L’Italia è il paese Ue che investe meno in Istruzione

L’Italia è il paese Ue che investe meno in Istruzione. I dati mostrano infatti che nel 2022, in Italia la spesa pubblica in istruzione incide sul Pil per il 4,1%, valore più basso di quello medio europeo (4,7%).Inoltre l’Italia è tra i paesi con più alta percentuale di Neet e dispersione scolastica. Nel 2021, il tasso di partecipazione di giovani (20-24 anni) al sistema di istruzione e formazione è pari al 38,3%, con elevate differenze tra le regioni. L’Emilia-Romagna ha il valore più alto (53,9%), seguita dal Lazio (53,5%). Valori inferiori alla media si registrano, invece, per tutte le regioni del Mezzogiorno (con l’eccezione dell’Abruzzo), per tre regioni del Nord (Veneto, Liguria e Valle d’Aosta) e per Bolzano. L’Italia mostra un valore inferiore a quello dell’Ue (44,8%). Nel 2023, in Italia, diminuisce la quota di giovani (18-24 anni) che abbandonano precocemente gli studi (10,5%), ma nel Mezzogiorno l’incidenza ha un valore più elevato (14,6%). L’abbandono precoce degli studi riguarda più i ragazzi (13,1%) delle ragazze (7,6%). Il benchmark europeo è fissato al 9% per il 2030. Nel 2023, i giovani (15-19 anni) che non lavorano e non studiano (i cosiddetti Neet) sono il 16,1% della popolazione di età tra i 15 e i 29 anni. La quota è più elevata tra le femmine (17,8%) che tra i maschi (14,4%) e nel Mezzogiorno risulta il doppio (24,7%) del Centro-nord (11,2%). L’Italia è tra i paesi con le percentuali di Neet più elevate. Nel 2023, la percentuale delle persone (25-34 anni) con un titolo di studio universitario è del 30,6%. Il divario di genere è molto ampio e a favore delle femmine (37,1%, rispetto al 24,4% dei maschi). Un valore che è ancora molto lontano dall’obiettivo medio europeo stabilito per il 2030 dal Quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione (almeno il 45% nella classe di età 25-34 anni).

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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