Contagio, malattia, quarantena e guarigione. La storia di un professionista di Pescara.

 

“Esperienza dura, che insegna molto. Grazie a quanti mi hanno assistito. Ora serve prudenza. Economia e stili di vita dovranno cambiare”.

Una esperienza difficile, sotto il profilo sanitario, sociale e personale. È la storia di un professionista di Pescara, P.M guarito dal Coronavirus che ha deciso raccontare la sua vicenda. Una intervista dove ci sono tutti i passaggi della malattia: i primi sintomi, la febbre, poi i tamponi negativi, il tempo di tirare un sospiro di sollievo ed ecco che spunta il contagio, – con il dubbio che proprio in ospedale durante gli esami e un breve ricovero sia avvenuto il contagio -. Una intervista che fa riflettere su molte questioni: il virus, la malattia, i mille timori per sé stessi e i famigliari, i momenti duri del ricovero, lo stare assieme ad altri pazienti e vedere la morte in diretta di una persona che le stava accanto, fino alle dimissioni, la quarantena in casa e la guarigione.

Lei ha vissuto in prima persona l’incubo del contagio, del ricovero in ospedale, e ora della quarantena. Ora sta bene. Può dirci della sua esperienza?
 
“Era la sera di sabato 14 marzo quando è arrivata la febbre, durante la settimana sono stato assistito telefonicamente dal mio medico di famiglia, per una settimana fino a sabato 21, i primi tre giorni con antipiretici, successivamente con antibiotico, ma senza risultati positivi, da precisare che per tutta la settimana non ho avuto tosse e problemi nella respirazione, nel frattempo è stato richiesto il tampone che mi è stato fatto la mattina di sabato 21, la stessa sera dal momento che avevo ancora la febbre a 40 il medico consigliava di chiamare il 118 per il ricovero e così è stato fatto; all’arrivo al pronto soccorso mi stata fatta subito la lastra al torace e non è risultato nulla ai polmoni;a questo punto sono stato sistemato nel reparto medicina trasformato oramai nel reparto COVID-19 in una stanza da tre posti letto dove erano ricoverati tutti con polmonite e con corona virus già acclarati, dopo tre giorni mi viene fatta la tac al torace da dove risulta una polmonite bilaterale per cui senza attendere l’esito del tampone fattomi a casa la mattina del 21 marzo (risultato poi negativo), iniziano a curarmi con protocollo per chi è affetto da coronavirus. Dopo un paio di giorni la febbre scompare, mi viene somministrato l’ossigeno leggerò con la mascherina tipo aerosol, gli altri pazienti rispetto a me versavano in condizioni molto peggiori addirittura il quinto giorno ho avuto la brutta esperienza di vedere morire il paziente affianco a me, ed in quel momento anche se io mi sentivo abbastanza bene non nascondo che mi sono spaventato molto in quanto non potevo mai sapere come sarebbe finita per me, col senno di poi è andata bene ma in quei momenti è stata davvero dura per tutto quello che ho visto negli otto giorni che sono stato in quel reparto ribattezzato da me “ anello COVID-19 dell’Inferno di Dante”. Il sesto giorno sono stato informato che il tampone del 21 marzo è risultato negativo, il nono giorno sono stato trasferito dal momento che stavo meglio nel reparto di malattie infettive e sinceramente sono passato dall’Inferno al Purgatorio, ero in stanza da due posti con un paziente che aveva fatto lo stesso mio percorso e stava nelle mie stesse condizioni di salute ed è stato dimesso il 6 Aprile una settimana prima di me. Qui mi è stato fatto subito un altro tampone risultato positivo al virus. Devo fare un plauso a tutto il personale sanitario da chi era addetto alla pulizia fino ai medici e infermieri che mi hanno curato e assistito, credetemi non era facile per loro svolgere il proprio lavoro con l’abbigliamento che dovevano indossare per evitare qualsiasi contatto con i pazienti per il rischio di contagio, tute, mascherine, maschere protettive, doppi strati di guanti, tutto questo procurava difficoltà nella respirazione e problemi nel trovare le vene quando dovevano fare i prelievi a causa dei guanti. Il giorno 11 aprile prima delle mie dimissioni mi è stato fatto il tampone risultato poi inutilizzabile perché non analizzato in un tempo utile. Il giorno di Pasqua 12 aprile nel pomeriggio ho avuto la bellissima notizia che potevo tornare a casa e questa è stata la più bella Pasqua per me, poter uscire e tornare a casa con le mie gambe, cosa che a molti non è stato possibile fare. A questo punto però è iniziata la quarantena a casa in una stanza isolato dai miei familiari è tenuto sotto stretta sorveglianza sanitaria prevista dal DPCM del 01.03.20, con l’obbligo di effettuarmi i tamponi per poter essere considerato guarito definitivamente dal coronavirus, e devo dire che dal giorno 12 aprile proprio questa mattina 04.05.20 dopo 23 giorni e non senza innumerevoli solleciti avanzati addirittura anche con una pec alla protezione civile nazionale, sono venuti a farmi il primo dei due tamponi previsti, e spero adesso che siano solerti a farmi il secondo e a darmi in tempi brevi anche gli esiti nella speranza che siano entrambi negativi e quindi poter essere considerato libero dal coronavirus e riacquistare la mia seppur limitata libertà”.

