Jackpot dell’anima: il libro di Roberto Salerni

“Il dolore della dipendenza scritto dall’interno e, mentre il giocatore è in attività, la consapevolezza di sentirsi “invincibile” non per le vittorie ma per le numerose sconfitte, sempre pronto a rialzarsi. La scoperta che la malattia del gioco è essenzialmente la malattia dell’anima, dove per giungere alla risoluzione e alla salvezza, oltre al percorso di terapia psico-terapeutico (importante e fondamentale), occorre un percorso all’interno, in profondità, sulle motivazioni personali. Utile a riempire il vuoto dell’esistenza, il Jackpot dell’anima, perchè rispetto a quello materiale è invece un premio per chi rinasce una seconda volta, dal punto di vista spirituale. Un dono da chi ‘subisce’ l’azione di Dio nel cuore. Non una gioia qualsiasi, non una felicità di questo mondo ma molto più, perchè non dipende dalle cose materiali”.
Così la rilfessione di Roberto Salerni, medico di professione, sul suo libro“Jackpot dell’Anima”, edito dalla casa editrice “IlViandante”.

Il romanzo, con un linguaggio semplice ma efficace, tratta tempi complessi e spinosi. Il tema centrale è il gioco d’azzardo, con una condanna specifica e particolare del gioco online, molto più pericoloso di quello fruibile nei locali specializzati, in quanto praticabile in ogni momento e in ogni luogo; si gioca senza freni inibitori, in isolamento, utilizzando “moneta virtuale”, una modalità ancora più drammatica, in quanto non permette di percepire immediatamente la portata delle perdite. Il gioco d’azzardo, per il protagonista del romanzo, diventa ben presto una vera e propria malattia, che contagia inevitabilmente anche la sua famiglia e i suoi affetti. All’inizio la sofferenza viscerale, definita dall’autore – sulla base della propria esperienza personale – “dolore inutile” viene raccontata dall’interno, con descrizioni minuziose e niente affatto scontate delle sedute di gioco e messa a disposizione del lettore che vi partecipa con inevitabile condivisione.

Ma un giocatore, per definizione, è predisposto alla novità. Ed è così, per effetto di un percorso complesso ma irredimibile, che il protagonista trova la sua occasione di riscatto. A un certo punto vede la malattia del gioco con occhi diversi, ne scopre il tratto più colpito e coinvolto, cioè l’Anima. La rinascita giunge inaspettata per mezzo di un incontro. Con un frate, con Dio, ma essenzialmente con se stesso. I prodigi tutti interiori che ne derivano vengono vissuti come doni più grandi di qualsiasi vincita materiale, carezze al cuore da chi si lascia trovare da Dio, grazie alle quali tutto diventa più chiaro e possibile.

La forza di questo romanzo sta nella conoscenza seria della materia in questione (azzardopatia) e nel trattare in maniera totalmente innovativa una problematica già affrontata da altri, ma mai compresa sino in fondo. È il punto di vista che è diverso: in “Jackpot dell’anima”, infatti, esso è posto nel intimo più nascosto del giocatore e viene presentato al lettore per mezzo della sincera voglia dell’autore di condividere un’esperienza dolorosa ed esaltante al tempo stesso.

 La sinossi del libro

 Filippo è un medico brillante e affermato, con una famiglia unita e una solida posizione economica. Ma il destino, che fino a un certo punto gli ha elargito successo, salute e denaro, ha in serbo per lui un’amara sorpresa. In poco tempo, e quasi senza accorgersene, Filippo si ritrova infatti vittima del vizio del gioco on-line, che lo risucchia in un vortice di dipendenza e disperazione. Filippo si dibatte e cerca di resistere, ben consapevole che la strada sulla quale si è incamminato lo porterà verso la dissoluzione di tutto ciò che è stato e ha costruito nella sua esistenza; ogni strategia messa in campo, tuttavia, sembra destinata a fallire di fronte all’irresistibile richiamo del tappeto verde virtuale del poker o della roulette.

Nulla riesce a tenerlo lontano dal gioco: né i sensi di colpa nei confronti della sua famiglia, né il peso sempre crescente dei debiti, né la perdita della reputazione e dell’autostima. Come posseduto da un’entità oscura e invincibile, Filippo continua imperterrito a frequentare il locale gestito dal suo amico Bruno, perso negli schermi di seducenti slot-machines che sembrano essere state programmate per irretirlo prima, e distruggerlo poi.

Ed è lì, in quel locale, che comincia ad annotare i suoi pensieri tormentosi sul retro dei fogli per le scommesse: rabbia, frustrazione e sconforto restano così impressi nelle poche righe frettolose che, dopo ogni rovinosa perdita, Filippo scrive d’impulso, prima di tornarsene a casa sconfitto e infelice. A sua insaputa, gli altri giocatori se ne impossessano e li leggono tutti insieme con assorta partecipazione, ognuno immerso nelle proprie cupe riflessioni.

Solo l’incontro con un giovane religioso, che si materializza misteriosamente in quel locale fumoso e tentatore, e altrettanto misteriosamente un bel giorno scompare, riuscirà a dare a Filippo la chiave per aprire la porta del suo cuore. Oltre quella porta si snoda la via della Fede, l’unico strumento per poter combattere ad armi pari con il demone del gioco che si è impossessato di lui. Grazie alla fede o all’arma della preghiera, a un certo punto vede la malattia del gioco con occhi diversi, ne scopre il tratto più colpito e coinvolto, cioè l’ANIMA.

Di animo buono e generoso, Filippo non dimenticherà i suoi amici, giocatori compulsivi come lui, cercando di condividere con loro il lungo e difficile percorso che, per mezzo della Parola di Dio, lo condurrà alla salvezza.

 

 

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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