I “conduttori” della politica e i semiconduttori della Sevel

di Angelo Orlando*

Luglio-agosto 2021- La crisi dei “componenti” aggredisce anche lo stabilimento Sevel in Val di Sangro.
Luglio-agosto 2022 – Un bilancio della crisi, ancora presente e viva, può essere realisticamente quantificato con queste cifre:

-120 turni di lavoro, quindi -40 giorni,
-40.000/50.000 furgoni, -900/1100 lavoratori,
-1.000.000.000 di euro circa nel bilancio delle esportazioni abruzzesi di mezzi di trasporto.

Ora, alla fine dell’anno, Carlos Tavares, comunemente definito “cutter-cost”, che in italiano bisogna tradurre “taglia-teste-posti di lavoro”, alla fine dell’anno, chiudendo i bilanci guarderà solo le le cifre e agirà di conseguenza. Dietro questo problema, una specie di arcano: qualcuno sa esattamente quanti e quali siano questi componenti? da quali aziende siano prodotti? a quali gruppi economico-finanziari appartengano queste aziende? quali siano i mercati di riferimento? Qualcuno identifica questi componenti con i semiconduttori, in modo particolare con l’ABS Bosch, brevetto tedesco, produzione in Malesia, o con il sistema di guida ZF, anch’esso brevetto tedesco. Ma chi avrebbe potuto svelare l’arcano così da far conoscere anche ai comuni mortali, esattamente, numero e natura dei “componenti”? Evidentemente, deputati o senatori, di maggioranza o di opposizione, indigeni o paracadutati. Come? Con una semplice interrogazione al Ministro Giorgetti, il Ministro competente, leghista, interrogazione meglio se “a risposta scritta in commissione “, modalità certamente meno premiante sul piano della visibilità, ma certamente più produttiva ed efficace. Oppure, ipotesi, questa, preferibile, chiedendo al referendario-funzionario della Commissione Industria di Camera o Senato una indagine riservata, e tempestiva, per chiarire, oltre all’arcano già descritto, un altro mistero. Sarebbe stato, cioè, estremamente interessante spettegolare un po’ per conoscere come Tavares abbia distribuito i semiconduttori acquistati da Stellantis nei 60 o più stabilimenti distribuiti in 29 paesi del mondo, anche solo per appurare se per lui esistano figli e figliastri! Su questo piano, però, nessuna risposta dai “conduttori “ della politica, evidente travolti da altri interessi( la seconda ipotesi è praticabile anche in presenza di crisi di governo, quindi….). Ora spostiamo il problema sul quadro più generale della crisi dei semiconduttori, una crisi scatenata dalla incontrollabile esplosione della digitalizzazione, anche e soprattutto a causa della pandemia. Intanto, bisogna chiarire che non si tratta soltanto di un problema di domanda, perché sullo sfondo c’è soprattutto un problema di equilibri e conflitti geopolitici. Il tutto si spiega guardando le cifre: il mercato mondiale dei semiconduttori ha segnato:
+ 25,6% nel 2021,
+ 8,8% nel 2022, dati che, tradotti, dicono che questo mercato valeva 440 miliardi di dollari nel 2020, 553 miliardi di dollari nel 2021, con una previsione di 602 miliardi di dollari per il 2022.
Premesso che il 35% di questo fiume di denaro riguarda essenzialmente il mondo dell’auto e dell’industria in senso ampio, constatiamo che i grandi produttori, i signori della digitalizzazione, sono Stati Uniti, Cina, Taiwan, Corea del sud. E l’Europa? L’Europa, il vaso di coccio tra vasi di ferro, ha scritto un bel testo, l’European Chips Act e il suo braccio armato è una società STMelettronics, con un giro di affari a due cifre di miliardi di euro. Questa società è partecipata anche dal Tesoro italiano, con un pacchetto azionario pari a quello francese. Peccato, però, che mentre la Francia tratta con il resto del mondo, obbedendo al grido di Macron “scegli la Francia !”, l’Italia sia assolutamente assente. Come già rilevato da Romano Prodi, la Francia ha la locomotiva, mentre l’Italia, al posto della locomotiva, ha scelto piccole carrozze, per una frammentazione di competenze fra Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero della transizione ecologica, con, sullo sfondo, una Cassa Depositi e Prestiti ancora in cerca di una sua mission. Ma, se l’Europa è un vaso di coccio, l’Italia ha un ruolo ancora più residuale.

