Uno snocciolare di dati parziali, utili per la propaganda, infarcite di dichiarazioni fantasiose del Presidente della GR e del suo Capo Dipartimento.

       

di Franco Leone, ex Segretario Regionale CGIL Abruzzo

 

   La fotografia di Banca d’Italia conferma che, non solo l’Abruzzo non ha basi industriali solide, ma che cresce meno dell’Italia (+0,4% contro +0,9%). Altro che “l’Abruzzo vola”, come afferma il Presidente Marsilio, sostenuto dal suo Capo di Dipartimento. Non poteva mancare l’aggravante di  stipendi reali più bassi del 2008 (-11,7%), mentre perdono potere d’acquisto,  più del doppio i cittadini abruzzesi, rispetto ad altre citta Italiane, come  Milano e Roma. Anche il fiore all’occhiello dei “512mila” occupati, sono il risultato di un’occupazione cresciuta solo dell’1,2%. La conclusione diretta è la seguente: una regione che ha un tessuto produttivo che non genera salari, produttività e innovazione. Ma tutto questo mentre leggiamo che circola, da parte dell’Assessore Magnacca, una proposta di una legge quadro sull’export basata su marketing e promozione. Senza “avvertire” la incompatibilità del contesto con una idea simile, visto che la stessa crescita dell’export abruzzese è un’anomalia settoriale, non un trend economico. È la stessa Banca d’Italia ha confermare che appartiene ad un farmaceutico in forte espansione (Aquila +5,6% solo nel 2023, +22% nel 2025–26), seguita da un agroalimentare con numeri moderati (+6,9%), mentre tutto il resto stagnante o in calo. Quindi niente “onda” export, ma un  picco farmaceutico. È  Bankitalia ha dirlo, indirettamente, che la crescita è settoriale, non sistemica, aggiungendo che la nostra ormai è una economia che consuma, ma non produce ed infatti numeri come il  +21,5% di crescita di ristorazione e ricreazione rappresenta un indicatore di consumo, non di produzione.  L’Abruzzo cresce dove si spende, non dove si produce.  Non c’è una base industriale e nella comunicazione non traspare una riflessione una voglia di puntare su una nuova politica industriale. Se a parlare fosse la sola esperienza di un sindacalista potrebbe dire che l’attuale dinamica salariale è la prova definitiva della debolezza industriale, però si sostituisce una BankItalia,  e non un passante, che scrive  cosa è accaduto tra il 2008 e il 2023, dove la crescita dei salari nominali è stata +19,2% , mentre quella dei salari reali –11,7% . Una dinamica che  è risultato di questa produttività stagnante, trascinata da imprese poco innovative, che si rivolgono ai finanziamenti ZES, per risparmiare e tirare avanti, rifuggendo dai Fondi Comunitari, troppo interessati alla crescita del benessere territoriale e dei salari, e magari troppo innovativi e bisognose  di sistemi e  filiere  forti, con a capo imprenditori propensi all’uso dei capitali, per sostenere il salto tecnologico. Tra l’altro, oltre questi numeri, ci sono le risorse PNRR, i cui effetti purtroppo Bankitalia non ancora analizza, ma si manifesta l’impressione queste risorse non abbiano avuto grande effetto sulla struttura economica, neanche per la qualificazione di un territorio che non genera più valore aggiunto. Guardare per credere: l’indice di Competitività della regione Abruzzo scende sempre più giù,  mentre la innovazione è sotto la media europea.  Un  PNRR che sta producendo spesa, non sviluppo, mentre la Regione lo governa solo come  un adempimento amministrativo.                        Per Marsilio e soci: “L’Abruzzo vola”; “L’export è record”; “Serve una legge quadro per cavalcare l’onda” , anche se queste dichiarazioni, in conclusione non coincidono con la lettura dei dati di Bankitalia , che vede una decrescita sotto la media, salari reali in caduta, della innovazione abbiamo detto ed un export concentrato in un solo settore, mentre le filiere, più forti e meno forti, sono  in crisi (automotive, meccanica, gomma-plastica). La conclusione politica è che l’Abruzzo non sta convergendo verso l’Europa ce lo dice il  documento Banca d’Italia, che letto insieme ai dati export, porta a una conclusione netta: L’Abruzzo sta restando indietro, incapace di risolvere i suoi problemi strutturali.  La GR dovrebbe leggere questa analisi di Bankitalia e farne tesoro, buttando via i fogli pieni di propaganda del suo Presidente compresa quella del suo capo Dipartimento. Servono buone letture e comprensione dei dati reali.

 

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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