Il fluire del tempo e le memorie

di Achille Lucio Gaspari

Prima era il Caos e il tempo non esisteva, poi venne Cronos che mangiava i suoi figli. E’ impressionante come la mitologia greca si avvicini alla descrizione del Big Bang che quasi quattordici miliardi di anni fa ha dato origine al nostro universo.  Da qualche istante dopo, il tempo ha cominciato a scorrere e come Cronos mangia i suoi figli, allo stesso modo il fluire del tempo corrompe i suoi figli e poi li mangia. Anche le stelle nascono, vivono, e poi muoiono per dare origine a nuove stelle. Nulla sfugge a questa regola nella profondità immensa dello spazio e su questa terra.  L’energia primordiale ha dato ordine ad un plasma indistinto iniziando a formare atomi e molecole. Ma per conservare l’ordine bisogna spendere energia. In un sistema chiuso l’entropia aumenta che è come dire che un muro senza manutenzione si sgretola, un fiore appassisce e un corpo invecchia.

Sulla vecchiaia gli antichi avevano una idea precisa. Per Cicerone “senectus sive morbum est”: la vecchiaia è di per se stessa una malattia; per il poeta lirico Mimnermo non c’è ragione di vivere trascorsa la gioventù e per Giovenale sperare di vivere a lungo è un desiderio errato perché se tutto il resto va bene ci condanna a sopportare il dolore della perdita di parenti e amici.  Ma in realtà il nostro più grande desiderio è vivere nel ricordo. Ovidio lo dice al termine del suo meraviglioso libro Le metamorfosi scrive” ho innalzato un monumento che il corrodere del tempo non potrà abbattere e se sono vere le previsioni di un poeta, fino a che il mio libro sarà letto io vivrò” Anche chi non è un poeta o un grande personaggio ha nel cuore questo desiderio.

Come mai queste riflessioni?  Perché del tutto recentemente ho perso una compagna di liceo e una grande amica. Per il suo fascino, per la sua simpatia, per la sua figura d’atleta era ammirata e benvoluta da tutti in quel prestigioso liceo romano che è il Terenzio Mamiani. Mille ricordi mi legano a lei ma se devo scegliere ne evoco uno: una gita scolastica in Sicilia, la salita per il viottolo che porta al teatro greco di Taormina in un luminoso pomeriggio di maggio. E due ragazzi che camminano uno vicino all’altro “Guarda che bel tramonto Lucio, il sole scende sul mare”. E” un tramonto Sandra ma è anche l’alba della nostra vita “Lei sorridendo guardava lontano , verso l’azzurro, mentre le rose che si arrampicavano sul muricciolo spandevano un profumo inebriante.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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