La guerra in Iran ha comportato un aggravio di oltre 4,5 miliardi di euro per famiglie e imprese italiane a causa dell’aumento dei prezzi di benzina e gasolio tra marzo e luglio 2026. È la stima della CNA, elaborata confrontando i prezzi medi dei carburanti con quelli di febbraio, prima dell’acuirsi della crisi geopolitica. Solo nei primi 24 giorni di luglio, con l’inizio delle partenze estive, il maggiore esborso è stato quantificato in circa 850 milioni di euro e potrebbe superare 1,1 miliardi entro la fine del mese se l’attuale andamento dovesse proseguire.
Secondo l’associazione, il prezzo medio della benzina self service è passato da 1,647 a 1,884 euro al litro (+14,4%), mentre il gasolio è salito da 1,692 a 2,001 euro al litro (+18,3%). Rispetto a luglio 2025, la benzina registra un aumento di 15 centesimi al litro (+8,6%) e il diesel di 33,4 centesimi (+20%), con un maggiore esborso complessivo di circa 824 milioni di euro, concentrato soprattutto sul gasolio.
La CNA evidenzia che oltre l’80% dell’incremento dei costi è legato proprio al diesel, utilizzato prevalentemente dall’autotrasporto, dalla logistica e da numerose attività produttive. Per un automobilista, un pieno da 50 litri costa circa 7,50 euro in più rispetto allo scorso anno se alimentato a benzina e quasi 17 euro in più nel caso del gasolio. Per un’impresa con un consumo di mille litri di diesel, l’aumento supera i 330 euro.
Notizie d'Abruzzo le notizie della tua regione