Le prove?
Eccole:
1) La citata STMicroelectronics – capitalizzazione in borsa di circa 28 miliardi di euro-, il 12 luglio 2022 ha firmato un accordo con gli americani di GlobalFoundries per una nuova foundry accanto all’esistente sito di Crolles, con l’obiettivo dichiarato di aumentare lo share europeo nella produzione di chip al 20% nel 2030. Il Ministro, dell’industria, Le Maire ha dichiarato: “ Si tratta dell’investimento industriale più importante degli ultimi decenni al di fuori del settore nucleare e un grande passo per la nostra (francese) sovranità industriale”. Ma l’omologo ministro in Italia, il leghista Giorgetti, dov’era?
2) Intel, che con un investimento di 20 miliardi di dollari, ha già impiantato in Oregon il più grande sito di produzione di semiconduttori al mondo, decide di investire anche in Europa. Questo investimento, che alla fine potrebbe raggiungere la somma di 88 miliardi di dollari, come si diffonde nei paesi dell’Unione Europea? L’allora – sic stantibus rebus -Presidente del Consiglio, Draghi, ha cercato di dirottare buona parte di questi miliardi in Italia, ma alla fine il risultato è quello che si legge in un comunicato di Reuters: “Intel costruirà due stabilimenti a Magdeburgo in Germania, ( con un investimento di 17 miliardi di euro !) creando 7000 posti di lavoro nell’edilizia, 3000 posti di lavoro a tempo indeterminato presso l’azienda e decine di migliaia di posti di lavoro tra fornitori e partner… In Francia, Intel prevede di costruire il suo nuovo polo di ricerca europeo, creando 1000 nuovi posti di lavoro nel settore dell’alta tecnologia… La società investirà altri 12 miliardi di euro in una struttura irlandese che porterà il suo investimento totale in Irlanda a oltre 30 miliardi di euro… Intel aumenterà anche lo spazio dei suoi laboratori in Polonia (provate ad immaginare che lo faccia a Gliwice!) e prevede di creare laboratori congiunti… in Spagna per l’informatica avanzata. Nello stesso comunicato si dice, en passant, senza indicazione di cifre, anche che c’erano trattative con l’Italia per uno stabilimento di assemblaggio e confezionamento che dovrebbe entrare in funzione tra il 2025 e il 2027. Ora, se l’Italia è la Cenerentola in Europa, a chi tocca questo ruolo fra le Regioni italiane? Nella primavera del 2021 Intel comunica le sue intenzioni di investimento al Ministero dello Sviluppo Economico, chiarendo che è necessaria la disponibilità di due aree, la prima, per l’insediamento del sito produttivo e del Centro Ricerche, di 3 milioni di metri quadri, la seconda, per il sito di assemblaggio, di 350.000 m² ( Il Sole24ore, 7/11/2021).Il Ministero, naturalmente, chiede una manifestazione di interesse, con annesso dossier esplicativo di disponibilità e strumenti attuativi, alle Regioni. Chi si candida? Piemonte, Veneto, Puglia e Sicilia. Nonostante un poco elegante endorsement, pro Piemonte ovviamente, del ministro Giorgetti- Lega-e del viceministro Pichetto -Forza Italia-, tanto per chiarire, adesso sembra che la spunti la Puglia. Ma, qualcuno potrebbe spiegare perché l’Abruzzo non ha dichiarato il suo interesse, anche sulla base della banale constatazione dei livelli di utilizzo dei semiconduttori in Sevel , della necessità di disponibilità continua, visto che la carenza produce effetti devastanti anche su altri siti Stellantis e su Trigano? A questo punto, è peregrino pensare, sulla base di quanto descritto, che in Abruzzo più che una carenza di semiconduttori si avverta una clamorosa assenza di “conduttori”?

P.S. Di grazia, qualcuno potrebbe avvertire il Presidente della Regione Abruzzo che quando firma accordi con Presidenti di altre Regioni, li sta firmando con Presidenti che hanno firmato accordi, molto più concreti e produttivi, con qualcun altro?
(continua)

*Insegnante, viene eletto al Senato della Repubblica nel 1994 nelle file di Rifondazione Comunista e per la XII legislatura fa parte della Commissione Finanze e Tesoro e di quella Agricoltura. Successivamente è per due mandati consigliere regionale in Abruzzo sempre per il PRC.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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