Nella sua esperienza cosa non funzionato a livello sanitario nel percorso tra sintomi, valutazioni mediche, cura,ricoveri e quarantena?

“Oggi a distanza di oltre due mesi dall’aver avuto consapevolezza di quanto stesse accadendo sicuramente a livello sanitario si è molto più preparati nell’affrontare questo mostro invisibile anche con cure efficaci in attesa del vaccino, in quanto all’inizio non si conosceva ancora gli effetti del virus, mentre oggi in tutto questo tempo lo si è potuto studiare, si è avuta la possibilità di conoscere e studiare gli effetti sui pazienti ed anche soprattutto su quelli deceduti ai quali è stata effettuata l’autopsia, in modo da trovare delle cure più specifiche a cui sottoporre i pazienti. All’inizio i medici di base come tutto l’apparato sanitario non erano preparati e non potevano quindi capire come invece avviene oggi che moltissimi casi si possono isolare e curare anche nel proprio domicilio senza recarsi nelle strutture ospedaliere. Il problema oggi in molte città rimane quello di poter fare in tempi brevi i tamponi a più persone possibili dal momento che molti hanno il virus ma sono asintomatici e possono quindi contagiare senza rendersene conto, se avessero fatto il tampone potevano essere isolati in tempo ed evitare quindi molti contagi poi avvenuti. Il problema persiste anche oggi a distanza di oltre due mesi, come nel mio caso che anche se stabilito dallo stesso sistema sanitario il primo dei due tamponi previsti mi è stato fatto solo dopo 23 giorni dal certificato rilasciatomi al momento delle mie dimissioni. Oggi quindi con i grossi passi avanti fatti nella ricerca e nella conoscenza del virus si possono ridurre in  misura considerevole il numero dei ricoveri e curare il paziente nella propria abitazione ed avere più posti a disposizione negli ospedali per i casi più gravi che necessitano del ricovero. Ritengo però che oggi occorre migliorare velocizzando e aumentando il numero dei tamponi da fare al fine di ridurre il periodo delle quarantene ed individuare gli asintomatici positivi”.

Lei come molti altri casi ha rischiato conseguenze più gravi. Come si sente oggi?

“Devo dividere in due parti il mio ricovero per aver preso il coronavirus, a parte la settimana che ha preceduto il ricovero nella quale non ho pensato minimamente al virus; I primi otto giorni trascorsi nel reparto di medicina trasformato nel reparto COVID-19, è stato un inferno dal momento che mi sono trovato con dei pazienti seriamente malati Di polmonite e con coronavirus ed ho avuto sinceramente paura dal momento che io non mi sono sentito mai veramente malato in modo serio anche dopo che mi hanno diagnosticato la polmonite bilaterale, ma psicologicamente ero molto provato nel vedere lo stato degli altri che versavano in gravissime condizioni, fino al momento peggiore che ho vissuto nel periodo della mia degenza, giorno che purtroppo ho visito morire il paziente che divideva la stanza con me, per cui nei primi otto giorni sono stato assalito da mille paure anche se ripeto non ho mai avuto paura per la mia salute dal momento che io mi sentivo bene. Contrariamente al secondo periodo dal nono giorno della mia degenza fino alla dimissione avvenuta il 12 aprile; sono stato trasferito nel reparto di malattie infettive e mi sono trovato molto sia dal punto di vista della mia salute che migliorava sempre più che dal trattamento ricevuto dagli operatori sanitari tutti, ed anche dalla buona compagnia con il paziente con cui dividevo la stanza, questa situazione diciamo di benessere sia per la salute che per lo stato emotivo è durata fino al giorno in cui sono stato dimesso. Il ritorno a casa poi è stato per me per i miei familiari in primis ma anche per i mie vicini di casa che mi hanno accolto molto teneramente con un applauso, un momento di enorme felicità è grande commozione. A casa sono dovuto stare in una camera isolato dai miei familiari e questa situazione perdura tutt’oggi e fino a quando non mi avranno fatto due tamponi consecutivi che a loro volta dovranno risultare negativi per poter riacquistare la libertà ed essermi liberato definitivamente dal COVID-19, nonostante tutto però ripensando ai giorni della mia permanenza in ospedale sono molto felice e mi ritengo fortunato di aver superato il virus ed essere tornato a casa con le mie gambe”.

