Cala ancora il numero di badanti e colf regolari

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Nel 2023 i lavoratori domestici con contributi all’Inps sono stati 833.874, in flessione per il secondo anno consecutivo (-7,6% rispetto al 2022) dopo i consistenti incrementi del biennio 2020-21 dovuti ad una spontanea regolarizzazione di rapporti di lavoro per consentire ai lavoratori domestici di recarsi al lavoro durante il periodo di lockdown e all’entrata in vigore della norma che ha regolamentato l’emersione di rapporti di lavoro irregolari (Dl Rilancio).

L’anno scorso il numero di badanti, rispetto all’anno precedente, segna un calo del 4,4%. La tipologia di lavoro “Colf” nel 2023 interessa il 50,4% del totale dei lavoratori, contro il 49,6% della tipologia “Badante”, mentre dieci anni fa la quota delle colf era “maggioritaria”, con il 59,2% dei lavoratori, evidenzia il report. E proprio le badanti “nel 2023 rappresentano il 50% dei lavoratori domestici che ha versato contributi nelle casse dell’Inps”, ha detto il presidente dell’Istituto, Gabriele Fava, commentando i dati del rapporto.

La composizione per nazionalità evidenzia una forte prevalenza di lavoratori stranieri (68,9% del totale), anche se si conferma una tendenza decrescente già iniziata nel 2022. Lo sottolinea l’Inps nell’aggiornamento dell’Osservatorio Lavoratori domestici. Netta prevalenza di lavoratrici donne, il cui peso sul totale ha ripreso ad aumentare già dal 2022 raggiungendo nel 2023 il valore massimo degli ultimi sei anni, pari all’88,6%. Nel 2023 i maschi scendono sotto le 96.000 unità evidenziando che il fenomeno della regolarizzazione ha interessato maggiormente i lavoratori di sesso maschile, molti dei quali dopo essere entrati nel mercato del lavoro come lavoratori domestici, hanno successivamente trovato occupazione in altri ambiti lavorativi.

Il Nord-Ovest è l’area geografica con il maggior numero di lavoratori (30,7%), seguita dal Centro con il 27,6%, dal Nord-Est con il 19,9%, dal Sud con il 12,2% e dalle Isole con il 9,6%. La regione con il maggior numero di lavoratori domestici è la Lombardia con 162.227 lavoratori (19,5%), seguita da Lazio (14.1%), Toscana (8,8%) edd Emilia Romagna (8,6%). La maggior parte dei lavoratori domestici proviene dall’Europa dell’Est, con 297.373 lavoratori (35,7% del totale); seguono i 259.689 lavoratori di cittadinanza italiana (31,1%), quelli provenienti dal Sud America (8,1%) e quelli dall’Asia Orientale (5,8%). Sulla tipologia di lavoro la quota di “badanti” (49,6%) ha ormai quasi raggiunto la quota “colf” (50,4%). La tipologia “colf” è prevalente tra i lavoratori italiani e quasi tutti i lavoratori stranieri, ad eccezione di quelli provenienti dall’Europa dell’Est, dall’Asia Medio Orientale, dal nord America e dall’America Centrale, in cui prevale la tipologia “badante”.
La classe d’età 55-59 anni è quella con la maggior frequenza tra i lavoratori domestici, con un peso pari al 18,1% del totale, mentre il 23,9% ha un’età pari o superiore ai 60 anni e solo l’1,5% ha un’età inferiore ai 25 anni. L’analisi dei dati sulle retribuzioni evidenzia che, contrariamente a quanto accade per altre categorie di lavoro, le lavoratrici domestiche in media hanno una retribuzione più alta rispetto agli uomini: il 31,2% delle lavoratrici domestiche ha una retribuzione di oltre 10mila euro, tale percentuale si ferma al 27,7% per gli uomini

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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