Giulia Capuzzimato (atttice-coreografa): Emancip(H)ate, in scena le donne contro disuguaglianze e violenze.

di R. Matteo D’Angelo

Uno spettacolo al femminile, quello di “EMANCIP(H)ATE”, che narra storie di emarginazione, di violenza, di diseguaglianze, di come l’universo femminile sia assediato da pregiudizi e da istituzioni che non sanno cosa sia la complessità di questo mondo. La pièce teatrale diretta da Virginia Risso insieme a Matteo Maria Dragoni, è interpretato da Giulia Capuzzimato, attrice che all’interno del cast ricopre anche il ruolo di coreografa, e con lei ci sono: Jessica Di Bernardi, Sabrina Biagioli, Lorenza Sacchetto, Sara Morassud. L’impegno di Giulia Capuzzimato è tutto rivolto ad affrontare il tema delle differenze di genere.
Questa la spinta che ha permesso la creazione della compagnia “Teatro al femminile” nata a Torino nel 2017, le cui tematiche sociali sono condivise da numerosi artisti che sperimentano anche forme nuove e più coinvolgenti di teatro.
La rappresentazione “EMANCIP(H)ATE”, è stata posticipata dal cartellone 2020/21 a causa della pandemia. La scena si svolge all’interno di un circo come luogo simbolo di rutilanti scene per sottolineare l’adesione ai fatti reali. Il circo evoca circostanze prese dalla realtà “all’interno di un contesto esasperato e grottesco”. Le stesse protagoniste sono vestite da clown, in bilico tra il grottesco e la drammatica attualità dei fatti che il quotidiano propone.

 

I temi affrontati si articolano in tre capitoli: il gender gap, strutturato all’interno di un talent show, con personaggi d’eccezione; la legge 194/78 sull’aborto e i trattamenti indecorosi ricevuti dalle donne che procedono ad un’interruzione di gravidanza; i processi per stupro e le mancanze legislative. “I Mass media tendono a concentrarsi sui casi di violenza fisica, trasformandoli spesso in telenovelas dove le protagoniste vengono sacrificate sull’altare dell’Auditel”, commentano le attrici, mentre il substrato sociale e istituzionale invece di esaltare e tutelare le differenze le mortifica. In quella: “invisibile struttura burocratica, sanitaria, istituzionale antiquata”, sottolineano le promotrici dello spettacolo, “e inefficiente che minaccia il progresso e impedisce il raggiungimento di un mondo egualitario, dove non esistono più donne e uomini, ma persone, con pari diritti ed opportunità”.

 

 

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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