È iniziata la fase della riapertura. Cosa si sente di suggerire a quanti credono che le misure di prevenzione siano inutili?

“Credo che le misure di sicurezza adottate in questi due mesi siano state fondamentali al fine di bloccare o ridurre il contagio fra le persone del virus anche se ultimamente vengono contestate da alcune forze politiche e da una parte dei commercianti. Posso capire la parte dei commercianti che scontano sulla propria pelle le conseguenze della chiusura forzata delle proprie attività per la perdita di reddito e il mancato e tempestivo aiuto da parte delle istituzioni, causa questa probabilmente di molte chiusure di attività di piccoli imprenditori e artigiani principalmente nel settore turistico nei prossimi mesi. Le forze politiche dovrebbero oggi collaborare per superare queste gravose difficoltà. Le misure di prevenzione sono convinto che siano il mezzo più efficace per bloccare il diffondersi del contagio in attesa di un vaccino che possa sconfiggere definitamente il virus, e la popolazione deve capire che bisogna continuare ad attuarle in maniera seria e con coscienza anche dopo le riaperture che si verificheranno dal 4 maggio in poi, e la politica ripeto in questo momento particolarmente difficile è drammatico che sta attraversando non solo il nostro Paese ma il mondo intero dovrebbero marciare tutta nella stessa direzione e mettere da parte le lotte di potere”.

Come professionista attento alle questioni finanziarie, fiscali e alle imprese, come sarà la ripresa economica?

“Purtroppo devo dire mio malgrado che sono pessimista sulla ripresa economica; prima della scoperta del coronavirus l’economia del nostro paese non non era certamente florida, disoccupazione, evasione fiscale, pressione fiscale tra le più alte d’Europa, aumento della povertà, partite iva che chiudono, difficoltà degli imprenditori nel pagamento delle imposte, ecc. Dalla fine di Febbraio e inizi di Marzo con l’entrata in vigore delle misure restrittive per il contrasto alla diffusione del virus COVID-19 la crisi economica a mio modesto parere non può che accentuarsi, soprattutto per il comportamento non unitario che avrebbero dovuto avere tutte le forze politiche al fine di combattere la crisi economica che forza di cose non poteva che aggravarsi ed essere uniti e più efficaci anche nei confronti dell’Europa per avere più peso nelle decisioni ed avere più aiuti in questa fase delicata e critica con in economia sostanzialmente ferma. Gli aiuti alle imprese costrette a chiudere causa virus dovevano essere immediati invece siamo a Maggio e non ancora parte il DPCM di Aprile, i fatti stentano a verificarsi mentre le aziende muoiono giorno dopo giorno. Sono consapevole che ci troviamo in una situazione di grande emergenza mai vista dal dopoguerra ed è proprio per questo motivo che la politica tutta dovrebbe essere unita nel trovare soluzioni, mettendo in pratica gli aiuti concreti a favore del mondo economico e produttivo del Paese. Ho timore che la ripresa economica sia più complessa in quanto molte aziende e soprattutto nel settore turistico e della ristorazione non credo riusciranno a sopravvivere a questa ulteriore crisi economica e finanziaria. Il governo è troppo lento nel prendere le giuste decisioni per correre in aiuto alle aziende per combattere la crisi serve unità d’intenti e rapidità. Istituzioni e politica spero diano il meglio delle loro possibilità per contrastare questa crisi, così eccezionale e non prevedibile. Dobbiamo combattere problemi nuovi, non solo noi ma il mondo intero”.

 

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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