Le tensioni in Medio Oriente stanno producendo effetti sulle imprese italiane, tra riduzione delle esportazioni e aumento dei costi energetici e delle materie prime. È quanto emerge da un’analisi di Confartigianato, che evidenzia una doppia pressione sul sistema produttivo.
Tra marzo e aprile l’Italia ha perso 1,6 miliardi di euro di export verso l’area mediorientale, con una flessione del 33% rispetto allo stesso periodo del 2025. A marzo il calo delle esportazioni ha raggiunto il 52,5%, un dato peggiore rispetto alla media dell’Unione europea (-30%) e superiore alle contrazioni registrate in Germania (-23,2%) e Francia (-14%). A incidere è soprattutto il crollo delle vendite nei Paesi del Golfo, con riduzioni del 89,6% in Kuwait, del 66,1% in Qatar, del 65,9% negli Emirati Arabi Uniti e del 35,5% in Arabia Saudita. Ad aprile le esportazioni verso il Medio Oriente sono diminuite di un ulteriore 6,9% su base annua.
Alla frenata del commercio estero si aggiunge l’aumento dei costi di produzione. Nei tre mesi di crisi il prezzo medio del gas è cresciuto del 38,3% rispetto a febbraio, mentre quello dell’elettricità all’ingrosso è aumentato dell’11,6%. A inizio giugno il costo industriale del gasolio risultava superiore del 49,8% rispetto alla media di febbraio. In crescita anche i prezzi di metalli e minerali, aumentati mediamente del 39,3% rispetto a un anno fa. Gli incrementi più elevati riguardano stagno (+67,5%), alluminio (+49,7%), rame (+42,1%), zinco (+31,7%) e nichel (+22,5%).
Secondo il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, la combinazione tra perdita di sbocchi commerciali e rincaro dei costi rischia di rallentare la crescita e ridurre la competitività delle filiere manifatturiere nei prossimi mesi.
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