L’economia italiana procede a ritmo ridotto, condizionata da un contesto internazionale incerto e da fattori che frenano consumi ed export. È il quadro delineato dalla congiuntura flash del Centro Studi Confindustria, secondo cui il prezzo del petrolio ha interrotto la fase di calo, il dollaro debole penalizza le esportazioni e le tensioni geopolitiche, dai casi Venezuela e Groenlandia, alimentano incertezza. In questo scenario, le famiglie aumentano il risparmio precauzionale e riducono la spesa, mentre l’industria resta volatile. In positivo agiscono l’accelerazione del Pnrr, la riduzione dei tassi sovrani e la graduale risalita del credito, con gli investimenti indicati come principale sostegno al Pil.
Sul fronte energetico, a inizio 2026 si è invertito il trend al ribasso del petrolio, con un prezzo medio di 65 dollari al barile a gennaio, contro i 63 di dicembre, e un picco a 69 dollari. La risalita è collegata alle tensioni internazionali, in particolare all’attacco statunitense in Venezuela. Anche il gas naturale non mostra più segnali di discesa, attestandosi a 33 euro per megawattora, su livelli più che doppi rispetto al 2019. In parallelo, i mercati finanziari registrano tassi in lieve calo e spread più contenuti: il rendimento medio dei Btp italiani scende al 3,45%, sotto quello francese, mentre il Bund tedesco sale lievemente, determinando un restringimento dei differenziali.
La politica monetaria resta in una fase di attesa. L’inflazione è moderata, con valori all’1,9% nell’Eurozona e all’1,2% in Italia, e la Bce è attesa mantenere i tassi fermi al 2%. Anche la Fed è orientata a una pausa dopo i recenti tagli, con ulteriori riduzioni rinviate alla seconda metà del 2026. Il dollaro rimane fortemente svalutato sull’euro, attestandosi intorno a 1,17, con un deprezzamento del 13% su base annua.
Gli investimenti mostrano segnali di espansione, sostenuti dal Pnrr e dal leasing per beni strumentali e costruzioni, mentre il credito bancario torna a crescere, pur con costi ancora elevati per le imprese. I consumi restano invece frenati dall’aumento della propensione al risparmio, salita all’11,4%, che limita la crescita della spesa delle famiglie. Nel complesso, l’Eurozona evidenzia una crescita debole, gli Stati Uniti mostrano una dinamica migliore delle attese e la Cina ha centrato l’obiettivo di crescita del 5%, sostenuta soprattutto dall’export, in un quadro globale che resta segnato da incertezza e volatilità.
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