le persone in mare sono loro o no ? Facciano il loro dovere quando sanno che c’è qualcuno in difficoltà, di certo non sono PAGATI per fare polemiche senza senza costrutto sennò che andassero a fare i muratori. Tutto il resto è un bla bla bla senza fine.

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