Nel 2022, la maggiore crescita del Pil si registrera’ in Trentino Alto Adige

Nel 2022, la maggiore crescita del Pil si registrerà in Trentino Alto Adige, a +6%; a livello piu’ basso della classifica Molise (+1,7%) e Calabria e Umbria (+1,9%). Sono le previsioni di Svimez contenute nelle anticipazioni del rapporto 2022, secondo cui sul “podio” vi sono poi Emilia Romagna (+4,7%) e Veneto (+4,1%). Nel 2023 Svimez stima una performance migliore per Liguria (+2,2%) e Valle d’Aosta (+2%); appena sopra lo zero la crescita di Calabria (0,1%), Molise (+0,4%) e Sicilia (+0,7%). Nel 2024 bene Lombardia ed Emilia Romagna (+2,3%) e sempre debole il Pil di Calabria (+0,4%), Molise (+1%) e Sicilia (+1%). “Sia in riferimento al solo 2022, che nei due anni successivi – si legge nella anticipazioni del Rapporto – le previsioni Svimez indicano, sotto il profilo territoriale, una crescita che tocca tutti i territori, ma in maniera differenziata. Il nucleo delle regioni “forti”, sia al Centro-Nord (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto) che al Sud (Abruzzo, Campania, Puglia), al di la’ di qualche scostamento congiunturale, tende a permanere nelle posizioni piu’ avanzate. Poiche’ gli anni coperti dalle previsioni si caratterizzano per misure di politica economica significative, se ne deduce che queste diffondono la crescita un po’ ovunque, ma non intaccano i meccanismi (strutturali) alla base delle diverse performance regionali (cio’ richiede, ovviamente, un arco temporale ben maggiore di quello previsto dal PNRR)”.
Nel 2022 gli investimenti crescono al Sud piu’ che al Nord: +12,2% contro il +10,1%. E’ quanto rileva la Svimez nelle anticipazioni del Rapporto 2022 dove sottolinea come nel Mezzogiorno, pero’, a spingere la crescita siano soprattutto quelli nel settore delle costruzioni, grazie allo stimolo pubblico (ecobonus 110% e interventi finanziati dal Pnrr). La crescita degli investimenti orientati all’ampliamento della capacita’ produttiva e’ invece inferiore di tre punti a quella del Centro-Nord (+7% contro +10%).
Lo shock sui costi di produzione, spiega la Svimez, “si dovrebbe trascinare nel biennio incidendo sulle decisioni di investimento delle imprese, che dovrebbero seguire una dinamica piu’ bilanciata tra componente in costruzioni e macchinari nel Centro-Nord, mentre al Sud prevarrebbe ancora l’effetto di stimolo determinato dalla ripresa degli investimenti pubblici, a svantaggio della crescita degli investimenti in macchinari e attrezzature”. Le imprese nel Mezzogiorno sono piu’ esposte allo shock Ucraina e all’aumento dei costi dell’energia, perche’ qui sono piu’ diffuse imprese di piccola dimensione, caratterizzate da costi di approvvigionamento energetico strutturalmente piu’ elevati sia nell’industria che nei servizi. Inoltre, evidenza l’analisi, i costi dei trasporti al Sud sono piu’ alti, oltre il doppio rispetto a quelli delle altre aree del Paese. La Svimez stima che uno shock simmetrico sui prezzi dell’energia elettrica, che ne aumenti il costo del 10%, a parita’ di cose, determini al Sud una contrazione dei margini dell’industria di circa 7 volte superiore a quella osservata nel resto d’Italia, rischiando di compromettere la sostenibilita’ dei processi produttivi con possibili conseguenze sul mantenimento dei livelli occupazionali.

 

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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