di Donato Angelini
Il TFS (trattamento di fine servizio) è la somma che il dipendente pubblico matura durante gli anni di lavoro e che riceve quando il servizio finisce. A differenza di quanto accade nel settore privato, nel pubblico impiego può arrivare anche diversi anni dopo il pensionamento.
Con l’articolo 50 della legge di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 ottobre e trasmesso alla Camera il 30 ottobre, il Governo vuole ridurre i tempi di attesa e superare il pagamento a rate. Oggi la cosiddetta buonuscita viene versata in più anni a chi ha maturato una liquidazione più alta:
fino a 50.000 euro lordi: pagamento in un’unica soluzione;
tra 50.000 e 100.000 euro: due rate annuali;
oltre 100.000 euro: tre rate annuali.
A questi tempi si aggiungono spesso alcuni mesi di ritardo da parte dell’INPS.
Per ora si tratta di una proposta, e l’ultima parola spetta al Parlamento. L’impianto prevede due fasi: la prima riduce i tempi di attesa, la seconda alza la soglia delle rate.
Prima fase: i tempi di attesa. Il differimento dipende dall’anno in cui si maturano i requisiti:
2027: 9 mesi (misura già prevista dalla legge di Bilancio 2026);
2028: 6 mesi;
2029: 3 mesi;
dal 2030: nessun differimento, restano solo i tempi tecnici dell’INPS per lavorare la pratica.
Seconda fase: le rate. La soglia della prima rata sale ogni anno:
requisiti maturati fino al 2030: 50.000 euro;
2031: 60.000 euro;
2032: 70.000 euro;
2033: 80.000 euro;
2034: 90.000 euro;
dal 2035: pagamento in un’unica soluzione.
Gli importi sono al lordo delle tasse. Il provvedimento non riguarda chi va in pensione anticipata né chi si dimette.
Il nodo principale è l’impatto sui conti pubblici: la misura riguarda oltre 1,6 milioni di ex dipendenti pubblici che oggi aspettano la liquidazione. Quanto costerà allo Stato anticipare la buonuscita, anche distribuendo la spesa su nove anni? Per saperlo bisognerà aspettare l’esame parlamentare del testo.
Una cosa però è certa: dal Parlamento dovrà uscire un provvedimento serio. Dopo le pronunce del 2019 e del 2023, la sentenza n. 25 del 2026 della Corte costituzionale, che riconosce al dipendente pubblico il diritto a una liquidazione tempestiva, è un vero ultimatum per il Governo. Questa potrebbe essere la volta buona, anche perché la Consulta ha fissato come termine ultimo, contro quest’inerzia legislativa prolungata, il 14 gennaio 2027.
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